Alimenti, boom dei cibi “senza qualcosa” e “ricchi di”

Italiani attenti ai cibi che mangiano e "teleguidati" dal marketing: si conferma il boom dei cosiddetti prodotti "senza qualcosa" e "ricchi di".

Di Corrado Fontana
Dieta mediterranea e cucina casalinga, piatto di pasta, orecchiette con pomodorini. CC0 Creative Commons da Pixabay.com
Tabella vendite cibi “free from” cioè “senza qualcosa” – Immagino Nielsen GS1 Italy 2017-2

Italiani attenti ai cibi che mangiano, e “teleguidati” più che mai dalle tendenze imposte dal marketing, a cominciare da quelle che determinano il successo dei cosiddetti prodotti “senza qualcosa” (ad esempio gli zuccheri aggiunti) e “ricchi di” (fibre? Omega3?…).

Così potremmo sintetizzare i risultati pubblicati dalla seconda edizione dell’Osservatorio Immagino Nielsen GS1 Italyche ha svolto un’analisi delle informazioni presenti sulle etichette di oltre 46.600 prodotti alimentari di largo consumo.

Il rapporto ci dice infatti che i cibi free from (dal ridotto apporto di zuccheri all’assenza di additivi o di olio di palma) rappresentano quasi il 20% del totale mondo alimentare monitorato, e registrano in supermercati e ipermercati un fatturato in crescita del 3,1% nell’anno concluso a giugno 2017, per oltre 6,5 miliardi di euro complessivi.

Boom consolidato dei “senza olio di palma” (+17,6%), ma con un’ultima moda che avanza, quella dei “senza sale” o “a ridotto contenuto di sale” (+7,2%); quelli “senza conservanti”, comunque i più venduti, calano un po’.

E siccome l’alimentazione nel nostro Paese è questione più che seria, il buon cibo, se “ordinario”, non sembra bastare al palato di molti, tanto che crescono anche le vendite dei cibi rich-in (+7,8%, per 2,2 miliardi di euro di fatturato): davanti a tutti gli integrali e i ricchi di calcio (rispettivamente +14,2% e +10,1%).

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