Dalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnl
Dalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all'Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnl
Il gas naturale liquefatto viene presentato come la soluzione ponte: non più dipendenza dalla Russia, non ancora rinnovabili. Dopo il 2022, l’Europa ha costruito terminal in fretta, firmato contratti a lungo termine, aperto le porte a nuovi fornitori.
Ma la filiera del gnl – dal Bacino Permiano texano all’Artico russo, da Vaca Muerta al Mozambico, fino alle coste europee dove i rigassificatori moltiplicano le proteste – racconta un’altra storia. Quella di territori sacrificati, comunità ignorate, dipendenze sostituite con altre dipendenze. E di un combustibile fossile che, nel frattempo, continua a riscaldare il Pianeta.
Gli articoli che compongono il dossier:
- Dal Permiano alla Louisiana: dove nasce il gas naturale liquefatto statunitense
Un viaggio nella filiera del gas naturale liquefatto statunitense, tra manovre geopolitiche e territori sacrificati - Da Vaca Muerta all’Atlantico: il gas argentino di Eni e il prezzo del fracking
Il giacimento di Vaca Muerta è un eldorado del gas per l’export. Tra fracking, comunità Mapuche espropriate e il contratto ventennale di Eni - In Mozambico: il megaprogetto del gas tra crimini di guerra e banche complici
TotalEnergies rilancia il megaprogetto del gas a Cabo Delgado tra accuse di complicità in crimini di guerra e banche finanziatrici in silenzio - Nell’Artico che si scioglie: la Russia espande il suo gas naturale liquefatto
Mentre i ghiacci si ritirano, la Russia espande i suoi terminal di gnl: nuove rotte commerciali ed ecosistemi a rischio - Dalla Grecia alla Spagna: le proteste europee contro i rigassificatori di gnl
Dalla Grecia alla Spagna, dalla Germania all’Italia: comunità locali e attivisti si mobilitano contro i rigassificatori di gnl
Volos, Grecia: proteste contro il rigassificatore gnl nel golfo Pagasitikos
Nella città di Volos nel golfo Pagasitikos in Grecia, comitati cittadini e organizzazioni ambientaliste hanno organizzato proteste contro la possibile costruzione di un impianto galleggiante per rigassificare il gas naturale liquefatto. Il progetto, chiamato Argo Fsru, è stato sviluppato dalla società greca Mediterranean Gas. Prevede una nave-impianto ancorata in mare con una capacità di rigassificazione di circa 5 miliardi di metri cubi di gas annui, destinato non solo al mercato greco, ma anche ai Paesi dei Balcani e dell’Europa sud-orientale.
Per le decine di gruppi della società civile, attivisti e organizzazioni in difesa dell’ambiente che si oppongono al rigassificatore, l’iniziativa metterebbe a rischio il fragile ecosistema del golfo. Oltre a ciò, aumenterebbe il rischio di incidenti e danneggerebbe le principali economie locali, in particolare il turismo e la pesca. I comitati hanno dichiarato che continueranno a fare pressione sulle istituzioni attraverso azioni pubbliche. Ciò fino a quando la proposta non sarà ritirata o verranno fornite garanzie soddisfacenti su come saranno affrontati i rischi per l’ambiente e gli impatti sul territorio.
Dall’Italia alla Germania: le proteste europee contro i terminal gnl
Le proteste in Grecia non sono isolate. Dall’Italia alla Spagna fino alla Germania e al Belgio, negli ultimi anni attivisti, gruppi ambientalisti e comunità locali hanno contestato la costruzione o l’ampliamento dei terminal gnl. Queste reti dal “basso” denunciano gli effetti che gli impianti hanno o avranno sull’ambiente. E chiedono di rivedere le attuali politiche energetiche e di accelerare la transizione verso l’uso di fonti rinnovabili.
«Dopo l’attacco della Russia contro l’Ucraina, molti Paesi hanno aperto gli occhi su quanto fossero dipendenti dal gas russo. E hanno introdotto misure per ridurne il consumo. Dal 2022, la domanda di gas in Europa è diminuita di circa il 20 per cento. Una buona notizia, ma c’è anche un aspetto negativo. Da quel momento, sono stati costruiti su quasi tutte le coste europee terminal di importazione per il gas liquefatto, in particolare proveniente dagli Stati Uniti. La necessità era allontanarsi dal gas russo e trovare alternative via nave», dice a Valori Lisa Göldner, coordinatrice della campagna Fossil Free Future di Greenpeace.
Zeebrugge e Wilhelmshaven: quando le comunità bloccano i terminal gnl
Nell’ottobre 2025 nel porto di Zeebrugge in Belgio, una flottiglia composta da manifestanti appartenenti a diverse organizzazioni ambientaliste ha bloccato per quasi 30 ore l’ingresso del terminal di gnl. La mobilitazione con kayak e gommoni, organizzata in segno di protesta contro le importazioni di gas russo e statunitense, aveva momentaneamente impedito l’arrivo delle navi metaniere.
«Oggi diversi attori della società civile stanno esprimendo pubblicamente posizioni critiche verso queste infrastrutture. Le mobilitazioni hanno tratti in comune nei diversi Paesi. Per esempio, la denuncia delle problematiche concrete che ricadono sulle comunità locali: l’inquinamento acustico, dell’aria e dell’acqua», aggiunge Göldner. Nel porto di Wilhelmshaven in Germania, usando fondi pubblici, sono stati costruiti due terminal gnl che possono importare oltre 7,5 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto all’anno. Pari a circa l’8 per cento del fabbisogno annuo del Paese. Ora sono in corso i preparativi per la costruzione di un terzo terminal. «Per farlo verrà distrutta un’area naturale protetta che ha lo status di Natura 2000, il livello più alto di protezione della natura nell’Unione europea. Il governo sostiene che la sicurezza energetica sia più importante della protezione della natura. Molte realtà sono scese in strada in segno di protesta».
Italia e Spagna: rigassificatori contestati da Piombino a Huelva
In Italia le associazioni e i comitati che si oppongono ai rigassificatori si muovono lungo la stessa traiettoria. Da Ravenna a Piombino passando per Brindisi e Agrigento, la società civile fa rete. Denuncia le mancanze delle valutazioni di impatto ambientale e sensibilizza sui danni che gli impianti possono causare all’ecosistema marino che fa parte dell’identità culturale e lavorativa dei loro territori. A Huelva nel sud della Spagna, il rigassificatore del porto gestito da Enagás è stato oggetto di proteste di cittadini, uniti nell’organizzazione Ecologistas en Acción e supportati dal movimento Gas No Es Solución. Al centro delle contestazioni, c’è anche il ruolo dell’impianto nel mantenere la dipendenza del Paese dal gas fossile.
«In Europa i governi sostengono la tesi che serve più gas per la sicurezza energetica. Le persone stanno invece capendo che comprare gas dagli Stati Uniti o dal Qatar non è necessariamente sicuro. Basti vedere quello che sta succedendo nello stretto di Hormuz», conclude Göldner. «Cresce sempre più tra i cittadini la consapevolezza che la soluzione non arriva dai combustibili fossili».
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