Autistici/Inventati: annunciate manifestazioni di fronte a un Consolato americano e al ministero dell’Economia
Venerdì 25 settembre due mobilitazioni a Roma e Firenze contro le sanzioni che hanno colpito Autistici/Inventati
Venerdì 25 settembre si terranno due mobilitazioni a Roma e Firenze contro le sanzioni Ofac che hanno colpito il collettivo Autistici/Inventati. Sanzioni economiche che nell’ultimo periodo sono state comminate, tra gli altri, anche a Francesca Albanese, Palestine Action e giudici della Corte penale internazionale come il francese Nicolas Guillou. A Roma l’appuntamento è davanti al ministero dell’Economia e delle Finanze, in piazza delle Finanze, alle ore 17. A Firenze davanti al Consolato degli Stati Uniti, sul Lungarno Amerigo Vespucci, alle 17:30.
È sempre più chiaro a tutti che i veri responsabili sono a Washington
La vicenda è ormai nota. Il 6 maggio del 2026 la Casa Bianca ha reso pubblica la sia nuova strategia “antiterrorismo“. In pratica, diventava possibile inserire nella lista delle organizzazioni terroriste, al pari di al-Qaeda e del Cartello di Sinaloa, una serie di organizzazioni definite di «estrema sinistra, inclusi anarchici e antifascisti». Il 16 luglio il segretario al Tesoro Bessent ha reso noto che il suo dipartimento avrebbe perseguito queste organizzazioni «per quanto lontane siano le loro giurisdizioni». E ha annunciato sanzioni di tipo economico, che hanno già colpito personalmente diversi attivisti.
Banca Etica è stata coinvolta sia nel caso di Autistici/Inventati sia in quello di Francesca Albanese, poiché costretta ad agire – contro la propria volontà -proprio per evitare il rischio di incorrere nelle sanzioni, che avrebbero potenzialmente potuto mettere a rischio 130mila correntisti, 500 lavoratrici e lavoratori, centinaia di associazioni che in Palestina, America Latina o Africa possono operare proprio grazie al sostegno del Gruppo e tutti coloro che in quei luoghi possono per questo vivere in modo più dignitoso. Per questo, le ragioni delle proteste contro un atto d’imperio da parte di Washington, così come la necessità di rivolgersi alle istituzioni, sono sostenute anche da Banca Etica e da moltissimi suoi soci, correntisti, dipendenti.
Il 28 agosto Autistici/Inventati – collettivo antifascista, antirazzista, antisessista e antimilitarista che per venticinque anni ha offerto a prezzo libero infrastrutture tecnologiche alternative alle grandi piattaforme commerciali, con grande attenzione alla privacy delle utenti – è stato designato come organizzazione terroristica globale, insieme a Palestine Action. Di qui l’iscrizione nelle liste Ofac. E le sanzioni economiche per colpire non solo i due collettivi, ma anche potenzialmente gli istituti di credito che ospitano i loro conti, qualora non si allineassero alla richiesta di chiudere i rapporti bancari.
Alle istituzioni italiane ed europee si chiedono tutele e protezione
Lo stesso giorno Banca Etica, di cui Autistici/Inventati è correntista dal 2018, ha scritto al collettivo di essere «costretta a sospendere temporaneamente l’operatività del conto corrente», annunciandone anche la probabile successiva chiusura. Congiuntamente, la stessa banca si è attivata contattando esperti, effettuando valutazioni, esplorando ogni tipo di eventuale possibile soluzione alternativa. E ha lanciato appelli, finora privi di risposte, alle istituzioni (anche i tentativi effettuati direttamente dalla nostra testata non hanno sortito alcun effetto concreto).
Un film già visto con la relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, impossibilitata ad aprire un conto con Banca Etica, così come con qualsiasi altra banca. Proprio per questo è sempre più chiaro a tutti che i responsabili di questa situazione sono a Washington. E proprio per questo è alle nostre istituzioni italiane ed europee che si chiedono tutele e protezione.
Trump prepara un attacco senza precedenti alla Corte penale internazionale
Giunge tra l’altro proprio in queste ore la notizia secondo la quale gli Stati Uniti sono pronti a affondare il colpo anche contro la Corte penale internazionale. E a farlo con le medesime sanzioni che hanno colpito Autistici/Inventati. Come scrive il manifesto, «gli Stati Uniti hanno deciso di paralizzare uno dei due più alti tribunali del Pianeta», di colpirne i funzionari e l’intera organizzazione con le stesse misure utilizzate nei confronti degli attivisti. Ovvero «proibendo a compagnie e individui di fornire beni e servizi alla Cpi, quindi banche, assicurazioni, società tecnologiche e di comunicazione. Nella pratica si impedirebbe alla Corte di accedere alle proprie risorse finanziare per i pagamenti e le transazioni. Ma anche ai sistemi informatici necessari a svolgere ogni minima attività, dalle mail ai servizi di archiviazione e gestione delle pratiche».
In un comunicato, AvANa – Avvisi Ai Naviganti spiega che «gli Stati Uniti hanno il controllo del governo del circuito finanziario globale, e degli snodi principali di Internet. Gli intermediari sono finanziarie, banche, provider di hosting, gestori dei domini, enti certificatori. La pressione, o addirittura il ricatto verso questi enti assicura l’efficacia del meccanismo, per timore di conseguenze secondarie sugli stessi in caso di non-compliance, di inadempienza».
Le realtà antagoniste che hanno convocato le manifestazioni precisano che «lo strumento delle sanzioni colpisce chiunque manifesti il proprio dissenso dal capitalismo selvaggio incarnato dagli Usa. […] È un meccanismo che va fermato! Per questo il 25 settembre, in questa data simbolica di ultimatum imposto dalle sanzioni a chi non vuole sottomettersi, scenderemo in piazza a Roma e a Firenze. Contro le sanzioni a chi pratica dissenso. Per portare internet fuori dal controllo Usa. Affinché l’Ue si attivi (utilizzando il Blocking Statute) per bloccare le sanzioni Usa. Per far si che Banca Etica mantenga aperto il conto corrente di Autistici/Inventati e lo apra a Francesca Albanese».
La speranza è che qualcosa di nuovo si attivi davvero, poiché anche nel caso della relatrice delle Nazioni Unite per la Palestina, purtroppo, tutte le strade sono apparse finora non risolutive (compresa quella del Blocking Statute.
Un’idea arriva dall’Olanda: utilizzare lo “strumento anti-coercizione”
In gioco, infatti, c’è una questione enorme. La possibilità che su basi arbitrarie un Paese colpisca chi manifesta dissenso, e lo faccia approfittando del potere privato delle sue multinazionali (come le infrastrutture tecnologiche e finanziarie, o i circuiti privati su cui viaggiano le transazioni finanziarie). Il tutto approfittando della debolezza pubblica delle istituzioni: l’Unione Europea è di fatto ancora incapace di indipendenza tecnologica e finanziaria.
Oltre allo sforzo di Banca Etica per trovare soluzioni, agli appelli alle istituzioni che potrebbero per lo meno prendere posizione, alle manifestazioni e ai tentativi di percorrere vie legali, la domanda è perciò a questo punto: che fare?
Una possibile pista arriva dalla divisione olandese della Internet Society. È contenuta in una lettera inviata alla Camera dei Rappresentanti e al Consiglio dei ministri insieme a PublicSpaces e altre ventisei organizzazioni, proprio a partire dal caso che ha coinvolto Banca Etica e Autistici/Inventati.
Cos’è il bazooka europeo
Oltre a chiedere la costruzione di un’infrastruttura digitale europea, la proposta olandese non guarda tanto al “regolamento di blocco”, che dovrebbe proteggere dagli effetti extraterritoriali di disposizioni imposte da Paesi terzi. Si concentra piuttosto sullo “strumento anti-coercizione”: il cosiddetto bazooka europeo, in vigore dal dicembre 2023, per difendere l’Ue e i suoi Stati membri dalle pressioni e dai ricatti economici di Paesi terzi. Anche attraverso l’assistenza legale per le persone colpite.
Il Parlamento europeo precisa che lo strumento permette all’Ue di identificare formalmente i casi di coercizione economica da parte di un paese terzo e di tentare il dialogo.
Poi, se la diplomazia convenzionale fallisce, Bruxelles può reagire, in ultima istanza, applicando un’ampia gamma di contromisure. Tra queste figurano l’imposizione di dazi sulle merci, la limitazione dei servizi, la revoca della protezione della proprietà intellettuale e degli investimenti esteri e l’eliminazione del diritto di partecipare ad appalti pubblici. Queste misure possono essere applicate rapidamente, ma devono essere proporzionate e mirate, e possono restare in vigore solo finché persiste la coercizione.




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