Finanza etica

Africa, 15 Paesi lanciano “l’Eco”. Obiettivo: dire addio al franco CFA

Il gruppo sarà "egemonizzato" dalla Nigeria. Gli aderenti avranno i loro "parametri" per far convergere le economie: compreso il tetto al 3% del rapporto deficit-Pil

Di Andrea Barolini
Otto nazioni hanno avviato una road map per abbandonare il franco CFA a vantaggio di una nuova moneta, l'eco © DJE GUILLAUME via Pexels.com

Si chiama “Ecola nuova moneta comune scelta dai dirigenti della Comunità economica e monetaria dell’Africa occidentale (Ecowas). Riuniti sabato 29 giugno ad Abuja, in Nigeria, i capi di Stato e di governo di 15 nazioni hanno approvato una road map che dovrebbe consentire di adottare la valuta – in linea teorica – già dal prossimo gennaio.

Per otto di loro, ciò significherà anche il superamento di quello che fu la moneta delle Colonie Francesi d’Africa, oggi Comunità Finanziaria Africana: il franco CFA. Si tratta di CamerunCiadGabonGuinea EquatorialeRepubblica CentrafricanaRepubblica Popolare del Congo. Il franco rimarrebbe adottato a quel punto da soli sei Stati tra Africa centrale e Comore.

L’Africa adotta i suoi “parametri di Maastricht”

L’Eco, secondo quanto riferito dai suoi promotori, potrebbe dunque vedere la luce già nel 2020. Secondo la stampa francese, tuttavia, passeranno probabilmente degli anni prima che le nuove banconote circolino effettivamente. La valuta coinvolgerebbe inoltre anche nazioni non francofone. L’Ecowas, nata nel 1975, comprende infatti anche Paesi anglofoni come il Ghana o la stessa Nigeria. Obiettivo dell’organizzazione è di promuovere la cooperazione tra i propri membri, come accade in Europa con l’Ue. Ma la strada verso una valuta comune appare ancora complessa.

Il lancio dell’eco comporterà infatti – come accaduto nel Vecchio Continente – un processo di “convergenza” delle economie dell’area. Ne sono scaturiti così dei “parametri di Maastricht” africani, finalizzati ad allineare i fondamentali di ciascun Paese. Il quotidiano La Croix ha spiegato che essi prevedono un deficit non superiore al 3% del Pil, un debito limitato al 70%, una gestione ad hoc del tasso di inflazione. E non tutti i Paesi Ecowas rispettano, per ora, tali paletti. Senza dimenticare il peso (massimo) della Nigeria. Il cui prodotto interno lordo è pari ai due terzi del totale dei 15.

franco cfa
Una banconota da cinquemila franchi CFA © Public Domain via Wikimedia Commons

«Anche in Africa arriveranno austerità, tagli e ortodossia di bilancio»

Così, osserva la testata l’Humanité, le nazioni dell’Ecozona, «saranno costrette a conformarsi alle scelte monetarie di Abuja. Come accaduto nell’area-Euro, dovranno procedere ad aggiustamenti nominali. Ovvero a subire politiche di austerità in mancanza di meccanismi di solidarietà. L’ortodossia di bilancio sarà applicata attraverso uno stretto controllo delle finanze pubbliche. Ciò anche a scapito di investimenti in settori chiave come quelli dell’educazione e della salute».

In termini di fluttuazione, a differenza del franco CFA, che beneficia di una parità fissa in rapporto all’euro, il valore dell’Eco sarà libero sul mercato. Per questo c’è chi parla di un salto nel buio per una parte dell’Africa. In passato, in effetti, altre nazioni avevano deciso di abbandonare la valuta “francese”, non sempre con successo.

La nuova moneta sarà sganciata dalla parità con l’euro

È stato il caso, a partire dalla propria indipendenza, nel 1958, della Guinea che decise di creare un proprio franco. Esattamente come fatto dal Marocco (nel 1959) e dall’Algeria (1963). Anche il Mali ha fatto la stessa scelta, utilizzando per 22 anni una moneta nazionale. Nel 1984, però, mentre la propria economia stava crollando, il governo di Bamako decise di tornare in fretta e furia al franco CFA. Proprio al fine di sfruttarne la stabilità ed evitare il tracollo.

Il rischio è che in caso di crollo del valore dell’Eco, le nazioni che lo adottano possano trovarsi a soffrire il peso di importazioni che diventerebbero carissime. I governi africani, tuttavia, sembrano intenzionati ad andare avanti. Anche per dimostrare di aver ascoltato le numerose critiche che giungono dal basso al franco CFA, accusato da una parte della popolazione di rappresentare un retaggio del colonialismo francese.

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