Il bisogno di energia alimenta i fondi per la transizione energetica
Per la prima volta gli investimenti nella transizione energetica in Europa superano quelli nell'intelligenza artificiale
Forse è la volta buona. Dopo anni di difficoltà i fondi per la transizione energetica sembrano tornati a crescere e offrire buoni rendimenti a investitori e azionisti. Come riporta la società di ricerca e analisi dati finanziari Morningstar, dopo aver visto fuggire quasi 30 miliardi di euro negli ultimi due anni, i fondi per la transizione energetica con sede in Europa nei primi sei mesi dell’anno hanno raccolto circa 7 miliardi di euro di capitali.
Una crescita dovuta soprattutto allo spostamento verso l’elettrificazione, causato dai due grandi conflitti energetici in corso — Ucraina e Hormuz — e dallo sviluppo tecnologico. E così per la prima volta la transizione energetica è il settore su cui si sono concentrati i maggior investimenti finanziari in Europa, davanti anche all’intelligenza artificiale. «I data center hanno fatto esplodere la domanda di elettricità e le esigenze di investimento nelle reti», spiega infatti il responsabile dei fondi azionari di Morningstar Mathieu Caquineau. «Con lo sviluppo dei data center la transizione energetica diventa anche una questione di sovranità e sicurezza dell’approvvigionamento, al di là della mera argomentazione legata al clima».
A questa spinta verso l’elettrificazione si collegano i programmi per le infrastrutture energetiche annunciati da Bruxelles il mese scorso. Un processo già in atto in alcuni Paesi, come la Spagna. O promesso da altri, come la Francia. (O addirittura nemmeno preso in considerazione, come l’Italia, ma questo è un altro discorso). Non a caso l’Agenzia internazionale dell’energia prevede un aumento annuo del 15% degli investimenti nell’elettrificazione. Una spinta che dovrebbe dare nuovi impulsi ai fondi per la transizione energetica. Anche perché lo sviluppo tecnologico, sempre più energivoro, ha bisogno di più elettricità.
I fondi per la transizione energetica puntano su cavi e chip
I fondi per la transizione energetica si sono quasi sempre focalizzati su eolico e solare. Ma la svolta nella rendita è arrivata quando hanno riempito i portafogli con i settori più vantaggiosi dei processi di elettrificazione: cavi, apparecchiature di rete, sistemi di raffreddamento e semiconduttori. «I chip elettronici si sono guadagnati un posto decisivo in questi fondi. Sono essenziali per i veicoli elettrici, lo stoccaggio e l’efficienza della rete», sottolinea Hervé Thiard, Ceo di Pictet Am, a Les Echos.
Per fortuna la crescita dei fondi per la transizione energetica non è dovuta solo al forte rialzo dei titoli in portafoglio che riguardano i settori dei cavi, semiconduttori, chip e così via. Come spiega Morningstar, al mercato piace l’elettrificazione in generale, ma quella verde in particolare. Non a caso nel 2025 le migliori performance sono arrivate proprio dai titoli delle energie alternative. La crescita dei fondi deriva quindi da una rinnovata domanda di energia e da un processo globale di elettrificazione, ma anche dalla consapevolezza che l’energia pulita può essere più redditizia.




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