Tra chi si sporca le mani, dovremmo imparare a riconoscerci l’un l’altro

I provvedimenti contro Banca Etica e Autistici/Inventati ci insegnano che dovremmo costruire una alleanza tra “democratici e ribelli”

Luca Casarini
Per un’alleanza tra democratici e ribelli © Merkuri2/iStockPhoto
Luca Casarini
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La vicenda che ha visto protagonisti, loro malgrado, Autistici/Inventati e Banca Etica, offre alcuni spunti interessanti per “registrare” la bussola con la quale poter affrontare il mare aperto, o il mondo del nostro tempo ( molte mappe che avevamo a disposizione prima, oggi sono inutilizzabili).

Il primo fra tutti è che una banca, per quanti aggettivi e sforzi possiamo metterci, è sempre una banca. Dalla “bank” tedesca, il banchetto di legno su cui i cambiavalute e gli usurai lavoravano nei mercati medioevali, alla “banca moderna”, inaugurata nel 1472 dal Monte dei Paschi di Siena, la storia del sistema di prestiti e interessi, ha attraversato più di duemila anni di storia e forme sociali umane.

Siamo tutti immersi nella contraddizione

Ma dai templi della Mesopotamia con le tavolette d’argilla dove venivano registrati gli interessi sui prestiti concessi di grano e argento, dagli argentarii della Roma antica, che gestivano depositi e trasferimenti tra conti, è stato il capitalismo ad operare la grande trasformazione della banca. Che è anche quella  da cui dipende, per qualsiasi impresa bancaria, il fatto di non poter essere completamente indipendente e autonoma. Da impresa artigianale e personale, con l’affermazione del capitalismo, la banca diviene “istituzione sistemica”. È motore e garante del sistema.

La Banca di Amsterdam del 1609, e la Banca d’Inghilterra ottant’anni più tardi, aprono la strada alle “banche centrali”, che finanziano direttamente lo Stato. La storia che viene dopo la conosciamo meglio, perché è a noi più prossima: la finanziarizzazione, il mercato globale, le banche d’affari e di speculazione. Le banche di guerra, che investono scommettendo sull’Apocalisse. Che noi fondiamo o utilizziamo una banca, siamo immersi nella contraddizione: con le mani nel fango, o nella merda insomma.

Misurarsi con le nuove frontiere del comando

Sporcarsi le mani, per chiunque ambisca a dare il suo contributo per cambiare almeno un po’ questo mondo, è d’obbligo. Autistici/Inventati l’ha fatto, e vedendoci lungo tanti anni fa. Utilizzando Internet, altro metaluogo sistemico della “colonizzazione” capitalistica. E producendo una pratica, una forma di vita dello stare in rete, capace di rovesciare il piano: da luogo per il dominio a infrastruttura per favorire l’ autorganizzazione contro di esso.

Anche i soci di Banca Etica hanno messo le mani dentro un nido di serpenti, quando hanno deciso di fondare una banca. E anch’essi con l’idea di “rovesciare” ciò che è stabilito. Lo stesso nome, “Banca Etica”, sembra una provocazione, un ossimoro. Invece è precisamente la rappresentazione di un lavoro di confine, quello che esiste tra una banca e l’etica appunto.

Una banca, anche se non investe in armi, anche se finanzia progetti sociali, mutualistici, solidali, cooperativi, deve sottostare alla sorveglianza di Banca d’Italia, alle regole del sistema. E poi anche misurarsi con le nuove frontiere del comando, che si esplicita in maniera diretta e violenta come in questo caso. Mostrando quanto sia fattuale l’alleanza tra grandi gruppi privati che dominano lo scambio internazionale, lo swift , i circuiti Visa e Mastercard. Ma aggiungiamoci pure PayPal di Thiel e tutto l’armentario di Musk, con la banda criminale di suprematisti bianchi che con Trump hanno in mano il governo degli Stati Uniti e il dollaro del “In War we Trust”.

L’orizzonte europeo

La seconda suggestione che arriva da questa vicenda, è sull’Europa. Quando pensiamo ad una contromisura possibile per la quale mobilitarci, come oggi avviene a Firenze e a Roma con il lancio della campagna “Nel Mirino”, pensiamo all’Europa. Unica dimensione politico finanziaria, continentale perché la scala è quella degli imperi, in grado di tener testa a un provvedimento repressivo e unilaterale come quello messo in campo attraverso il blocco americano dell’agibilità finanziaria.

Anche quando parliamo di giustizia internazionale, riferendoci alla Corte Penale Internazionale che ha messo sotto accusa da Putin a Netanyahu, dal dittatore filippino ai torturatori libici, parliamo di una cosa che può esistere, ancora, solo in Europa. Non è un caso che il prossimo annunciato bersaglio di un provvedimento come quello fatto su Autistici e prima contro altri giudici della Cpi e contro Francesca Albanese, sia proprio l’intera Corte.

Dovremmo riflettere su questo nostro riferirci all’Europa, che facciamo spesso senza mai tuttavia approfondire. Senza una Europa non saremmo in grado di immaginare una protezione possibile dallo strapotere dell’alleanza tecno finanziaria dei nuovi oligarchi d’oltreoceano. Né avremmo mai un processo in un tribunale che metta sotto accusa il patto Italia-Libia, i crimini di guerra. Tutte le efferatezze compiute in nome del potere anche quando “democratico”.

Costruire una alleanza tra “democratici e ribelli”

Questa storia mette in luce come, tra chi si sporca le mani, e cioè tra coloro che camminano nella contraddizione, lottano al confine tra dentro e fuori, dovremmo imparare a riconoscerci l’un l’altro. Difronte ad attacchi della portata di quello scagliato contro Autistici/Inventati, dovremmo costruire una alleanza tra “democratici e ribelli”, dove tutti stanno alla pari. Chi fa una banca e chi è accusato di essere, come capita a noi di Mediterranea, una “minaccia alla sicurezza nazionale”. O coloro che sono accusati di essere “terroristi globali” come Autistici/Inventati.

Dobbiamo creare nuove pratiche condivise, dotarci di nuovi strumenti adeguati al livello della sfida. E già questo percorso di lotta e iniziativa politica che comincia oggi con gli appuntamenti di Roma e Firenze, indica uno spazio sociale e politico sul quale dispiegare le nostre pratiche. Quello europeo.

Questo testo è una versione più estesa della lettera pubblicata da il manifesto venerdì 25 settembre 2006

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