Quando le leggi guardano al futuro: debutta la Valutazione di impatto generazionale
La Valutazione di impatto generazionale diventa obbligatoria in Italia. Uno strumento per verificare che le scelte di oggi non penalizzino chi verrà domani
Il tema della giustizia intergenerazionale ha radici lontane. Nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1793, in piena Rivoluzione francese, si rivendicava il principio secondo cui «una generazione non può assoggettare alle sue leggi le generazioni future».
Sono passati secoli e i sistemi politici sono cambiati. L’azione politica e amministrativa ha progressivamente perso immaginazione verso il futuro, improntandosi sempre più alla tecnicità e all’amministrazione del presente. L’invecchiamento della popolazione nelle società occidentali ha prodotto un’attenzione crescente alle questioni di breve e medio periodo, spesso a scapito delle nuove generazioni.
La questione della sostenibilità tra generazioni torna sempre più attuale nel dibattito pubblico. In Italia lo si è visto con la modifiche dell’articolo 9 e l’articolo 41 della Costituzione. Il primo si pone l’obiettivo di tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi «anche nell’interesse delle future generazioni». Il secondo chiarisce che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in modo da recare danno all’ambiente, anche nel futuro. Una riforma, figlia della mobilitazione di associazioni e società civile, che consentirà di valutare l’incostituzionalità di norme che non tutelino ambiente ed ecosistemi. L’impatto di tale misura – culturale e giuridico – è solo all’inizio.
Lo youth check europeo: come Austria, Germania e Francia valutano l’impatto sulle nuove generazioni
A livello europeo, la giustizia intergenerazionale è stata affrontata con l’adozione dello sguardo generazionale (youth check), uno strumento che analizza preventivamente l’impatto delle politiche sui giovani. Nel gennaio 2024, dopo l’Anno auropeo della gioventù 2022, la Commissione ha formalizzato l’impegno a introdurre permanentemente lo youth check nel processo legislativo. Un approccio che si inserisce nella strategia europea Better Regulation per migliorare la qualità normativa.
Diversi Paesi europei avevano già adottato forme analoghe di sguardo generazionale, già negli anni precedenti. L’Austria è stata pioniera nel 2013 con il Jugend-Check che obbliga a valutare tutte le nuove proposte legislative sulla base del loro potenziale impatto sui cittadini under 30. La Germania ha uno strumento analogo dal 2017. In più, dal 2019 il governo federale ha adottato la strategia federale per la gioventù che valuta tutti i progetti di legge per il loro impatto sulle condizioni di vita dei giovani tra i 12 e i 27 anni. In Francia il Fondo di sperimentazione per la gioventù (Fej), istituito nel 2008, finanzia azioni innovative per i giovani sotto i 25 anni, sottoponendole a valutazione preventiva da parte di laboratori universitari e centri di ricerca.
Anche in Italia il tema degli impatti generazionali è da tempo oggetto di analisi e rapporti. La Fondazione Reis, nel proprio osservatorio sulle politiche giovanili, definisce con un apposito indice i divari generazionali per misurare la cosiddetta “altezza del muro” che i giovani devono superare per conquistare l’autonomia di vita: accesso a un’abitazione propria, un lavoro dignitoso e la possibilità di assumere responsabilmente la maternità e la paternità.
Il percorso italiano verso uno sguardo generazionale alle leggi
In Italia, il primo tentativo di introdurre una forma di “sguardo generazionale alle leggi” è arrivato dal Comitato per la valutazione dell’impatto generazionale (Covige), istituito nel luglio 2021 presso la Presidenza del Consiglio. Il lavoro del Comitato è stato raccolto nelle Linee guida per la valutazione dell’impatto generazionale delle politiche pubbliche, adottate dal Ministero delle Politiche giovanili nel giugno 2022. Le linee guida individuano come “giovani” coloro nella fascia 14-34 anni, più ampia rispetto alle esperienze europee, e forniscono elementi per valutare gli impatti generazionali.
Si distingue poi tra politiche universali – come gli interventi su infrastrutture, istruzione e sanità – e politiche con beneficiari identificabili. Queste ultime possono assumere forme diverse. Le misure generazionali sono rivolte esclusivamente ai giovani, come le borse di studio universitarie o i canali riservati nei concorsi. Le misure potenzialmente generazionali, senza avere finalità esplicitamente generazionali, raggiungono prevalentemente i giovani, come gli incentivi per startup. Al contrario, le misure potenzialmente anti-generazionali pregiudicano lo sviluppo delle nuove generazioni. Quest’ultima categoria include le misure realizzate “a debito” che trasferiscono costi sulle generazioni future, quelle finanziate con risorse originariamente destinate ai giovani, o quelle con esternalità negative sui giovani.
Le politiche vengono monitorate su quattro aree: educazione, lavoro, inclusione e benessere dei giovani. Per ciascuna area vengono definiti indicatori specifici e misurabili: dalle analisi demografiche agli impatti redistributivi, dall’accesso al lavoro alle valutazioni ambientali e climatiche, fino alla partecipazione giovanile.
In Italia la Valutazione d’impatto generazionale diventa obbligatoria
Questo lavoro d’analisi è stato alla base delle prime esperienze di valutazione singole, in particolare per il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr). Ma serviva un cambio di passo, arrivato dopo due anni di confronto istituzionale.
Il 29 ottobre 2025, infatti, la Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla semplificazione normativa che introduce l’obbligo della Valutazione d’impatto generazionale (Vig). Ogni disegno di legge del governo (esclusi i decreti legge) dovrà essere sottoposto all’esame per misurarne gli effetti ambientali e sociali ricadenti sui giovani e sulle generazioni future. La legge istituisce un Osservatorio nazionale che monitora l’applicazione della norma, definisce metodologie comuni, promuove buone pratiche e coordina le sperimentazioni territoriali.
Si tratta di un cambiamento epocale. Tuttavia, come evidenzia Spazio50, network di organizzazioni che si occupano di equità intergenerazionale, «la vera sfida sarà nell’attuazione: i decreti applicativi dovranno definire nel dettaglio le modalità operative, le risorse dedicate e i meccanismi di controllo. Senza un’implementazione seria, il rischio è che la Vig rimanga una dichiarazione di principio piuttosto che uno strumento efficace di cambiamento».
Quali città e regioni applicano già la Valutazione d’impatto generazionale su scala locale
In attesa dei decreti attuativi, a livello locale si sta già sperimentando. Anci ha pubblicato nel 2024 linee guida specifiche per l’applicazione della Valutazione d’impatto generazionale a livello comunale, fornendo strumenti pratici e metodologie adattate alle diverse dimensioni amministrative.
Come documentato dall’ASviS (Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile), diversi Comuni italiani stanno già applicando forme di sguardo generazionale alle proprie politiche. Parma è stata tra le prime città italiane a introdurre uno youth check comunale nei propri documenti di programmazione, istituendo un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni giovanili per valutare preventivamente l’impatto delle delibere comunali. Bologna ha seguito un percorso simile, integrando già da fine 2022 la valutazione generazionale nel proprio sistema di programmazione con l’introduzione di un bilancio intergenerazionale.
Anche a livello regionale ci sono esperienze significative. L’Emilia-Romagna ha avviato una sperimentazione di Valutazione d’impatto generazionale su alcune linee di finanziamento regionali. Nel corso del 2023, la Regione ha sottoposto a valutazione i Programmi regionali 2021-2027 cofinanziati dal Fondo sociale europeo (Fse+) e dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr). I risultati stanno facendo da apripista per altre regioni.
Uno strumento per dare voce ai giovani e costruire politiche sostenibili
La sperimentazione dei Comuni dimostra che è possibile dare concretezza al principio della giustizia intergenerazionale, anche partendo dal basso e dalle proprie comunità. La Valutazione d’impatto generazionale non è solo uno strumento tecnico di analisi delle politiche, ma apre anche spazi inediti di partecipazione democratica e attivismo giovanile. I giovani e le loro organizzazioni possono utilizzare questo strumento per sollecitare valutazioni, contestare scelte che li penalizzano, proporre alternative. Per far sì che le scelte di oggi non compromettano le generazioni future.




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