Plastica, finalmente un trattato per dire addio all’inquinamento

Le Nazioni Unite hanno avviato il processo per approvare un trattato contro l'inquinamento da plastica, che sarà pronto per il 2024

© Inside Creative House/iStockPhoto

L’Assemblea per l’ambiente delle Nazioni Unite, riunita nella capitale del Kenya, Nairobi, ha approvato nella giornata di mercoledì 2 marzo una mozione che prevede la creazione di un Comitato intergovernativo. Quest’ultimo sarà incaricato di elaborare, entro il 2024, un Trattato internazionale contro l’inquinamento da plastica. Si tratta di un testo che si propone di essere, almeno in parte, «giuridicamente vincolante» e che potrebbe rappresentare uno spartiacque.

Per decenni, i rifiuti di plastica non hanno fatto che aumentare in tutto il mondo. E le previsioni sono nefaste: la quantità di oggetti prodotti con tale materiale crescerà ulteriormente. Un problema gigantesco, poiché la plastica abbandonata nelle strade, nei boschi, sulle spiagge viene via via erosa. Si sbriciola in piccoli pezzi, quindi in particelle sempre più piccole, chiamate microplastiche.

La plastica entra nella catena alimentare

A quel punto, è in grado di entrare facilmente nella catena alimentare, poiché pesci e uccelli la ingeriscono. E finisce così anche sulle nostre tavole. Uno studio della Fondazione Ellen MacArthur, nel 2016, ha indicato che, alla metà del secolo, nei mari di tutto il mondo la quantità di plastica supererà quella di pesci.

Un’altra analisi spiega che ogni anno su 11 parchi nazionali dei soli Stati Uniti occidentali cadono assieme alla pioggia mille tonnellate di microplastiche.

Il mandato conferito dalle Nazioni Unite copre un ampio spettro di temi. Ciò al fine di prendere in considerazione l’intero ciclo di vita della plastica. Dalla produzione all’uso, fino alla gestione dei rifiuti, al riciclo e al riutilizzo. Il trattato si concentrerà inoltre sull’impatto climatico. I prodotti sono fabbricati in larghissima parte a partire da idrocarburi di origine fossile e, secondo l’Ocse, sono responsabili di circa il 3,5% delle emissioni mondiali di gas ad effetto serra.


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