L’autorità sanitaria francese: troppo cadmio nei croissant
L'Anses avverte: quasi un francese su due supera i limiti di cadmio, metallo pesante che contamina cereali, pane e pasta attraverso i fertilizzanti
L’Agenzia nazionale per la sicurezza sanitaria francese (Anses) ha segnalato un’esposizione al cadmio oltre i limiti per la popolazione. In una nota pubblicata il 25 marzo invita a ridurre il consumo di cereali, pane e pasta, considerati tra gli alimenti più critici. Secondo gli ultimi monitoraggi, quasi un francese su due presenta nelle urine livelli di cadmio fuori norma. L’agenzia raccomanda quindi al governo un intervento urgente, a partire dalla riduzione dell’uso di questo metallo pesante nei fertilizzanti, principale via di ingresso nella catena alimentare.
Il monitoraggio dell’esposizione al cadmio in Francia prosegue da quindici anni. L’ultimo aggiornamento indica che tra il 23 e il 27 per cento dei bambini, e tra l’1,4 e l’1,7 per cento degli adulti, supera la dose giornaliera di sicurezza. Già tra il 2014 e il 2016 era emerso che quasi metà della popolazione oltrepassava la soglia critica di concentrazione nelle urine. L’ultima perizia dell’Anses, pubblicata nel 2026, conferma il quadro.
Cos’è il cadmio e che pericoli comporta
Il cadmio è un metallo pesante naturalmente presente nel suolo e nelle rocce. Di per sé non è pericoloso per gli esseri umani, ma il problema nasce quando le attività umane ne aumentano la concentrazione. In agricoltura è utilizzato nella produzione di alcuni fertilizzanti, mentre a livello industriale è contenuto nelle emissioni dei settori metallurgico, chimico ed elettrico. Viene inoltre rilasciato dall’incenerimento dei rifiuti e dal riciclo delle batterie.
Queste fonti contribuiscono a contaminare l’ambiente, ma la principale via di esposizione per gli esseri umani resta l’alimentazione. Il cadmio è un cancerogeno certo per i polmoni e sospetto per pancreas, vescica e seno. L’esposizione prolungata, proprio perché avviene attraverso il cibo, può provocare anche gravi danni renali. Come altri metalli pesanti, inoltre, può incidere sullo sviluppo neurologico e sul sistema cardiovascolare.
Quali sono gli alimenti più a rischio cadmio?
Le raccomandazioni dell’Anses si concentrano su pane, pasta e cereali. Non perché contengano le quantità più elevate in assoluto, ma perché sono alimenti consumati quotidianamente. Cereali per la colazione, prodotti da forno e di pasticceria, pasta, riso e frumento raffinati, insieme a patate e alcune verdure, costituiscono infatti la base della dieta francese e risultano quindi i principali indiziati. Più di molluschi, crostacei, alghe o frattaglie, che presentano livelli più alti di cadmio ma sono consumati meno frequentemente e non rappresentano un rischio immediato.
Secondo l’Anses, oltre l’80 per cento del cadmio presente nei terreni agricoli deriva dai fertilizzanti, in particolare da quelli minerali fosfatici. Questi sono prodotti a partire da fosfato di calcio naturale estratto da rocce importate dal Nord Africa. Proprio perché considerata una materia prima naturale, questa tipologia di fertilizzanti è ammessa anche in agricoltura biologica. Ciò implica che la contaminazione da cadmio possa riguardare anche questo settore. Non solo: circa il 14 per cento del cadmio presente nei prodotti ortofrutticoli proviene dalle emissioni industriali, diminuite negli ultimi dieci anni grazie a normative più stringenti.
Cosa raccomanda l’Anses per ridurre l’esposizione al cadmio
L’Agenzia ha raccomandato con urgenza alla popolazione e al governo francesi di impegnarsi per ridurre il più possibile l’esposizione. Per farlo è necessario intervenire sulle fonti di contaminazione, limitando l’inquinamento dei suoli agricoli. Ciò implica in particolare fissare valori limite per il cadmio nei fertilizzanti e attivare un monitoraggio sistematico.
Ai cittadini si consiglia invece di prestare maggiore attenzione ai prodotti indicati e di variare l’alimentazione, aumentando soprattutto il consumo di legumi. Anche alternare alimenti provenienti da aree diverse può contribuire a ridurre l’esposizione. Il fumo di tabacco rappresenta inoltre un’ulteriore via di ingresso del cadmio nell’organismo: per questo l’Anses invita a ridurlo e, se possibile, a smettere.




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