Soldati statunitensi contro la guerra in Iran: aumentano le obiezioni di coscienza

La guerra in Iran è la meno popolare della storia recente degli Stati Uniti. Centinaia di soldati chiedono l'obiezione di coscienza. I dati

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A differenza del passato, il conflitto in Iran sta raccogliendo scarso supporto da parte della popolazione americana e degli stessi soldati. Diversi sondaggi realizzati nelle prime settimane del conflitto, scoppiato a fine febbraio, hanno rilevato che la maggior parte degli statunitensi si oppone agli attacchi contro l’Iran. Il sondaggio di Reuters/Ipsos riporta che solo il 27 per cento degli intervistati sostiene l’operazione militare. Il sostegno sale al 50 per cento secondo i dati raccolti dall’emittente Fox News.

Nonostante la differenza nei numeri, anche il livello più alto di sostegno alla guerra in Iran risulta inferiore a quello registrato all’inizio dei precedenti conflitti, comprese la guerra di Corea e quella in Iraq. Come ricorda il New York Times, l’invio di truppe in Afghanistan da parte del presidente George W. Bush era stato accolto con favore dal 92 per cento degli americani. Anche il conflitto in Iraq era sostenuto dal 76 per cento della popolazione, secondo un sondaggio condotto il giorno dopo l’inizio del conflitto.

I primi giorni sono solitamente quelli in cui la decisione di entrare in guerra riceve il suo massimo sostegno grazie al cosiddetto “effetto di solidarietà nazionale”. Anche chi non sostiene l’amministrazione del momento si ritrova a vedere con favore il conflitto in nome di uno spirito nazionale che travalica le appartenenze partitiche. Il consenso diminuisce all’aumentare delle morti tra i soldati ed è tendenzialmente bipartisan.

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Ma nel caso della guerra contro l’Iran, a colpire è anche il sentimento di opposizione che si sta diffondendo tra i soldati. A rivelarlo è il Center on Conscience & War, un’organizzazione no-profit che fornisce assistenza agli obiettori di coscienza. «Abbiamo ricevuto centinaia di chiamate da militari e dalle loro famiglie. Nelle ultime due settimane abbiamo aperto più casi di obiezione di coscienza di quanti ne gestiamo in un anno intero», ha spiegato a Valori.it il presidente della Ong, Mike Prysner.

«I soldati che ci contattano vedono questa guerra come uno sforzo bellico fatto esclusivamente in favore di Israele e non per gli interessi degli Stati Uniti». Ma a motivare il personale militare è anche una questione morale. «In misura maggiore, vediamo che dietro questa scelta c’è il disgusto per le modalità con cui viene condotta e per la perdita di vite civili. Il filo conduttore, tuttavia, resta l’erosione della fiducia in chi governa». 

Le truppe, spiega Pryser, «hanno prima assistito a due anni di guerra a Gaza, sostenuta dagli Stati Uniti, poi al dispiegamento di soldati al confine e a protezione degli agenti dell’agenzia per l’immigrazione (Ice) da parte di Trump, mentre questi ultimi uccidevano cittadini americani. Poi allo scandalo Epstein. E ora a una guerra che i principali funzionari dell’amministrazione Trump avevano detto per anni che sarebbe stata un disastro portare avanti».

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Secondo l’attivista, il modo in cui l’amministrazione Trump parla della guerra non ispira fiducia tra i soldati. E anzi, molti militari considerano il presidente e gli altri rappresentanti del potere americano «ridicoli». A ciò si aggiunge anche un aumento di veri e propri casi di crisi di coscienza, quindi di persone che decidono di abbandonare la carriera militare. Secondo la legge americana, chi si è arruolato può ottenere il congedo dall’esercito se dimostra di opporsi, per motivi di coscienza, alla partecipazione alla guerra e che le sue convinzioni sono cambiate rispetto al momento dell’arruolamento. 

A rivolgersi alla Ong, però, sono anche coloro che cercano informazioni su come evitare di essere arruolati in caso di coscrizione obbligatoria. In un’intervista a Fox News, la portavoce della Casa Bianca non ha escluso il ripristino della leva obbligatoria. Questa informazione, unita all’incertezza sui tempi del conflitto e sull’invio di truppe sul terreno, stanno accrescendo la preoccupazione tra i civili. 

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