Anche il Barcellona fa accordi con misteriose piattaforme di criptovalute

L’accordo sottoscritto tra Barcellona e Zkp, sconosciuta startup samoana di criptovalute, rischia di avere enormi ripercussioni sul club

Il Barcellona inganna i suoi tifosi con le criptovalute © vlad_karavaev/iStockPhoto

Avete presente lo slogan «més que un club»? È la scritta che appare sugli spalti del Camp Nou, lo stadio del Barcellona. È il motto che dal 1968 identifica la squadra del Barça e i suoi tifosi. Significa «più di una semplice squadra» e vorrebbe rivendicare l’identità politica, sociale e indipendentista del Barcellona. Come se il club fosse una questione di appartenenza identitaria e un’idea di libertà. Solo che, alla luce di quanto fatto negli ultimi anni dal Barcellona contro i suoi tifosi, da ultimo l’accordo commerciale con Zkp, una sconosciuta startup samoana di criptovalute, forse adesso lo slogan andrebbe cambiato. Il Barcellona infatti da «più di una squadra» è diventato «il peggio di una squadra».

Sponsor, debiti e palchi vip per quello che fu «més que un club»

Fino a qualche anno fa il Barcellona si vantava di non aver mai sporcato la sua maglia con il nome di uno sponsor. Poi, con la scusa di mettere su la scritta Unicef, nel giro di pochi anni l’ha sostituita con quella della Qatar Foundation. E nel giro di un anno ecco arrivare nel 2012 Qatar Airways. Tutto tranne che un’associazione di beneficenza. Poi sono arrivati gli spericolati giochi finanziari, tra cui quelli di impegnarsi i futuri ricavi diritti tv per 25 anni, che hanno lasciato debiti per oltre un miliardo e trecento milioni di euro.

Debiti che sono per 400 milioni della squadra e 900 milioni per l’ultima incredibile speculazione finanziaria: la costruzione del nuovo Camp Nou, sempre a debito. Un nuovo stadio nel quale spariscono i posti a basso costo per i tifosi e aumentano quelli dei palchi per i vip o presunti tali, al modico prezzo di 81mila euro a stagione. E adesso, dulcis in fundo, l’accordo triennale di sponsorizzazione con Zero-Knowledge Proof. Una sconosciuta startup crypto samoana che sarà partner ufficiale del Barcellona per la tecnologia blockchain.

La piattaforma di criptovalute che rivendica la “dimostrazione a conoscenza zero”

Sul suo sito ufficiale la piattaforma di criptovalute Zero-Knowledge Proof offre pochissimi dettagli su chi gestisce l’azienda e su chi l’abbia fondata. O da dove arrivi il presunto finanziamento di 100 milioni di dollari che ha permesso alla startup di nascere. Anzi, sul sito c’è proprio scritto: «Tutti si chiedono: chi c’è dietro tutto questo? Come se conoscere i nomi rendesse il codice più forte. Non lo farà. Siamo persone reali: ingegneri, crittografi, ex fondatori, system killer. Ma non stiamo giocando a fare pubbliche relazioni».

La cosa può avere senso dal punto di vista del marketing. La startup Zero-Knowledge Proof prende infatti il nome proprio dal concetto crittografico “dimostrazione a conoscenza zero”. Quello per cui una persona può dimostrare di possedere determinate informazioni o di avere fondi sufficienti per effettuare un pagamento, senza rivelare alcun dato personale. Così Zkp si vanta di non rivelare nulla, se non di avere un account su X che, prima dell’accordo con il Barcellona di due settimane fa, era seguito da dodici follower.

Le criptovalute sono l’ennesima truffa dei club contro i loro tifosi

Solo l’annuncio dell’accordo tra la startup samoana di criptovalute e il Barcellona però è bastato a far partite la speculazione. E pochi giorni dopo ZKP ha tenuto la sua prima asta di 200 milioni di monete Zero-Knowledge Proof. Come abbiamo scritto su Valori, il nuovo trend di accordi commerciali e di sponsorizzazione tra i club di calcio europei e le piattaforme, sempre più misteriose, di criptovalute è l’ennesimo attacco dei club europei nei confronti dei propri tifosi. Questi non solo sono costretti a spendere cifre esorbitanti per i biglietti dello stadio, gli abbonamenti tv e le magliette, adesso sono letteralmente truffati dalle squadre per cui fanno il tifo.

Come spiega al Financial Times Martin Calladine, «la scarsità di informazioni su Zkp è profondamente preoccupante. Il suo legame con il Barcellona richiama alcuni degli accordi di sponsorizzazione più eclatanti tra club calcistici e dubbie società di criptovalute. I tifosi del Barcellona possono ora essere indotti ad acquistare monete che potrebbero facilmente rivelarsi prive di valore». Eccola la truffa ai tifosi, con il marchio di quello che doveva essere «més que un club».

La startup samoana di criptovalute può far crollare l’intero sistema debitorio del Barcellona

Non è finita qui. Zkp, infatti, potrà pubblicizzare il suo servizio attraverso i canali digitali del Barcellona come parte dell’accordo. Ma, invece di chiedere scusa, il Barcellona ha semplicemente detto di non avere «alcun collegamento con le criptovalute di Zkp, alcuna responsabilità per la loro emissione». E di «non utilizzare la tecnologia associata». Insomma, se volete cari tifosi usatela voi questa robaccia. Se anche voi per colpa nostra ci cascate, noi di certo no: ci interessano solo i soldi. Solo che adesso la startup samoana di criptovalute rischia di far saltare il banco.

È evidente infatti che l’accordo tra Barcellona e la startup samoana di criptovalute, oltre a truffare i tifosi esponendoli a rischi finanziarie levati, sottolinea ancora una volta  la disperata ricerca di nuove entrate da parte di un club sommerso dai debiti e dai pagherò. Tanto che l’ex consigliere di amministrazione Xavier Vilajoana, che l’anno prossimo si candiderà contro l’attuale presidente Joan Laporta per la presidenza del club, ha cominciato la campagna elettorale proprio attaccando l’accordo con Zkp. Con il rischio che crolli l’intero sistema debitorio del Barcellona. Così “dimostrazione a conoscenza zero” rischia di rivelarsi l’etichetta che resterà appiccicata all’era Laporta, e forse all’intera storia di quello che fu «més que un club».

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