Ondate di caldo, il Coordinamento FREE chiede una legge climatica e un piano nazionale
Dieci proposte per trattare il caldo estremo come rischio strutturale, non come emergenza stagionale. L'Italia è indietro rispetto alla Francia
In breve
- Il Coordinamento FREE ha presentato dieci proposte per affrontare le ondate di caldo come rischio climatico strutturale, non come emergenza stagionale.
- Le richieste vanno da una legge climatica organica a una cabina di regia nazionale, fino a programmi per alloggi, scuole e città resilienti.
- L’Italia è in ritardo sulla Francia, che pianifica l’adattamento dal 2011: manca ancora una legge che renda vincolanti obiettivi e traiettorie.
Le ondate di caldo non sono più un evento eccezionale. Sono una delle conseguenze dirette dei cambiamenti climatici e la loro frequenza continuerà ad aumentare. Ciò che è prevedibile, però, richiede pianificazione e misure di contrasto: è su questo presupposto che il Coordinamento Free ha presentato dieci proposte da attuare con urgenza.
Il punto di partenza è un ritardo strutturale. «A differenza della Francia, dove piani nazionali di adattamento si susseguono dal 2011, elaborati a seguito della canicola del 2003, e sono declinati in piani clima-energia territoriali obbligatori, l’Italia è arrivata tardi a un Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici approvato e non ha una legge climatica organica che renda giuridicamente vincolanti traiettorie e obiettivi», afferma Attilio Piattelli, presidente del Coordinamento FREE.
Il caldo estremo come rischio sistemico nazionale
La prima proposta è un atto politico che riconosca le ondate di caldo come rischio sistemico, con impatti sul diritto alla salute, all’abitare e al lavoro. In concreto, significa collegare il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici (Pnacc) e il Piano caldo alla cornice della protezione civile climatica, superando l’idea del caldo come eccezione stagionale.
Su questa base poggiano le richieste normative. Il Coordinamento chiede una legge climatica organica che recepisca il Pnacc – approvato nel 2023 – e includa un capitolo dedicato all’adattamento a caldo e siccità, con obblighi di pianificazione e rendicontazione per Stato, Regioni e Comuni. Lo stesso Pnacc, secondo la proposta, va trasformato da documento di indirizzo a strumento operativo con target misurabili: riduzione dell’eccesso di mortalità da caldo e copertura integrale del territorio con piani locali.
Dalla sanità a una governance multisettoriale
Il Piano nazionale per la prevenzione degli effetti del caldo sulla salute esiste dal 2005, ma è centrato su sanità e allerta. La quarta proposta lo vuole evolvere in un piano di gestione delle ondate di caldo che copra anche lavoro, edilizia, scuole, residenze per anziani, trasporti e servizi essenziali.
A coordinare questa architettura dovrebbe essere una cabina di regia climatico-sanitaria, collocata presso la Presidenza del Consiglio, con il mandato di superare la frammentazione tra ministero dell’Ambiente, ministero della Salute, protezione civile e livelli territoriali. L’esperienza francese, ricorda il Coordinamento, mostra che senza una governance forte le misure restano episodiche.
Giustizia climatica, alloggi e città
Diverse proposte riguardano i soggetti più esposti. Gli studi europei convergono sulla maggiore vulnerabilità di anziani, malati cronici, persone sole, lavoratori, poveri e residenti in quartieri densi e privi di verde. Il Coordinamento chiede che questi soggetti siano riconosciuti come titolari di diritti specifici in materia di protezione dal caldo, orientando gli investimenti sui territori e sugli edifici che li accolgono.
Da qui discendono un programma nazionale «alloggi freschi» per l’edilizia residenziale pubblica e sociale, con capitoli specifici per scuole, asili e ospedali, e un impianto di città resilienti fondato su verde urbano, gestione delle acque, superfici riflettenti e reti di rifugi climatici diffusi. Sul fronte del lavoro, si chiedono norme sul rischio caldo nei luoghi di lavoro – con soglie per rimodulare o sospendere le attività – e piani di continuità energetica per ospedali, residenze e trasporti.
Adattamento e decarbonizzazione insieme
L’ultima proposta lega le due facce della politica climatica. L’adattamento, sostiene il Coordinamento, deve procedere insieme alla riduzione della dipendenza dai combustibili fossili. Concretamente: una revisione critica dei nuovi progetti di generazione fossile e delle infrastrutture per il trasporto del gas, l’azzeramento progressivo dei sussidi ambientalmente dannosi e una revisione al rialzo degli obiettivi di decarbonizzazione del Pniec al 2030.




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