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Amazzonia, Raoni denuncia Bolsonaro per crimini contro l’umanità

Bolsonaro denunciato da uno dei più importanti leader delle comunità autoctone dell'Amazzonia per aver agevolato la deforestazione

Deforestazione nell'Amazzonia brasiliana © Marcio Isensee e Sa/iStockPhoto

Lui si chiama Raoni Metuktire. È uno dei più importanti leader delle comunità autoctone dell’Amazzonia. L’altro si chiama Jair Bolsonaro e di mestiere fa il presidente del Brasile. Dopo numerosi “confronti” a distanza, i due potrebbero incontrarsi in un’aula di tribunaleRaoni ha infatti citato il capo di Stato in giudizio per crimini contro l’umanità.

Assieme ad un altro leader autoctono, Almir Surui – capo dei Paiter-Surui e anch’egli noto per le battaglie a difesa dell’ambiente e del clima – Raoni ha puntato il dito contro le scelte di Bolsonaro e di numerosi ministri: «La distruzione della foresta amazzonica sta accelerando sempre più. Il tasso di disboscamento è aumentato del 34,5% in un solo anno. Mai nell’ultimo decennio era stato assassinato un numero così importante di leader autoctoni. Mentre vengono minacciate le agenzie deputate al controllo ambientale».

Ma non è tutto. Le politiche di Bolsonaro, secondo la denuncia, avrebbero provocato «deportazioni di popolazioni» e «persecuzioni». Che rappresentano, secondo Raoni e Almir Surui, dei «crimini contro l’umanità».

Per dimostrare la fondatezza delle proprie accuse, i due leader hanno presentato un dossier di 65 pagine, redatto dall’avvocato francese William Bourdon. All’interno, vengono citati studi scientifici, nonché testimonianze di organizzazioni non governative e di istituzioni internazionali. Che stigmatizzano, tra le altre cose, l’eliminazione della protezione dei territori autoctoni, così come il progetto di legge presentato nel febbraio del 2020 al Congresso brasiliano per aprire le zone protette allo sfruttamento minerario, idroelettrico e agricolo.

La denuncia sottolinea infine che la deforestazione dell’Amazzonia non comporta soltanto problemi per le popolazioni locali, ma per l’umanità intera. Diminuire il quantitativo di alberi presenti significa infatti limitare la capacità di assorbimento di CO2 della foresta. Senza dimenticare i danni alla biodiversità. A decidere se l’azione legale di Raoni e Almir Surui è fondata o meno sarà la Corte penale internazionale dell’Aia.


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