La crisi climatica spiegata con le mappe. Puntata 3: l’agricoltura

Le mappe dell'EEA aiutano a capire come la crisi climatica colpirà l'Ue. Ve le proponiamo come immagini scorrevoli. Puntata 3: l'impatto sull'agricoltura

Impatto della crisi climatica sui ricavi in agricoltura © EEA

I cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondisci sono attuali. E saranno sempre più presenti nelle nostre vite, in futuro. Anche se agiremo in modo concreto per diminuire le emissioni di gas ad effetto serraGas che compongono l’atmosfera terrestre. Trasparenti alla radiazione solare, trattengono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera, dalle nuvole.Approfondisci. Il processo avviato, infatti, è ormai in buona parte irreversibile.

Tuttavia siamo ancora in tempo per limitare i danni. A condizione di riuscire a contenere la crescita della temperatura media globale – alla fine del secolo,  rispetto ai livelli pre-industriali – «ben al di sotto dei 2 gradi centigradi», come indicato dall’Accordo di ParigiL’Accordo di Parigi è un documento d’intesa tra le nazioni facenti parte dell’UNFCCC che è stato raggiunto nel 2015 al termine della Cop21.Approfondisci.

Altrimenti, dovremo attenderci una moltiplicazione degli eventi meteorologici estremi. Ondate di caldo, siccità, inondazioni, risalita del livello dei mari. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato una serie di mappe del Vecchio Continente. Che consentono di comprendere, in concreto, come sarà l’Europa se rispetteremo gli impegni assunti dalla comunità internazionale in termini di lotta ai cambiamenti climatici. E come sarà se non lo faremo. Valori vi propone un’analisi in cinque puntate, ciascuna focalizzata su un tema specifico: siccità, agricoltura, inondazioni, incendi e innalzamento del livello dei mari.

L’agricoltura rappresenta uno dei settori più nocivi per il clima. Secondo i dati riferiti dal World Resources Institute, il comparto è responsabile di circa l’11% delle emissioni globali di gas ad effetto serraGas che compongono l’atmosfera terrestre. Trasparenti alla radiazione solare, trattengono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera, dalle nuvole.Approfondisci. Un dato che, tra l’altro, risulta in crescita del 14% rispetto al 2000. In particolare, i processi dell’agroindustria e le colture intensive impongono infatti un costo in termini climatici molto elevato. Se poi si aggiungono anche le emissioni legate al settore degli allevamenti, il dato complessivo schizza a circa un quarto delle emissioni globali.

L’agricoltura: carnefice ma anche vittima dei cambiamenti climatici

Esso tiene conto del metano provocato dalle flatulenze e delle deiezioni del bestiame. Dell’aumento della presenza di CO2 nell’atmosfera provocata dalla deforestazione finalizzata all’accaparramento di terre. Del protossido di azoto derivante dall’uso massiccio di pesticidi. Carnefici, dunque. Ma anche vittime della crisi climatica . Gli agricoltori, infatti, già oggi devono fronteggiare siccità, inondazioni, moltiplicazione degli eventi meteorologici estremi.

E in futuro le difficoltà saranno crescenti. Soprattutto se il mondo non agirà per limitare il riscaldamento dell’atmosfera terrestre. Basti pensare che si stima che le colture di tutto il pianeta potranno spostarsi di 180 chilometri verso Nord a causa dei cambiamenti climatici. E di 150 metri in altitudine.

Un cambiamento epocale per l’agricoltura. Che si ripercuoterà anche sulle rendite delle grandi colture, come grano, mais o colza. Esse potrebbero scendere di circa il 2% ogni decennio, in mancanza di politiche di adattamento ai cambiamenti climatici. In caso di crescita della temperatura media globale di 4 gradi centigradi, secondo la Fao «la sicurezza alimentare mondiale sarà a rischio».

Le rendite potrebbero scendere del 2% ogni decennio

A patire le conseguenze peggiori saranno i Paesi del Sud del mondo. Sono queste, infatti, le aree più vulnerabili di fronte alla crisi climatica. Ciò in quanto le loro agricolture risultano più dipendenti dalle condizioni atmosferiche rispetto a quelle del Nord del mondo. Queste ultime possono contare infatti su sistemi di irrigazione più efficienti, nonché trattamenti efficaci del suolo e delle colture stesse.

Ciò nonostante, anche in Europa si rischia un impatto particolarmente forte per il settore, come indicato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente. La mappa interattiva che proponiamo in alto mostra in che modo le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici potranno essere benefiche per gli agricoltori europei. L’immagine sulla sinistra indica l’andamento previsto per i redditi nel caso non si agisca per adattarsi alla crisi. Quella di destra, invece, mostra ciò che accadrà in mancanza di politiche specifiche. I colori indicano i cambiamenti percentuali sui ricavi degli agricoltori: verde scuro oltre +5%, verde chiaro tra +0,5 e +5%, bianco tra -0,5 e +0,5%, viola chiaro tra -0,5 e -10%, viola scuro oltre -10%.