I data center dell’intelligenza artificiale alla conquista dello spazio orbitale
Il nuovo remunerativo mercato dei data center nello spazio è il futuro? O è solo l’ennesima bolla dell’intelligenza artificiale?
In breve
- SpaceX ha chiesto alla Fcc statunitense di lanciare in orbita mega-costellazioni di oltre un milione di satelliti usati come data center per l’IA.
- Nello spazio il Sole offre energia illimitata e il freddo aiuta il raffreddamento, ma radiazioni e assenza d’aria danneggiano i componenti.
- Il mercato dei data center orbitali potrebbe arrivare a 39 miliardi di dollari entro il 2035, dominato dalle stesse aziende che controllano lancio e calcolo, come SpaceX.
Il futuro dei data center è nello spazio orbitale, sempre che ci sia appunto spazio. E che i costi non diventino insostenibili. Come scritto su Valori, tra gennaio e febbraio SpaceX aveva chiesto alla Fcc (Federal Communications Commission, l’autorità statunitense per le comunicazioni) la possibilità di lanciare nell’orbita spaziale nuove mega-costellazioni artificiali, ovvero flotte per oltre un milione di satelliti.
Questi non sarebbero infatti i normali satelliti per le telecomunicazioni di Starlink di SpaceX (che il mese scorso ha raggiunto la cifra di 15mila satelliti in orbita, più di quanto mai fatto nell’ultimo secolo da tutti i governi messi insieme). Quelli che già colonizzano e saturano lo spazio orbitale, come fosse un’autostrada il giorno di Ferragosto. Si tratta invece delle mega-costellazioni composte da satelliti utilizzati come immensi data center destinati ai calcoli dell’intelligenza artificiale.
I problemi dei data center terrestri: energia, acqua, rifiuti
Per adesso i colossi del cloud computing, come Alphabet (la stessa Google), Amazon, Microsoft e Meta, stanno investendo nei data center terrestri. La maggior parte dei quali destinati ad aumentare la potenza di calcolo dell’intelligenza artificiale. Solo che, oltre a essere costosissimi, presentano una serie di controindicazioni. Consumano una quantità enorme di energia per funzionare. Secondo le stime sono destinati a consumare dall’8% al 10% dell’elettricità globale entro il 2030. E sporcano e rendono tossica una quantità colossale di acqua per poter essere raffreddati. Tanto che negli Stati Uniti intere comunità si stanno rivoltando contro la costruzione dei data center nelle vicinanze delle loro case o dei loro campi.
La stessa cosa è successa negli ultimi mesi in Lombardia, regione dove si concentra circa il 65% della capacità elettrica dei data center italiani, con una sessantina di strutture già attive. Ciascuna delle quali consuma come migliaia di famiglie in un anno. Anche in Lombardia diverse associazioni di cittadini si stanno rivoltando perché, oltre al consumo di energia e allo spreco di acqua, questi mostri tecnologici producono anche montagne di rifiuti. In uno scenario di piena espansione, il settore potrebbe arrivare a generare 147mila tonnellate di rifiuti elettronici all’anno in Italia. Ecco che allora nasce l’idea di spedire questi nuovi immensi data center per l’intelligenza artificiale nello spazio orbitale.
Da qui la richiesta alla Fcc di poter colonizzare lo spazio da parte di SpaceX e di altre aziende specializzate come Starcloud, Axiom Space, Kepler, con l’aiuto di colossi cibernetici come Google e Aetherflux. Tanto che, secondo Introl, il mercato dei data center orbitali, stimato a circa 1,77 miliardi di dollari entro il 2029, si avvia a raggiungere i 39,09 miliardi di dollari entro il 2035, con un tasso di crescita annuo del 67,4%. Ma sarà vera gloria? O si tratta invece dell’ennesima bolla speculativa finanziaria, come con molte delle cose che hanno a che fare con l’intelligenza artificiale? La risposta non è semplice.
I data center orbitali come soluzione per l’IA terrestre
Sicuramente i data center orbitali offrono tutta una serie di vantaggi tecnici che andiamo qui a semplificare. E al fianco dei quali inseriamo però gli svantaggi. Innanzitutto nello spazio c’è il Sole, che arriva più facilmente e senza il filtro delle nuvole, e può quindi offrire tutta l’energia necessaria attraverso pannelli solari senza consumare quella terrestre. Ma nello spazio ci sono anche le radiazioni, le quali a lungo termine, ma anche a breve, danneggiano i componenti elettronici. E nello spazio le riparazioni sono ovviamente assai più costose che sulla Terra. Almeno per ora.
Un altro vantaggio è sicuramente il freddo. La temperatura spaziale si assesta sui meno 270 gradi Celsius. Il che permetterebbe ai data center orbitali per l’intelligenza artificiale di raffreddarsi senza dovere usare l’acqua e renderla inutilizzabile per gli esseri umani. Anche qui, però, c’è un ma, come spiega un gruppo di scienziati su The Conversation. Nello spazio non c’è aria. Il calore deve quindi essere disperso sotto forma di radiazioni infrarosse, un processo relativamente lento. Forse troppo lento per le necessità di queste mega-costellazioni artificiali.
Il controllo geopolitico dei data center nello spazio
E poi anche il vantaggio che sembra più immediato, non consumano suolo e non riempiono lo spazio terrestre, si scontra con il fatto che l’orbita spaziale è sempre più vicina alla saturazione. Il dibattito scientifico prosegue ma alla fine, come sempre, si scopre che anche la scienza è una questione politica. Una battaglia che ha a che vedere con il mercato, la finanza, con le applicazioni a cui si vuole destinare l’intelligenza artificiale. Da una parte abbiamo quindi le multinazionali del cloud computing che investono sulla Terra. A loro interessa soprattutto sviluppare i data centre dell’intelligenza artificiale per la raccolta e lo sviluppo dei dati sui mercati globali terrestri.
Dall’altra abbiamo invece le multinazionali dell’intelligenza artificiale che puntano allo spazio. Anche perché spesso queste ultime lavorano in verticale: dal lancio dei satelliti con SpaceX alla produzione di calcolo attraverso xAI. Ovvero sempre la stessa azienda. Ecco perché le applicazioni dell’intelligenza artificiale che a loro potrebbero più interessare sarebbero proprio quelle spaziali. Da questa lotta, dai loro investimenti, dai loro agganci politici, dal loro potere insomma, dipenderanno anche i permessi burocratici per la conquista della Terra e/o dello spazio. Intanto l’umanità alla deriva aspetta, chiedendosi se ha davvero bisogno di tutta questa intelligenza, artificiale o meno.




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