Bassa finanza #5: la bassa finanza non va mai in ferie

In agosto siamo stati tormentati dalle classiche domande esistenziali estive: protezione 10, 20 o totale? Lettino o spiaggia libera? Birra o caffè ghiacciato? Nel frattempo il morbo ...

In agosto siamo stati tormentati dalle classiche domande esistenziali estive: protezione 10, 20 o totale? Lettino o spiaggia libera? Birra o caffè ghiacciato? Nel frattempo il morbo della bassa finanza ha continuato la sua opera. Di giorno, di notte, perfino il sabato e la domenica. Ha infettato persone e istituzioni che pensavamo irreprensibili, si è insinuato nei consigli di amministrazione, negli ordini del giorno delle riunioni attorno a ferragosto, quelle che si fanno con il costume da bagno sotto il vestito e le pinne nella valigetta. Quelle in cui si approva di tutto, perché “tanto sono tutti in ferie”.
Zitta zitta, a metà agosto Sharon Bowles, parlamentare europea che presiedeva la Commissione ECON per la regolamentazione dei mercati finanziari, ha deciso di cambiare casacca e passare con la Borsa di Londra, uno dei nemici che aveva tanto combattuto. Le hanno fatto un’offerta che non è riuscita a rifiutare.
In Francia le porte girevoli tra mondo finanziario e mondo politico hanno portato al ministero dell’economia il 36enne Macron, con un passato da investment banker alla banca Rothschild. Il suo predecessore, il ribelle Montebourg, che aveva osato criticare le politiche europee di austerity, è stato mandato a casa. L’attrazione fatale tra finanza e politica ostacola le riforme dei mercati. Ma non è il caso di disperarsi.  La normativa europea Mifid II (Markets in financial instruments directive) è in dirittura d’arrivo. Prevede limiti alla speculazione sui prodotti agricoli, all’high frequency trading e alle dark pools. Altre direttive sono in fase di consultazione. Non saranno provvedimenti rivoluzionari ma in molti ambiti riusciranno a sottrarre ossigeno e nutrimento al morbo. La differenza, come sempre, si vedrà nei dettagli.


#bassafinanza si fa attendere e i lettori scalpitano. Intanto in Liechtenstein le banche raccolgono sempre più capitali Sottoposto alla pressione internazionale, il Liechtenstein ha avviato un processo di riforma che ha condotto i suoi istituti ad adeguarsi agli standard Ocse sulla trasparenza bancaria e lo scambio di informazioni. Ma questo cambiamento, rileva il Financial Secrecy Media Monitor, non appare sufficiente. Gli standard in materia presenterebbero infatti “un certo numero di punti deboli soprattutto per ciò che riguarda la condivisione delle informazioni con i Paesi in via di sviluppo”.


Banco Espirito Santo è in difficoltà con un grosso finanziamento in Venezuela, dove una società cinese sta costruendo una raffineria per conto della compagnia petrolifera di stato. In maggio chiede aiuto a Goldman Sachs, che in luglio concede alla banca portoghese un credito al 3,5% per 835 milioni di dollari, tramite un veicolo finanziario domiciliato in Lussemburgo. L’obiettivo di Goldman è impacchettare il credito al più presto e rivenderlo sul mercato a un tasso più alto. Poi però Banco Espirito Santo collassa e Goldman Sachs rimane con il cerino in mano. Riesce a vendere una parte del debito, a sconto, a fondi speculativi specializzati in debiti in sofferenza. Il resto gli rimane sul groppone. Tanto va la banca al lardo…


Gestiscono con discrezione i risparmi di investitori da 1 milione di euro in su da oltre 200 anni. In tutto questo tempo le società di gestione svizzere Lombard Odier, Pictet e Mirabaud non hanno mai reso pubblici i bilanci, perché la loro forma societaria (unlimited liability partnership) non lo richiedeva. Ora però piovono cause legali sulle istituzioni finanziarie svizzere, accusate di aver aiutato migliaia di cittadini statunitensi a evadere le tasse. In caso di contenzioso la unlimited liability partnership è pericolosa, perché il partner viene colpito direttamente e nel caso si dimostri la sua colpevolezza deve pagare di persona. Meglio allora una società di capitali, che protegge il patrimonio personale dei soci, ma richiede la pubblicazione dei dati di bilancio. E così, dopo due secoli, veniamo a conoscere i numeri di Pictet e soci. Sono positivi e in crescita. Chi l’avrebbe mai detto.


L’Italia è un paese fondato sul commissariamento. Si commissariano comuni, ASL, consorzi e da un po’ di tempo a questa parte anche le banche, colpite dalla crisi e dalla cattiva gestione. L’ultima in ordine di tempo è la Banca Padovana di credito cooperativo. Poco prima era finita sotto tutela (della Banca d’Italia) la Banca Popolare dell’Etna. E a inizio anno era toccato alla Bcc Irpina di Avellino e alla Cassa di Risparmio di Loreto. In tutto le banche italiane commissariate sono venti. Date un’occhiata che magari ci trovate anche la vostra.


Le cause sui subprime, i titoli tossici che hanno dato la spallata finale al sistema finanziario nel 2008, stanno mietendo vittime eccellenti. Grazie all’attivismo di avvocati d’assalto come Philippe Selendy le grandi banche devono ora pagare risarcimenti miliardari agli investitori a cui hanno venduto insaccati finanziari avariati. “Non potevano non sapere che stavano vendendo titoli tossici”, sostiene l’accusa. E i giudici USA sono d’accordo. Patteggiamento record per Bank of America in agosto: 17 miliardi di dollari. Salda al secondo posto JP Morgan, con 13 miliardi di dollari. Il terzo, quarto e quinto posto sono sempre di Bank of America, che ha patteggiato in tutto 49,4 miliardi di dollari dal 2012 ad oggi.


Ne abbiamo parlato in apertura: Sharon Bowles l’europarlamentare temuta per anni da banche, borse e fondi quando era a capo dell’ECON, è passata senza colpo ferire dall’altra parte della barricata. Da tempo ci sono proposte per frenare le porte girevoli tra politica e finanza imponendo moratorie e periodi di aspettative. Il parlamentare europeo dei verdi Sven Giegold chiede che il freno non riguardi solo ministri e politici di alto rango, ma sia esteso a tutti i parlamentari. Cliccate sul link del Fatto Quotidiano per saperne di più.