ValoriBet, le peggiori scommesse sulla Coppa del Mondo 2026: Spagna – Arabia Saudita
Nonostante il passato della Spagna, ValoriBet premia il progetto dell’Arabia Saudita fondato su idrocarburi, finanza, armi e sfruttamento
Benvenuti su ValoriBet la piattaforma di Valori che offre consigli per le scommesse sulla Coppa del Mondo 2026. Perché se il calcio della Fifa di Gianni Infantino è un dispositivo di potere che si configura nel disprezzo dei diritti umani, allora tanto vale giocare ad armi pari. Quelle della speculazione dei mercati finanziari, che non sono altro che enormi piattaforme per scommesse. Solo che, anche in questo caso, lo facciamo a modo nostro. Quello che vi offriamo infatti sono i risultati esatti delle partite. Ma non ci basiamo su parametri calcistici, bensì sugli indicatori economici, sociali e politici dei Paesi che prendono parte al Mondiale. E peggio sono messi più punti assegniamo loro per segnare un gol. Insomma, se questo è il calcio, vinca il peggiore.
Partita come una delle favorite la Spagna non è andata oltre lo 0-0 all’esordio contro Capo Verde, diventando suo malgrado protagonista della più bella favola (per gli altri) della Coppa del Mondo 2026. La squadra di De La Fuente, campione d’Europa in carica, non vince da quattro partite mondiali (nel 2022 con Luis Enrique dopo il 7-0 iniziale alla Costa Rica ha rimediato solo pareggi e sconfitte, uscendo agli ottavi contro il Marocco). E nonostante l’immenso talento di cui dispone per la stampa spagnola si propone già come la delusione del torneo. Staremo a vedere. Di fronte un’Arabia Saudita senza grandi pretese. Alla terza partecipazione mondiale consecutiva, dopo l’1-1 con l’Uruguay l’Arabia Saudita punta a superare il girone per la seconda volta nella sua storia. Ma soprattutto punta alla Coppa del Mondo 2034. Per i vari Pedri, Gavi, Torres, Yamal, l’occasione per riscattarsi subito. O precipitare definitivamente.
Le scommesse di ValoriBet sulla Coppa del Mondo 2026: Spagna – Arabia Saudita risultato esatto 0-4
Qui, nonostante il pesantissimo passato coloniale, gli attacchi spagnoli risultano sterili. Anche perché la giovane Spagna ha dimostrato di essere una delle poche democrazie europee che ancora credono nell’equità e nella giustizia sociale. A partire dalle prese di posizione pubbliche del primo ministro Sánchez a favore della Palestina. Mentre il progetto saudita, fondato su idrocarburi, investimenti finanziari globali protetti dall’acquisto di armi e sfruttamento della manodopera migrante nella sontuosa edificazione del regno di un qualche dio, è troppo ingombrante. I sauditi così vanno subito in vantaggio. Secondo Sipri, la spesa militare saudita lo scorso anno superava gli 83 miliardi di dollari, quinta al mondo in termini assoluti, il 6,5% del Pil del regno. Quella spagnola, pur avendo superato per la prima volta il 2% del Pil, è di 40 miliardi: meno della metà.
Anche nella ripresa, mentre la Spagna decide di sospendere la vendita di armi a Israele, gli attacchi della teocrazia oscurantista saudita si fanno sempre più incisivi. Nonostante le promesse del piano Vision 2030 del principe bin Salman, l’Arabia Saudita produce ancora 650 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, con una media di 17,15 tonnellate a testa (secondo posto del torneo dopo il Qatar). La Spagna si inchina, e l’Arabia Saudita dilaga. Con il rating 4 nell’Ituc global rights index, il centoquarantottesimo posto nel Democracy index e il centosessantaduesimo nel Press freedom index per la continua sparizione di reporter e blogger attivisti, segnano il terzo gol. Mentre il quarto arriva in chiusura: rigore netto per il caso del giornalista Jamal Khashoggi assassinato e smembrato nel consolato saudita di Istanbul nel 2018.
Risultato esatto finale: Spagna – Arabia Saudita 0-4.




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