L’ultima truffa dei club ai tifosi: gli sponsor di criptovalute e trading
Molte aziende di criptovalute e trading non rispettano i regolamenti europei. E in Italia sette club hanno accordi con questo tipo di sponsor
Oltre un terzo delle squadre dei cinque principali campionati europei in questa stagione ha in corso accordi commerciali con società di criptovalute o trading. La Premier League è in testa anche in questa classifica, con il 70% dei club che ha almeno un partner di questo tipo. Mentre tra Liga, Bundesliga e Serie A, la percentuale scende intorno al 35%. E nella Ligue 1 francese resta intorno al 15%. Il problema è che molte di queste aziende, il cui nome è utilizzato come sponsor sulle magliette, sulla cartellonistica dello stadio o durante gli eventi ufficiali, non ha la licenza per operare in Europa. O ancora peggio è stata segnalata perché rischiosa per i consumatori.
«Le squadre di calcio sono viste come marchi prestigiosi e queste aziende vogliono sfruttare questa situazione. Possono raggiungere una fascia demografica che spesso ha un patrimonio discrezionale e legami preesistenti con il settore del gioco d’azzardo tradizionale», ha affermato Kieran Maguire, esperto di finanza calcistica dell’Università di Liverpool, agli autori dell’inchiesta, il collettivo di giornalisti Investigative Europe. «Gli investimenti in criptovalute, in particolare, sono un mercato altamente speculativo e rappresentano semplicemente il gioco d’azzardo con la “g” minuscola», ha concluso Maguire.
La Premier League e il caso del Manchester City
È evidente, infatti, che l’aumento vertiginoso degli accordi tra le società di calcio e queste piattaforme che vendono prodotti di investimento, tra cui criptovalute speculative, è l’ennesimo attacco dei club europei nei confronti dei propri tifosi. Questi non solo sono costretti a spendere cifre esorbitanti per i biglietti dello stadio, gli abbonamenti tv e le magliette, adesso sono letteralmente truffati dalle squadre per cui fanno il tifo. Non bastavano le agenzie di scommesse, più o meno mascherate, per stimolare ludopatia e altre dipendenze. Quelle che in Italia sono tornate possibili grazie al Governo Meloni. Oggi i club truffano i tifosi anche sui mercati delle crypto e degli investimenti.
Come detto, secondo l’inchiesta in testa a questa poco onorevole classifica c’è la Premier League. Qui spicca il caso del Manchester City. Tra i suoi partner ufficiali c’è infatti Okx, uno dei più grandi exchange di criptovalute al mondo. Il problema è che Okx non è registrata come società di criptovalute presso la Financial conduct authority del Regno Unito (equivalente della nostra Consob), e per questo il suo sito web informa i potenziali clienti che non saranno coperti dalle tutele dei consumatori in vigore. Ma non solo, all’inizio di quest’anno la società registrata alle Seychelles è stata dichiarata colpevole di violazione delle leggi antiriciclaggio statunitensi. E multata per oltre 500 milioni di dollari. Né il City né Okx hanno risposto alle richieste di commento degli autori dell’inchiesta.
In Italia sette squadre hanno accordi con società di criptovalute o trading
A seguire Italia, Spagna e Germania dove l’eventuale mancanza di autorizzazioni nazionali o europee implica che i consumatori abbiano meno possibilità di denunciare presunti illeciti. E siano quindi meno tutelati in caso di fallimento di un operatore. Mentre, al contrario, le aziende possono offrire prodotti di investimento ancora più rischiosi. In generale poi questi accordi sono sottoscritti con otto grandi operatori, che monopolizzano circa la metà del mercato. In Italia la presenza di piattaforme di criptovalute come sponsor non è certo una novità. Lo è invece il fatto che stanno entrando anche nella proprietà dei club, come nel caso delle criptovalute trumpiane nella Juventus e nella Triestina.
In questa stagione sono sette le squadre di Serie A che hanno sottoscritto accordi commerciali con piattaforme di criptovalute o trading. Per un totale di undici diverse aziende. E sono Inter, Milan, Juventus, Atalanta, Bologna, Torino e Como. Tra tutti spicca il caso dell’Inter, che nel 2024 ha firmato un accordo da 6 milioni di euro con Gate.io, una piattaforma di scambio di criptovalute che oggi è registrata regolarmente presso le autorità italiane, ma nel 2021 era stata segnalata dalla Consob per aver svolto attività non autorizzate. Come se non bastasse, l’Inter ha aggiunto quest’anno Ultima Markets come partner commerciale per l’Asia.
L’Inter e i bonus ai clienti in caso di vittorie
La piattaforma Ultima Market offre la possibilità di investire in Cfd (un tipo di investimento allo scoperto su strumenti finanziari derivati) e non è regolamentata nell’Unione Europea. Ma il suo sito web è comunque aperto in Italia, tanto che, scrivono gli autori dell’inchiesta, l’azienda offre persino vantaggi speciali ai clienti in base ai risultati dell’Inter, tra cui bonus sugli utili e garanzie di rimborso. Un portavoce dell’Inter ha dichiarato a Investigate Europe che «l’accordo si applica solo all’Asia e, all’interno dell’Asia, solo in quei territori in cui lo sponsor dispone delle autorizzazioni necessarie». Ultima Markets non ha risposto alle richieste di commento.
Ma il problema resta. Anche se non ci sono illeciti da un punto di vista giudiziario o di regolamento, i risultati dell’inchiesta sollevano diversi interrogativi. Innanzitutto su quanto i club esaminino attentamente i potenziali sponsor. E in seconda battuta su quanto oramai questi club abbiano intenzione di continuare a estrarre soldi con ogni mezzo possibile dai loro tifosi. «Se associ il tuo club a un marchio, stai suggerendo ai tifosi che ti fidi di loro», spiega infatti l’esperto di marketing sportivo Tim Crow. «Dovresti almeno essere assolutamente sicuro di aver svolto la necessaria due diligence, per fare in modo che i tuoi tifosi non abbiano da pentirsene amaramente».




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