#bassafinanza 10: l'anno bisestile delle banche

Trenta giorni ha novembre con april giugno e settembre. Quest’anno è bisesto e febbraio ne avrà 29 così il mio amico Pietro di Baruchella (che saluto), ...

Di Mauro Meggiolaro

Trenta giorni ha novembre con april giugno e settembre. Quest’anno è bisesto e febbraio ne avrà 29 così il mio amico Pietro di Baruchella (che saluto), nato in quel giorno che c’è solo ogni quattro anni, potrà festeggiare di nuovo un compleanno con tutti i crismi, senza dover dare spiegazioni a nessuno. Dicono che i bisestili portino rogna, “Anno bisesto, anno funesto” e compagnia cantante. C’è anche il leprotto bisestile, matto come un cavallo, in Alice nel paese delle meraviglie. Ci si può credere o anche no. Non tutti possono avere sfortuna contemporaneamente. Se uno ha sfortuna qualcun altro di solito ha fortuna. Quando Mario perde in borsa, Marialuisa che si compra le sue azioni a prezzi stracciati e poi le rivende appena rimbalzano ci fa su un bel gruzzoletto.
Dicono che il 2016 sarà un anno orribile per le banche italiane. Dopo le ustioni di terzo grado patite dai clienti (più o meno ignari) del quartetto Banca Etruria, Banca Marche, CariFerrara e CariChieti, nessuno vorrà più comprare obbligazioni bancarie a partire da quelle subordinate. Per attirare gli investitori molte banche saranno costrette a pagare interessi fuori dal tempo e dallo spazio. Così investitori piccoli e grandi sciameranno di nuovo felici verso gli sportelli, come gli agnellini sotto Pasqua. O magari non sciameranno affatto.
E comunque, tornando alla distribuzione della sfiga di cui sopra, pare che il 70% delle sofferenze delle banche italiane sia dovuto a prestiti sopra i 500.000 euro a un numero molto limitato di soggetti, appena 32.608, uno più uno meno. Spesso si tratta di furbetti che hanno la fortuna di poterla fare franca perché sono amici del direttore generale o di un politico (che magari è anche il presidente dell’onorato Istituto Bancario) o cugini del responsabile dei crediti alle imprese. Poi se cerchi di pignorargli qualcosa scopri che sono in pratica senzatetto e hanno scritto l’ultima fattura nel 1997.
Certo, tra i 32.608 ce ne saranno anche molti di onesti, in buona fede, che vivono ore drammatiche, per carità. Ma i fatti degli ultimi mesi ci hanno raccontato una serie di storie poco edificanti con istruttorie bancarie “all’acqua di rose”, tanto per essere carini e non scadere nella volgarità. Ah, e poi c’è Deutsche Bank, ma mi fermo qui perché mi viene da ridere.


 


A novembre 2015 l’Associazione bancaria italiana (Abi) ha comunicato che le sofferenze (crediti per i quali la riscossione non è certa perché i debitori si trovano in stato d’insolvenza) in capo alle banche italiane avevano raggiunto la quota record di 200 miliardi di euro.
In media il tasso di sofferenza per i crediti alle famiglie è del 7% e per i crediti alle imprese del 16,9%. Il tasso di sofferenza media per tutti i crediti concessi dalle banche italiane è del 12,7%. Unimpresa ha scoperto che «141,4 miliardi di sofferenze (70% del totale) sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 32.608 soggetti». Nel mirino degli analisti ci sono le posizioni finanziarie di «quello che resta della galassia Ligresti, Rcs o Telecom».
Le banche con la maggiore percentuale di crediti in sofferenza sul totale dei prestiti concessi sono: Monte dei Paschi (34,01%), Banco Popolare (27,35%) e Bper (25,56%). Sopra il 20% si collocano anche Bpm, Unicredit, Iccrea, mentre sfiorano la soglia (19,95%) Banca Popolare di Vicenza e Ubi Banca (18,98%). Sotto ci sono Intesa (16,85) e Veneto Banca (17,43). Le migliori sono Credito Emiliano (7,63%) e Mediobanca (5,55). Oltre naturalmente a Banca Etica (2,9%).


 


Nei prossimi mesi alcune banche potrebbero avere problemi seri a raccogliere denaro sul mercato. I risparmiatori, presi a schiaffi negli ultimi mesi, non sarebbero infatti disposti a porgere evangelicamente l’altra guancia comprando nuove obbligazioni bancarie. E men che meno le obbligazioni subordinate, trasformate in carta straccia nel dicembre del 2015 per salvare il quartetto Banca Etruria, Banca Marche, CariChieti, CariFerrara.
Le banche con il più alto ammontare di obbligazioni in scadenza da rinnovare sono Unicredit (1,4 miliardi di euro), Intesa (280 milioni), Ubi Banca (65 milioni) oltre a Monte dei Paschi (800 milioni) e Carige (350 milioni). Al momento l’entusiasmo degli investitori è pari a quello che anima le feste in parrocchia a base di Dixi, Fanta e Gingerino. Ma le banche potrebbero alzare i tassi e, come si sa, tira più mezzo punto percentuale che un intero carro di bovini stakanovisti.


 


Avete speculato in materie prime (commodities) sperando di portare a casa qualche mezzo punto di interesse in più, tirandovela poi con gli amici all’aperitivo? Beh, se non avete venduto in tempo ora siete nei guai e vi converrà farvelo a casa l’aperol spritz, versando nel bicchiere abbondanti quantità di una qualche sottomarca fosforescente del discount. I fondi speculativi hanno infatti assunto una posizione ribassista netta da record sul fronte delle commodities. In sostanza stanno vendendo a rotta di collo rame, petrolio, mais e molto altro lasciandovi con il cerino in mano. Le puntate short (ribassiste) sulle materie prime, ha spiegato a Bloomberg Lara Magnusen, portfolio manager di Altegris Investments, costituirebbero «una delle poche opportunità di profitto per gli operatori». Avete letto bene: per gli operatori. Non certo per voi.
Da leggere:
Bloomberg: gli hedge affossano le commodities
Hedge fund bets signal there’s more pain ahead for commodities


 


Non può esserci una puntata di #bassafinanza senza un grosso scandalo bancario o qualche patteggiamento da miliardi di dollari. Il 14 gennaio Goldman Sachs, uno dei giganti tra le banche di investimento di Wall Street, ha comunicato di aver patteggiato il pagamento di 5,1 miliardi di dollari al Dipartimento di Giustizia americano e ad altre autorità per aver venduto in modo disinvolto obbligazioni collegate a mutui subprime prima del 2008. 1,8 miliardi di dollari (35% del totale patteggiato) andranno ai risparmiatori traditi. Come conseguenza del patteggiamento, Goldman Sachs ha tagliato i suoi profitti nel quarto trimestre del 2015 di 1,5 miliardi di dollari (-65%).
Le autorità americane hanno già inflitto multe per 37 miliardi di dollari alle tre maggiori banche americane – JPMorgan Chase, Bank of America e Citigroup – che avrebbero venduto agli investitori obbligazioni collegate a mutui subprime in modo scorretto, assicurando che si trattava di titoli di qualità a basso rischio.



Liebe Deutsche Bank, ich bin Mauro und schreibe für das Blog “Non con i miei soldi”. Was würde ich ohne dich machen? Ohne dich wäre ich komplett verloren. Ecco, la mia lettera a Deutsche Bank inizia così. Cara Deutsche Bank, cosa farei senza di te? Come potrei riempire le pagine di #bassafinanza senza le tue inarrivabili malversazioni? Senza di te sarei perduto.
Il blog zerohedge spiega in modo molto chiaro questa mia attrazione viscerale per il colosso bancario tedesco: «Deutsche Bank è la banca che meglio di altre esemplifica la propensione ad avidità e corruzione‬ (del sistema bancario internazionale)».
Deutsche, che è la prima banca tedesca, chiuderà il 2015 con una perdita di quasi 7 miliardi di euro. Sul rosso pesano ben 5,2 miliardi di euro per far fronte a contenziosi legali: manipolazione dei tassi di riferimento, dei tassi di cambio, violazione delle sanzioni all’Iran, ecc.. A Francoforte sul Meno non si fanno mancare nulla.
 

Foto: Ekhinos via Foter.com / CC BY-NC-SA

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