Meno emissioni nei portafogli della Banca centrale europea, ma i progressi sul clima vanno letti con cautela
Misurare la decarbonizzazione è più complicato di quanto sembri per la Banca centrale europea, che introduce nuovi indicatori calibrati sull'inflazione
Mentre la Federal Reserve statunitense abdica apertamente alle proprie responsabilità in materia di crisi climatica, la Banca centrale europea cerca di tenere la barra dritta. Da un lato, rende più stringenti le linee guida a cui le banche si devono attenere per misurare i rischi climatici. Dall’altro lato, pubblica ogni anno informative dettagliate sull’impronta climatica dei propri portafogli detenuti per finalità di politica monetaria e delle proprie riserve valutarie.
L’ultima in ordine di tempo, che risale al 15 giugno, rivela dati complessivamente positivi: le emissioni associate ai portafogli continuano a calare. Ma il metodo usato finora sta mostrando i suoi limiti, tant’è che la Bce ha deciso di correggerlo.
Come fa la Banca centrale europea a misurare le emissioni nei propri portafogli
La Banca centrale europea ha esaminato l’impronta climatica della quasi totalità delle attività che detiene per fini di politica monetaria, cioè per immettere denaro nell’economia e tenere sotto controllo inflazione e tassi di interesse. Stiamo parlando di circa 3.600 miliardi di euro in titoli di Stato, obbligazioni societarie e altri strumenti finanziari acquistati negli anni attraverso programmi come il quantitative easing. Nel calcolo entrano anche i 40 miliardi di euro di riserve valutarie che la Bce investe in obbligazioni denominate in dollari, yen e yuan. Restano esclusi soprattutto oro, liquidità e altri strumenti per cui non esistono ancora metodi per stimare le emissioni.
Nel complesso, la Banca centrale europea è sulla traiettoria giusta per raggiungere gli obiettivi che si è posta in termini di riduzione delle emissioni per le obbligazioni societarie che detiene ai fini di politica monetaria. E questo calcolo è anche più completo perché, per la prima volta, comprende anche le emissioni indirette, cioè quelle che le imprese generano nella loro catena del valore (che sono l’assoluta maggioranza).
Tra il ridimensionamento dei portafogli e il debutto delle metriche calibrate per l’inflazione
Questo risultato è però “viziato” dal fatto che sono arrivati a scadenza molti titoli acquistati con il quantitative easing. Considerato che i portafogli considerati nel report si sono ridotti del 13% in termini nominali, è inevitabile che si riducano anche le emissioni a loro associate. In più, in passato la Banca centrale europea poteva orientare i nuovi acquisti verso emittenti che “pesano” meno sul clima; oggi questa possibilità è venuta meno. Le emissioni dei portafogli della Banca centrale europea, dunque, continueranno a scendere solo se le imprese e i governi abbatteranno la propria impronta climatica.
C’è un’altra possibile distorsione che la Banca centrale europea riconosce esplicitamente. Molti degli indicatori utilizzati per misurare la decarbonizzazione mettono in rapporto le emissioni con i ricavi delle imprese. Quando l’inflazione aumenta, però, crescono anche i ricavi nominali, anche a parità di attività economica ed emissioni. Il rischio è quindi quello di registrare un miglioramento dell’intensità di CO2 che è solo “contabile” ma non ha alcun effetto sul mondo reale. Per evitarlo, e fotografare in modo più preciso i miglioramenti effettivi, la Bce ha introdotto per la prima volta una serie di metriche corrette per l’inflazione.
Anche gli investimenti della Banca centrale europea diventano un po’ più verdi
In un report separato la Banca centrale europea esamina anche i suoi portafogli non monetari, cioè il fondo pensione dei dipendenti e i fondi propri che gestisce direttamente. In questo caso le cifre sono molto più contenute (si parla di 26 miliardi di euro) ma il margine d’azione è ben maggiore, perché non esiste più il vincolo di neutralità sul mercato. Di conseguenza, anche i risultati sono più interessanti. Nel 2025 l’impronta di CO2 del fondo pensione è diminuita dell’11%, restando dunque sulla buona strada per rispettare l’impegno del meno 40% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2023. Cresce – dal 28 al 33% – la percentuale di obbligazioni verdi nel portafoglio patrimoniale della Bce, per un valore complessivo di 7,6 miliardi di euro.




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