Le nomine di Trump blindano il negazionismo climatico “di Stato”
Il presidente americano ha nominato un noto negazionista a capo del più importante progetto di ricerca federale sul clima. Boom di critiche
In breve
- Trump ha nominato Matthew Wielicki a capo del Programma di ricerca Usa sui cambiamenti globali, che redige il National Climate Assessment.
- Wielicki è un ex geochimico senza formazione né studi peer-reviewed sul clima, noto per l’attività negazionista su podcast e la piattaforma PragerU.
- La nomina segue il licenziamento di centinaia di scienziati che aggiornavano il rapporto, consolidando quello che l’articolo definisce un “negazionismo di Stato”.
Michael Mann è uno degli scienziati del clima più autorevoli al mondo: i suoi grafici “a mazza da hockey” (hockey stick) sull’evoluzione delle temperature globali nel lunghissimo periodo sono una pietra miliare della scienza del clima e sono entrati nei report di Ipcc. «Trump sta causando danni irreversibili al mondo», ha scritto Mann di recente su X commentando la decisione del presidente statunitense di aprire le trivellazioni in habitat di specie a rischio che da cinquant’anni erano invece protetti.
Ma climaticamente parlando al peggio non c’è mai fine, con Trump. Che infatti a inizio luglio ha rafforzato ulteriormente la sua posizione di fervente negazionista della crisi climatica decidendo di affidare un importantissimo lavoro di consulenza a livello federale a un altrettanto noto negazionista.
Chi è Matthew Wielicki, il negazionista scelto da Trump
Il lavoro in questione riguarda la revisione del rapporto considerato più importante a livello federale su come i cambiamenti climatici influenzano gli Stati Uniti. Ma cominciamo dalla persona in questione, il signor Matthew M. Wielicki.
Chi è Wielicki? Ex-geochimico dell’Università dell’Alabama, spesso si è autodefinito un professore in esilio. È diventato noto al grande pubblico a stelle e strisce per la sua attività su podcast e social media. Nella quale, naturalmente, spara a zero sulla scienza e gli scienziati del clima, ricicciando i soliti mantra negazionisti: l’allarmismo sul clima è eccessivo, i cambiamenti climatici producono anche effetti positivi, e via discorrendo. Puro stile conservatore, reazionario, MAGA.
Infatti le performance online di Wielicki sono veicolate dalla piattaforma educativa non profit di area conservatrice PragerU, che sta per Prager University Foundation, sebbene non abbia alcunché di accademico. Eppure PragerU è utilizzata nelle scuole pubbliche di vari stati americani che tradizionalmente votano a destra, come Florida o Texas.
Un “signor nessuno” alla guida del National Climate Assessment
Il piccolo particolare che però mina grandemente e definitivamente ogni credibilità di Wielicki è che costui è il classico “signor nessuno” sul clima. Non ha alcuna formazione specifica sulla scienza del clima. Non ha mai pubblicato studi sul clima sottoposti a peer review. Non appartiene di certo, insomma, a quella comunità di decine di migliaia di studiosi che hanno dedicato la propria vita allo studio del clima. E sono arrivati ormai a dare per scontato – perché provato al di là di ogni ragionevole dubbio – che i cambiamenti climatici esistono e sono antropogenici. Come riconosce da tempo lo stesso Ipcc, insieme a ogni altro organismo competente in materia. Ma per quelli come Wielicki e Trump son tutte panzane.
Ciononostante, o forse proprio per questo, il presidente americano ha piazzato Wielicki in una posizione strategicamente fondamentale, per non dire unica. Wielicki infatti è stato messo a dirigere il Programma di ricerca statunitense sui cambiamenti globali. Che ha il compito, come si diceva, di produrre un rapporto di grande rilevanza: il National Climate Assessment, una relazione che informa direttamente il Congresso sugli effetti dei cambiamenti climatici sul Paese. E che poi ovviamente un po’ tutti, a cominciare dai politici, possono citare come riferimento autorevole.
I licenziamenti di massa dei veri esperti del clima
Un ulteriore, ma gigantesco problema collegato alla vicenda è che solo pochi mesi dopo essere ritornato alla Casa bianca, Trump aveva deciso un licenziamento di massa di centinaia di scienziati ed esperti che stavano lavorando proprio all’aggiornamento dell’Assessment. La cui ultima pubblicazione nel 2023 (“Fifth National Climate Assessment”) aveva ad esempio rilevato gli effetti del riscaldamento globale sugli incendi boschivi, la siccità, le ondate di caldo occorsi in vaste aree degli Stati Uniti.
L’ondata di licenziamenti non solo aveva scatenato un putiferio, ma aveva messo pesantemente in discussione la credibilità dello stesso rapporto. Anche perché era stato lo stesso direttore del bilancio della Casa Bianca, Russell T. Vought, a chiedere una revisione del Programma con l’accusa che i suoi risultati avevano offerto giustificazioni per azioni legali che limitavano l’azione del governo. Che si trattava, insomma, di un lavoro politicizzato. Da che pulpito, vien da dire, visto che Vought aveva esposto il suo ragionamento in un manuale di politica conservatrice sostenuto dalla Heritage Foundation, pilastro del pensiero di destra americano.
Si rafforza il negazionismo di Stato
Il Programma di ricerca sui cambiamenti globali è stato istituito dal Congresso statunitense nel 1990 e coordina la ricerca di quindici agenzie federali. Nel suo primo mandato Trump non aveva potuto far altro che provare a farlo uscire in sordina, il giorno successivo al Thanksgiving Day del 2018, sperando che non ricevesse troppa attenzione con gli americani occupati nei tradizionali riti di festa familiari. Ma non funzionò e i media ripresero ampiamente le sue valutazioni, ovviamente fondate e allarmanti.
Ora non si sa cosa aspettarsi dal prossimo rapporto. Ma si può immaginare. In risposta alle critiche alla nomina di Wielicki, il Segretario all’Energia, Chris Wright, sempre su X ha dichiarato che Wielicki «è uno scienziato onesto che segue i dati ovunque lo conducano». E ha aggiunto che «tristemente, gran parte della comunità climatica mainstream si è concentrata su una narrazione spaventosa che è incoerente con i dati climatici». Ma ora a spiegarci il clima arrivano i “signor nessuno”: cosa potrà mai andar storto?




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