Tassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»
Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in Francia
La tassazione dei grandi patrimoni divide perché riguarda una scelta politica fondamentale: chi deve finanziare il welfare e la transizione, e chi oggi ne è in larga parte escluso. Patrimoniali e tasse di successione mettono in discussione rendite e privilegi consolidati.
Guardare a come funzionano in Europa e ai loro effetti sulle disuguaglianze serve a una cosa sola: riportare la ricchezza dentro un patto sociale che renda la società più giusta, solidale e democratica.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Tassare i grandi patrimoni: una proposta politica necessaria
Tassare i grandi patrimoni non è uno slogan: serve una proposta chiara e condivisa per ridurre le disuguaglianze e ricostruire il patto sociale - Tassare la ricchezza: come funziona la patrimoniale (e perché divide)
Cos’è la tassa patrimoniale, come funziona e perché divide: principi, criticità e applicazioni concrete in Europa per tassare la ricchezza - Tassare le eredità: quanto (e come) si paga in Europa
Dalle franchigie italiane alle aliquote francesi: come funzionano le tasse di successione in Europa e perché sono una leva contro le disuguaglianze - Tassare i grandi patrimoni: le ricette di Oxfam contro le disuguaglianze
Il nuovo report di Oxfam mostra come le disuguaglianze estreme minacciano la democrazia e perché tassare i grandi patrimoni è una scelta politica necessaria - Tassare i ricchi conviene: perché la giustizia sociale paga tutti
Un estratto dal libro di Riccardo Staglianò che spiega perché tassare i ricchi non è ideologia, ma una scelta razionale di giustizia sociale - Tassare gli ultra-ricchi: «Non siamo mai stati così ben attrezzati»
Intervista a Giulia Varaschin, dell’EU Tax Observatory, che assieme all’economista Gabriel Zucman ha elaborato la proposta di una tassa patrimoniale in Francia
Tassare gli ultra-ricchi è prima di tutto una questione di buon senso. Perché consente di diminuire le disuguaglianze, aumentare il grado di equità fiscale, garantire agli Stati maggiori introiti e, non da ultimo, gettare un seme per cambiare paradigma, nell’ottica di costruire una società più “giusta”. E le argomentazioni di chi si batte contro le tasse patrimoniali sui cittadini più abbienti sono spesso deboli e ideologiche.
A spiegarlo è Giulia Varaschin, senior policy advisor dell’EU Tax Observatory diretto dall’economista francese Gabriel Zucman, con il quale ha lavorato all’elaborazione della proposta di tassa respinta di recente dal Parlamento transalpino.
In che modo sono tassati oggi gli ultra-ricchi in Europa?
Può apparire paradossale, ma in linea generale i cittadini più abbienti in Europa sono tassati nettamente meno della media del resto della popolazione. Le nostre ricerche lo indicano chiaramente. Ciò accade per una serie di motivazioni, ma principalmente perché i patrimoni, quando superano determinati livelli, sono facilmente “manipolabili”. L’ottimizzazione fiscale è di fatto molto semplice: si può fare ricorso alle holding, come accade spesso in Francia, si può puntare sull’acquisizione di partecipazioni, sui dividendi. La realtà è che esistono innumerevoli maniere per far sì che il proprio imponibile sia molto basso. Mantenendo però al contempo un’enorme disponibilità di denaro.
In che modo è stata concepita la vostra proposta, che è stata ribattezzata “tassa Zucman”, per cercare di ovviare a queste sorture?
Siamo partiti da ciò che accadeva in passato. In Europa, almeno una decina di Paesi aveva delle tasse patrimoniali, fino agli anni Novanta. Poi sono state via via abolite e oggi sono diventate rare: sopravvivono pochi casi come quelli di Spagna, Svizzera e Norvegia. La ragione principale per cui sono state eliminate nel corso del tempo è che ci si era resi conto del fatto che il gettito era relativamente basso. Ma l’impatto era tale proprio perché gli ultra-ricchi, per come erano strutturate le regole, riuscivano facilmente ad aggirarle, almeno in gran parte.
Perciò cosa avete immaginato?
La proposta francese ha cercato di basarsi su quelle esperienze non proprio rosee, individuando le criticità. Abbiamo pubblicato a tale proposito uno studio che analizza le vecchie tasse patrimoniali, proprio al fine di trarne insegnamenti utili. Ci siamo così resi conto che lo strumento in assoluto più efficace è quello della minimum tax. Non perciò una “patrimoniale al 2%” tout court, bensì un minimo al di sotto del quale non si può in alcun modo scendere. A ciò si è aggiunta una soglia molto alta per l’applicazione: la tassa si applica perciò davvero sui grandissimi patrimoni, evitando le comuni critiche legate alla creazione di problemi di liquidità per le imprese. In compenso, però, senza deroghe né eccezioni si evita il rischio di ottimizzazione fiscale. L’idea è, appunto, di far sì che, su quei patrimoni, meno del 2% sia tecnicamente impossibile pagare.
In passato, dunque, al di là delle ottimizzazioni c’erano esenzioni già previste dalle stesse tasse patrimoniali?
Esattamente, erano previste moltissime eccezioni, ad esempio per quanto riguarda i beni professionali. Gli ultra-ricchi, di fatto, potevano escludere porzioni enormi dei loro patrimoni.
Cosa rispondete a chi eccepisce che in questo modo gli ultra-ricchi scapperanno e andranno a vivere in Paesi nei quali non ci sono tasse patrimoniali?
Esistono numerosi studi che indicano che in realtà sono molto poche le persone che decidono di “fuggire” di fronte a questo tipo di tassazioni. E a partire sono soprattutto i detentori di patrimoni importanti ma non giganteschi. Per cui l’impatto economico è trascurabile. Ma in ogni caso all’argomentazione si può facilmente rispondere spiegando che è possibile imporre ad esempio delle “exit tax” per chi decide di andare a risiedere altrove. Oppure si può imporre l’imposizione fiscale per un certo numero di anni anche dopo la partenza. Gli Stati Uniti lo fanno a vita, basandosi sulla nazionalità.
In generale, ritene più utile una tassa patrimoniale o, ad esempio, può essere sufficiente agire sulle eredità per redistribuire la ricchezza?
Ci sono varie ragioni per agire sul patrimonio. In generale le tasse di successione sono una tantum e non riflettono necessariamente l’accumulo della ricchezza né la capacità di spesa di cui si è goduto nella vita. Inoltre, quando parliamo di ultra-ricchi che sono tassati molto meno del resto della popolazione, è bene precisare che ciò è vero anche considerando le tasse di successione.
Torniamo insomma al problema dell’ottimizzazione fiscale…
È la ragione per la quale abbiamo optato per una minimum tax nella nostra proposta. È l’opzione più efficace: si deve dimostrare di aver pagato il 2%. Altrimenti, se si riesce a dimostrare, poniamo, soltanto l’1,2%, si deve versare il restante 0,8%. E non si può sfuggire.
Molti detrattori delle tasse patrimoniali sottolineano che è complicato comprendere quale sia la base imponibile, poiché ad esempio il valore degli asset finanziari fluttua. È un problema reale?
In realtà quando si parla di ultra-ricchi la maggior parte della ricchezza è costituita da partecipazioni in aziende. Si tratta di dati pubblici, facilmente reperibili sui mercati. Paradossalmente i beni immobiliari, ad esempio, possono essere più difficili da mappare. Per quanto riguarda poi le fluttuazioni, anche i valori delle case o dei terreni cambiano, non è quello il punto. In ogni caso, la proposta avanzata in Francia prevede una media ponderata dei valori negli ultimi 30 giorni.
E la “ricostruzione” degli asset finanziari non può comportare difficoltà?
Un’amministrazione fiscale è in grado di organizzarsi. Detto ciò, sebbene ci siano alcuni progressi da fare, va detto che le regole imposte dal Common Reporting Standard tra enti finanziari hanno permesso di fare enormi passi avanti. Non un sistema perfetto, perché non è coperta la totalità degli asset, ma è migliorata decisamente la trasparenza. Possiamo affermare di non essere mai stati attrezzati così bene per imporre delle tasse patrimoniali in modo efficace.
Uno degli obiettivi è ridurre le disuguaglianze: per farlo serve anche un cambiamento culturale?
È evidente che quando si hanno ultra-ricchi che potrebbero contribuire alle finanze pubbliche in modo enorme, ma pagano in realtà meno degli altri, c’è un problema oggettivo. E certamente anche culturale, nel senso di contribuzione di tutti alla cosa pubblica. Per questo la nostra proposta è anche un cambiamento di paradigma, un modello diverso, in cui si paga davvero in ragione della propria capacità. È un modo per dire ai più abbienti che devono, per lo meno, allinearsi agli altri cittadini. Non si chiede neppure loro di pagare di più. In questo senso, la proposta Zucman è persino modesta.
Eppure non è stata approvata…
Su questo tema c’è un grande divario tra l’opinione pubblica e il mondo politico. Ci sono sondaggi che indicano che in Francia l’85% della popolazione è favorevole, e trasversalmente ai partiti. È un tema che unifica moltissimo.
Come avete preso il “no” del Parlamento francese?
Con la consapevolezza che è normale che ci voglia del tempo. Sono idee nuove, non sedimentate. Se si guarda al passato, quando si cominciò a parlare di introdurre una progressività nella tassazione, ci vollero anni affinché delle normative fossero approvate. E le argomentazioni erano simili: si puniscono i “più bravi”, li si faranno scappare… Oggi invece il fatto che occorra una progressività è dato abbastanza per scontato.
Il problema culturale è anche legato al “sistema”, nel senso di un modello economico che punta di fatto all’egoismo, all’accaparramento di più ricchezza possibile?
La questione della tassa patrimoniale certamente investe anche il tema più generale del sistema economico mondiale. Queste proposte rappresentano un punto di partenza per riformare il modello per renderlo più giusto, per avere una globalizzazione che non porti disuguaglianze, arricchimento smisurato, in alcuni casi perfino al prezzo di non rispettare i diritti umani o la tutela dell’ambiente. Oggi alcuni fallimenti del sistema stanno però diventando evidenti, ed è per questo che si comincia a parlarne.
Nessun commento finora.