Come gli Stati europei continuano a sostenere l’industria militare israeliana
Nonostante lo sterminio a Gaza, Israele mantiene il suo accesso privilegiato ai mercati europei attraverso le joint venture militari
Gli Stati europei hanno interrotto più o meno prontamente l’export militare verso Israele in risposta al genocidio portato avanti da Tel Aviv a Gaza, ma i rapporti militari-industriali non si sono mai fermati. Si moltiplicano, infatti, gli accordi tra le aziende di Europa e Israele per la stipula di joint venture militari. Ossia nuove compagnie che – tramite un accordo strategico tra due o più aziende – mettono insieme risorse, know-how e capitali per sviluppare, produrre e commercializzare sistemi d’arma.
Grazie a questo sistema, le compagnie israeliane si garantiscono un più facile accesso al mercato europeo, condividendo competenze ed esperienze “guadagnate” sul campo. I sistemi di difesa israeliani sono considerati attraenti proprio perché – a differenza di molti altri competitor – sono testati sul terreno. Lo si legge nelle brochure pubblicate dalle stesse aziende militari israeliane.
Nel pieno del riarmo, l’Europa guarda alle tecnologie militari israeliane
Quel battle-tested si riferisce a territori come Gaza, alla Cisgiordania e agli altri Paesi della regione finiti più o meno recentemente nel mirino di Israele, come Libano, Iran, Yemen e Siria. A essere colpiti dalle armi prodotte dalle industrie israeliane, però, sono spesso civili. Lo denunciano le Ong che operano in Asia occidentale o la stessa Organizzazione delle Nazioni Unite, nel caso più recente del genocidio a Gaza.
Nonostante le implicazioni etiche, per le industrie europee questa caratteristica continua a essere particolarmente attrattiva. Ancora di più in un momento storico in cui il Continente sta aumentando i fondi per il riarmo e per lo sviluppo di un settore industriale autonomo rispetto agli Stati Uniti. Da qui, la scelta dei governi europei di non mettere in discussione l’import militare israeliano – salvo i rari casi di Slovenia e Spagna – e nemmeno le collaborazioni industriali.
EuroSpike porta in Germania la produzione dei missili Spike
Alcune joint venture attive in Europa sono state create prima dell’ottobre 2023, ma l’ultima risale a marzo del 2026. Una delle più longeve è EuroSpike, un’azienda nata in Germania dalla collaborazione tra Diehl Defence, Rheinmetall Electronics e Rafael Advanced Defense Systems. Questa joint venture è specializzata nella produzione di missili Spike, usati per ingaggi a corto e lungo raggio e adottati sia a livello europeo che Nato, due mercati di grande rilevanza e a cui Israele avrebbe un accesso meno agile se la produzione non fosse stata spostata in Germania.
La presenza dell’azienda sul territorio tedesco e la partnership con un’industria tedesca riduce i costi di manutenzione e di addestramento per gli acquirenti europei. In più, facilita l’accesso alle certificazioni Nato per la controparte israeliana. A fine 2025, Berlino ha assegnato alla joint venture EuroSpike Gmb un contratto per la fornitura di missili Spike come già fatto in passato.
Le commesse milionarie delle joint venture militari tra Europa e Israele
Un’altra partnership strategica è quella siglata nel 2022 tra la tedesca Rheinmetall (attraverso la sua controllata italiana RWM Italia Spa) e l’israeliana Uvision Air Ltd. per la progettazione, produzione e commercializzazione di munizioni vaganti – dette anche droni kamikaze – della serie Hero. Le armi sono prodotte seguendo gli standard europei e Nato. L’accordo prevede anche l’integrazione di queste munizioni con i veicoli corazzati e i lanciatori di Rheinmetall. La partnership ha dato presto i suoi frutti. Il portafoglio ordini di Rheinmetall per le Hero supera i 200 milioni di euro e prevede la consegna delle loitering munitions a otto Paesi europei.
A marzo del 2026 è poi arrivata la notizia della sigla di una partnership tra il colosso franco-tedesco Knds e Elbit Systems Land per la creazione di una joint venture dedicata alla vendita del sistema di artiglieria missilistica EuroPULS. EuroPULS GmbH sarà una partnership paritetica tra le due società con sede a Kassel, in Germania e avrà come principale mercato di interesse quello europeo. Come dichiarato dal direttore generale di Elbit, la joint venture approfondisce la cooperazione industriale in Europa e nell’ambito Nato. E il valore aggiunto della sua azienda risiede proprio nella sua capacità “combat-proven”.
Ma i cittadini chiedono di sospendere l’accordo Unione europea-Israele
Intanto, mentre le compagnie militari israeliane continuano a essere sostenute dal mercato europeo e della Nato, l’Iniziativa dei cittadini europei (Cei) che chiede la sospensione totale dell’accordo di associazione Unione europea-Israele ha superato il milione di firme. La Commissione europea non è obbligata a proporre un’iniziativa legislativa: deve avviare una discussione sul tema e deve rendere note le sue decisioni. Anche senza un intervento europeo, i singoli governi nazionali potrebbero interrompere i contratti stipulati con le joint venture a partecipazione israeliana presenti in Europa e, più in generale, sospendere l’import di materiale militare di aziende israeliane.



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