#bassafinanza 8: La bassa finanza prospera nell'ombra

Ci sono i governi ombra con ministri e sottosegretari ombra, ci sono direttori, generali e perfino allenatori ombra. Potevano mancare le banche ombra? Naturalmente no. ...

Ci sono i governi ombra con ministri e sottosegretari ombra, ci sono direttori, generali e perfino allenatori ombra. Potevano mancare le banche ombra? Naturalmente no. Anzi, non solo esistono, ma scoppiano di salute. Secondo i dati resi noti in un rapporto del Financial Stability Board (FSB) di Basilea, nei 23 maggiori paesi industrializzati lo shadow banking (e cioè il sistema bancario ombra) vale 33 mila miliardi di euro, il 60% del prodotto interno lordo totale degli stati analizzati. In Italia siamo a circa 375 miliardi di euro (18,4% del PIL).
Ma cosa sono le banche ombra?
Fondi speculativi, fondi monetari, veicoli finanziari speciali che prestano soldi a breve termine “all’ingrosso” a grandi investitori, senza però essere banche. E quindi senza essere sottoposti alla vigilanza e alla regolamentazione dei mercati bancari.
Solo nell’area euro il sistema bancario ombra valeva 19 mila miliardi di euro alla fine del 2013. Una cifra preoccupante, se pensiamo che le 130 banche dell’eurozona sottoposte agli stress test lo scorso autunno avevano attivi di bilancio pari a un totale di 23 mila miliardi di euro: appena il 20% in più della liquidità intermediata nell’ombra.
Che fare? Come sempre servirebbero nuove regole ma i regolatori procedono a rilento e vengono superati a destra, a sinistra, in curva e sui rettilinei dagli interessi delle lobby finanziarie. L’ultima occasione persa in ordine di tempo risale alla fine di febbraio, quando la Commissione Affari Economici e Monetari del Parlamento Europeo ha deciso di adottare un approccio leggero su un tipo di fondi monetari che funzionano in concreto come banche ombra. Il Financial Stability Board aveva raccomandato di eliminare gradualmente alcuni di questi fondi o comunque di sottoporli alla normale disciplina bancaria. A Bruxelles, per ora, si è deciso di continuare a procedere con il freno a mano tirato.


La Hypo Alpe-Adria Bank, la banca della Carinzia e del fu Jörg Haider è andata gambe all’aria per una serie di speculazioni immobiliari, grossi crediti concessi con molta disinvoltura a amici degli amici e forse anche speculazioni in armi. Ne danno il triste annuncio alcune banche medio-piccole tedesche, come la Düsseldorfer-Hypo e la Nord LB, entrambe esposte con la Alpe-Adria per 350 milioni di euro. Se, come si teme, lo stato austriaco non dovesse intervenire, si potrebbe creare un piccolo caso Lehman dell’Europa centrale. Intanto, mentre scriviamo, la Düsseldorfer Hypo, specializzata in mutui, è fallita. RIP.
Nella foto la sede della Hypo Alpe-Adria Bank a Udine. Manie di grandezza.


Anche negli Stati Uniti si è appena concluso un ciclo di stress test sulle banche più rilevanti. Le uniche banche che non hanno passato gli esami sono europee: la spagnola Santander e il colosso tedesco Deutsche Bank a causa, in particolare, di carenze nella governance e nella gestione dei rischi.
E se in Europa si grida al “protezionismo normativo”, che favorirebbe le banche statunitensi a scapito dei concorrenti europei, è imbarazzante notare come Deutsche Bank e Santander abbiano passato tranquillamente i test europei fallendo però quelli americani. Alla fine si tratta delle stesse banche. Solo che in Europa i dati sottoposti ai test possono essere, almeno in parte, “massaggiati”. Negli Stati Uniti le procedure sono più rigide e la BCE avrebbe solo da imparare.


Solo un quarto dei ricavi delle banche di investimento internazionali è generato da finanziamenti e servizi all’economia reale. Tutto il resto è finanza, soldi che producono soldi con altri soldi, spesso senza più riuscire a ricostruire le attività reali sottostanti: compravendita di derivati su azioni, cartolarizzazione di mutui, trading su materie prime, speculazione su valute e interessi, ecc.. Lo riporta nientemeno che la Banca d’Inghilterra in una ricerca che può essere scaricata qui
La #bassafinanza è un cancro che si autoalimenta. E se i regolatori hanno reso la festa della grande finanza meno sfacciatamente lussuosa, i banchetti continuano.


Nel 2014 il numero degli occupati a Wall Street è cresciuto per la prima volta in quattro anni. Anche i bonus sono cresciuti, ma “solo” del 2%: i banchieri e i supermanager si porteranno a casa, in media, 162.000 euro in più a testa. Nello stesso periodo, i profitti delle società finanziarie sono scesi del 4,5%.
A Wall Street lavorano attualmente 167.800 persone, 2.300 in più rispetto al 2014. Negli anni cruciali della crisi, dal 2008 al 2011, hanno perso il lavoro circa 28.000 persone.


L’uso di manodopera a basso costo è ormai una realtà consolidata anche nel mondo della finanza. L’Hersthen Group, registrato nelle isole Mauritius, è diventato uno dei più grandi trader di derivati del mondo, grazie anche a una attenta politica di taglio dei costi del personale.
A smanettare sui terminali Bloomberg per comprare e vendere titoli sono stati reclutati circa 700 operatori finanziari. Quasi nessuno, però, vive a Chicago, Londra o Francoforte, dove si contratta buona parte dei derivati. I giovani che puntano il cursore sulle curve e cliccano per comprare e vendono sono in Cina, Kenya, India. Entrano con uno stipendio netto mensile di 1.000 dollari al mese. Un quinto rispetto ai colleghi di Chicago.


La Banca di Credito Cooperativo di Terra d’Otranto è stata recentemente commissariata dal ministero delle finanze per “elevato rischio d’infiltrazione mafiosa e alta permeabilità a usura e riciclaggio”. La Procura di Lecce ha notificato undici avvisi di garanzia per estorsione aggravata da metodo mafioso, non solo a dipendenti della BCC ma anche a imprenditori, politici e affiliati alla Sacra Corona Unita. Indagato anche il presidente della banca, Dino Mazzotta.


La Royal Bank of Scotland, salvata nel 2008 dal governo del Regno Unito (che è ancor’oggi il maggiore azionista con il 57,90%), continua ad essere travolta da scandali. L’ultimo in ordine di tempo riguarda due trader della banca, sospesi nell’ambito dell’inchiesta tuttora in corso sulle manipolazioni del mercato dei cambi (scandalo Forex). Altri tre operatori sono stati sospesi nei mesi scorsi, mentre è stato avviato un procedimento disciplinare contro sei trader.


I gestori dei fondi comuni di investimento (o asset manager) sono pagati, profumatamente, per scegliere i migliori titoli dalle borse di tutto il mondo (il cosiddetto “stock-picking”). Il loro scopo è “battere gli indici”, cioè fare meglio della media dei mercati nei quali investono. Il problema è che non ci riescono quasi mai, né negli Stati Uniti (dove ce la fa solo il 19%), né in Italia, dove la percentuale di successo è intorno al 20%, come dimostrano le analisi annuali di Mediobanca.
Il conto, come sempre, lo pagano i risparmiatori, attraverso le commissioni di gestione dei fondi.
Un articolo sull’analisi di Mediobanca
L’analisi di Mediobanca.