Allianz sostituisce centinaia di posti di lavoro con l’intelligenza artificiale

Anche nel caso di Allianz saranno i lavoratori a pagare per il presunto sviluppo tecnologico legato all’intelligenza artificiale

I vantaggi dell'intelligenza artificiale sono solo per le aziende © JHVEPhoto/iStockPhoto

Allianz annuncia la rivoluzione tecnologica, ovvero la solita svolta padronale a discapito dei lavoratori. Il colosso assicurativo tedesco ha infatti dichiarato che prevede di sostituire centinaia di posti di lavoro con l’intelligenza artificiale presso la sua controllata Allianz Partners. Secondo la Süddeutsche Zeitung, la società con sede in Francia prevede di tagliare tra 1.500 e 1.800 addetti su un totale di 22.600 in tutto il mondo. Questa massiccia sostituzione dei lavoratori con l’intelligenza artificiale, secondo il piano di Allianz, dovrebbe avvenire nei prossimi dodici-diciotto mesi.

Il gruppo Allianz non ha confermato il numero dei posti di lavoro che andranno persi, ma ha ammesso di essere al lavoro su una profonda ristrutturazione aziendale. «Di fronte alla rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale che sta trasformando il nostro settore, stiamo valutando come consolidare la nostra posizione di leadership sfruttando l’intelligenza artificiale», ha dichiarato un portavoce. «È nostro compito nei prossimi anni analizzare attivamente l’impatto di questi cambiamenti su ciascuno di noi». Peccato che poi a rimetterci, chissà perché, sono sempre i gradini più bassi della catena alimentare del lavoro.

I vantaggi dell’intelligenza artificiale per le compagnie assicurative

Il settore assicurativo, che lavora principalmente con i dati, è stato uno dei primi a utilizzare l’intelligenza artificiale. Questa infatti può aiutare a rilevare frodi, analizzare documenti e modellare fenomeni meteorologici: tutte cose necessarie alle assicurazioni, e tutte cose abbastanza semplici per l’intelligenza artificiale. Anche se poi, come illustrava un rapporto del World Economic Forum di cui abbiamo scritto su Valori, si è scoperto che non solo banche, assicurazioni e piattaforme – ovvero aziende che gestiscono grandi quantità di dati – ma anche le aziende fossili hanno cominciato a sostituire i posti di lavoro con l’intelligenza artificiale.

Finora comunque le compagnie assicurative avevano testato principalmente i casi d’uso generali. Ecco perché nel caso della «ristrutturazione aziendale» di Allianz si può parlare di svolta. O comunque di un significativo passo in avanti. Allianz Partners, controllata francese del colosso tedesco, riunisce tre linee di business: mobilità (assistenza stradale), assicurazione viaggi e servizi sanitari internazionali. E già in diversi Paesi sta conducendo progetti pilota con l’intelligenza artificiale, con risultati a suo dire inimmaginabili solo un anno fa. Il caso paradigmatico è quello dell’assistenza stradale, che già adesso può essere parzialmente automatizzata telefonicamente.

E qui vengono al pettine i nodi dell’occupazione. Perché, dai tempi del telaio, a ogni passo in avanti verso l’automazione si accompagna un peggioramento delle condizioni di lavoro. E non viceversa. Perché comunque l’intelligenza artificiale, come ogni processo di automazione, oltre a non essere neutra tende solamente a rendere invisibili i lavoratori che sono sfruttati per il suo sviluppo. E per il suo utilizzo. Come questo accade lo ha spiegato benissimo a Valori Antonio Casilli, ordinario di sociologia all’Istituto Politecnico di Parigi.

Più che di rivoluzione tecnologica bisogna parlare di sfruttamento e dumping salariale

«Per supportare la rivoluzione tecnologica dell’intelligenza artificiale, l’azienda si sta concentrando sulla formazione del personale. Prevediamo che questi sviluppi creeranno opportunità di apprendimento, prospettive di crescita e nuovi ruoli all’interno dell’azienda» spiega invece il solito portavoce di Allianz alla Süddeutsche Zeitung. Anche se poi, bontà sua, è costretto ad ammettere che questi sviluppi «potrebbero anche avere un impatto su posizioni che attualmente dipendono fortemente da processi manuali».

Il quotidiano economico francese Les Echos ha sentito una fonte interna alla filiale francese. Quella più interessata ai licenziamenti. E questa fonte ha spiegato che secondo lei un chatbot può sostituire un consulente di assistenza stradale in un caso standard. Ma non può farlo in caso di situazioni più complesse, come il trasporto di maiali. Peccato che le cose non stiano proprio così.

Come abbiamo raccontato qualche tempo fa su Valori, l’intelligenza artificiale non è stata in grado nemmeno di sostituire i cassieri dei negozi automatizzati di Amazon. Si era infatti scoperto che gli esseri umani alle casse dei negozi americani di Amazon erano semplicemente stati sostituti da altri esseri umani che lavoravano da remoto, soprattutto dall’India. E che alla fine questa finta automazione creava più problemi che soluzioni. Ecco perché, più che parlare a vanvera di «rivoluzione tecnologica», sarebbe il caso di parlare chiaramente di sfruttamento nascosto e di dumping salariale.

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