#bassafinanza 14: Ahi settembre

Ci scrive Francesco da Portogruaro, in provincia di Venezia. «Perché ve la prendete sempre con Deutsche Bank con tutti i problemi che abbiamo in Italia?», ...

Ci scrive Francesco da Portogruaro, in provincia di Venezia. «Perché ve la prendete sempre con Deutsche Bank con tutti i problemi che abbiamo in Italia?», ci chiede. «Spero che nella vostra rubrica trovi spazio anche un sano disgusto verso le vergogne di casa nostra».
Caro Francesco, ti accontentiamo subito.
In questo numero di #bassafinanza si parlerà di speculazioni all’ombra del Cupolone vaticano, di costi dei conti correnti che lievitano per pagare i salvataggi bancari, di terroristi finanziati attraverso i “money transfer” e di derivati, venduti via mail come fossero pozioni miracolose per l’allungamento dei peni o il rassodamento dei seni.
Poi però ci devi permettere, caro amico portogruarese, di tornare sulla peggiore banca del mondo che ha sede a Francoforte sul Meno. Hai indovinato, sì, la Deutsche Bank. Non possiamo trascurarla proprio quando ha toccato il minimo storico in borsa, quando la stampa tedesca scrive che interverrà il governo e il governo smentisce e la stampa smentisce la smentita. Non possiamo non parlarne proprio quando i giudici americani le chiedono di pagare 14 miliardi di dollari di multa per chiudere lo scandalo sui titoli tossici legati ai mutui. E quindi ne parliamo. Solo un pochettino, però. Quel tanto che basta per non perderla di vista.
Perdonaci Francesco, non è colpa nostra. Ti assicuro che eravamo animati dalle migliori intenzioni.


Nel periodo del papato Wojtyła (e in parte con Ratzinger) il Vaticano ha funzionato come un vero e proprio paradiso fiscale con tutti gli annessi e connessi. Nel marzo del 2011 (con Benedetto XVI) è entrata in vigore la prima legge dello Stato Città del Vaticano contro il riciclaggio di denaro. Da allora la procura vaticana ha aperto 29 inchieste e congelato 11 milioni di euro sui conti di oltretevere. Ma non ha celebrato processi, né condannato i presunti colpevoli. Anche Giampietro Nattino, romano, presidente di Banca Finnat, sospettato di aggiotaggio, insider trading e riciclaggio tramite conti vaticani potrebbe farla franca.
Cos’ha combinato Nattino e con quali complicità e vantaggi per il Vaticano? L’abbiamo ricostruito in un’inchiesta in esclusiva su Valori. Se non vi abbonate finirete all’inferno.
 


BancoPopolare, Unicredit e Ubi hanno aumentato le spese dei conti correnti dei clienti per coprire i costi del “Fondo Nazionale di Risoluzione”, un fondo istituito presso Banca d’Italia e “destinato al risanamento ed alla ristrutturazione banche in difficoltà, evitando che il loro salvataggio gravi sui conti dello Stato o sui contribuenti”, come ha scritto qualche anima pia su Wikipedia. Certo, le banche pagano per salvare altre banche perché se salta il banco ci perdono tutti. Ma se poi si rifanno su 12,4 milioni di imprese e famiglie (il 20% della popolazione italiana), come scrive Linkiesta, siamo da capo a dodici.
Il prossimo 31 dicembre i correntisti del Banco Popolare si ritroveranno un’una tantum di 25 euro da pagare. Unicredit, dal canto suo, aumenterà i canoni mensili dei conti di 5, 7 e 12 euro mentre per Ubi l’aumento del canone annuo sarà, in alcuni casi, del 60%.
 


Vincenzo Imperatore è un ex spietato manager bancario pentito che ha scritto due libri contro le banche e i loro raggiri ai danni di migliaia di clienti (l’ultimo dei quali “Io vi accuso”, Chiarelettere, 2015). In questo post su Lettera43 ci informa che “la più grande banca del Paese, tra l’altro anche tra le più solide patrimonialmente”(chissà quale sarà, mah) continua a vendere i famigerati derivati sui tassi di interesse (IRS o interest rate swap) in modo aggressivo, colpendo i potenziali clienti via mail, senza tanti preamboli, come se fossero un qualunque prodotto di consumo. E la banca in questione non sarebbe nemmeno l’unica ma solo “la più grande”.
Venghino signori venghino, si assicurino contro i rischi di un rialzo dei tassi! E chi se ne importa se Draghi ha appena detto che i tassi rimarranno per anni vicino allo zero. Mica ci ha la sfera di cristallo quello là alla BCE. E se poi fosse un complotto dei poteri forti, con Draghi in prima fila, per non farci guadagnare a noi povera ggente con i derivati? Ecco, rispondiamo subito alla mail, ci dicano dove dobbiamo firmare e l’affare è fatto.
 


L’abbiamo scritto spesso in questa rubrica: le porte girevoli tra il mondo della politica e quello della finanza sono il male assoluto. È per questo che il comportamento di José Manuel Durão Barroso, presidente della Commissione Europea dal 2004 al 2014, ci fa venire il vomito anche a stomaco vuoto. Dall’8 luglio 2016 Barroso è diventato presidente non esecutivo e advisor della banca d’affari Goldman Sachs. Ma c’è di più: pochi giorni fa, un’inchiesta del quotidiano portoghese Publico, ha rivelato che lo stesso Barroso avrebbe incontrato in numerose occasioni i top manager di Goldman Sachs mentre era presidente della Commissione Europea. Senza però registrare ufficialmente gli incontri. In una mail del 30 settembre 2013, il boss di Goldman Lloyd Blankfein ha ringraziato Barroso per la “produttiva discussione” dichiarando che i senior partner della banca sarebbero stati molto felici per gli incontri “estremamente fruttuosi” con la presidenza della Commissione.
Grazie ai dieci anni di contribuzione da presidente, Barroso percepisce già da quest’anno 7.000 euro di pensione al mese. Che è però costretto a integrare con la consulenza a Goldman Sachs.
 


Che i terroristi trovino terreno fertile per il finanziamento delle loro attività nel sistema bancario è un segreto di Pulcinella. Le banche sono però sottoposte a regolamentazioni sempre più rigide e quindi, in molti casi, i terroristi si affidano ai “money transfer”, con cui trasferiscono i contanti da una parte all’altra del mondo senza grossi rischi. «Dopo gli attentati di Parigi abbiamo ricostruito, seguendo i money transfer, una rete che, partendo da uno degli attentatori, è finita in Italia. Ci sono indagini in corso», ha dichiarato il Procuratore nazionale antimafia ed antiterrorismo, Franco Roberti. Negli ultimi due anni in Italia le segnalazioni su operazioni sospette passate per i “money transfer” sono state solo quaranta. Una goccia nell’oceano. Il governo starebbe cercando di tappare le falle nella legislazione antiriciclaggio. Nel frattempo i soldi del terrorismo possono circolare indisturbati.