SocGen-Unicredit, sarà Generali il boccone più prelibato?

L'ipotesi di fusione tra i due colossi bancari produrrà effetti anche sul 3° gruppo assicurativo al mondo. Uno dei gioielli del capitalismo italico

Di Mauro Meggiolaro

Il piano di fusione tra Unicredit e Société Générale, di cui ha parlato domenica 3 giugno il Financial Times, potrebbe avere effetti ben più estesi sul sistema finanziario italiano ed europeo rispetto alla mera aggregazione tra due gruppi bancari.

Chi controlla Unicredit, governa Generali

Unicredit è infatti il principale azionista (con l’8,42%) all’interno del patto che regge Mediobanca. E quest’ultima, a sua volta, è il principale azionista (con il 12,95%) di Generali. Ovvero: il terzo gruppo assicurativo al mondo e uno dei pochi veri gioielli della finanza italiana.

In sostanza, oggi chi controlla Unicredit è in grado di condizionare in modo significativo il sistema di governo di Generali. Come? Attraverso una catena di trasmissione del potere (sulla base di partecipazioni di minoranza) che è figlia delle intuizioni di Enrico Cuccia, grande architetto di Mediobanca e del famoso “salotto buono”.

Distribuzione azioni Generali – FONTE: borsaitaliana

Donnet-Mustier, solida amicizia

Così, se i francesi di SocGen dovessero entrare in Unicredit, la direzione di Generali potrebbe diventare ancora più transalpina di quanto lo sia già oggi. Sono francesi, infatti, sia l’amministratore delegato del gruppo assicurativo di Trieste, Philippe Donnet (ex Axa) sia quello di Unicredit, Jean-Pierre Mustier (ex Société Générale). Uniti da una solida amicizia, oltre che dalla passione per la caccia.

«Mustier e Donnet sono certamente allineati, alla fine hanno lo stesso DNA», ha dichiarato a Valori una fonte vicina alle due società. «Nelle discussioni sul futuro di Mediobanca e Generali, Mustier, nei confronti di Donnet, è l’azionista forte che protegge il manager debole».

Gli attuali amministratori delegati di Unicredit, Jean-Pierre Mustier e di Generali, Philippe Donnet

A metà tra i due, come si è visto, c’è Mediobanca e, in particolare, il suo secondo principale azionista (con il 7,86%, tramite Financière Du Perguet). Guarda caso un altro francese: il bretone Vincent Bolloré, patron della società di telecomunicazioni Vivendi, che ha fortemente voluto Donnet alla guida del leone di Trieste. «Bolloré è un battitore libero e, a differenza di Mustier e Donnet, non è vicino all’establishment francese», continua la fonte. «È imprevedibile e molto opportunista. Sta giocando su molti tavoli in Italia: Tim, Mediaset, Mediobanca/Generali. È probabile che negozi la sua uscita di scena, vendendo alcune partecipazioni. Sicuramente, Generali sarà l’ultimo asset che mollerà».

Da Gentiloni un dossier per Conte

Di una scalata francese a Generali, da parte del gruppo assicurativo Axa o della stessa SocGen, si è parlato spesso negli ultimi anni. Alla fine, però, tutti sono pronti a scommettere che il governo italiano si metterebbe di traverso. Lo stesso governo Gentiloni avrebbe avuto pronto un dossier per la difesa di Generali da eventuali acquisizioni da parte di investitori esteri.

In ogni caso, una cosa appare essere chiara: se la catena di controllo Unicredit-Mediobanca-Generali non sarà smontata in tempo, come prevede un piano noto e discusso da mesi, la fusione tra Société Générale e Unicredit potrebbe portare il gruppo triestino tra le braccia dei francesi. In un modo subdolo e prima che qualsiasi esecutivo riesca a porvi rimedio.

Sociètè Generale: azionariato al 31.12.2017 – FONTE: SocGen

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