Altro che calciomercato, il player trading è pura speculazione finanziaria

Player trading significa che la tua squadra non compra o vende i giocatori necessari, ma delle scommesse finanziarie slegate dal campo

Il player trading è solo speculazione finanziaria © MadamLead/iStockPhoto

Come ogni anno il calciomercato – la compravendita dei calciatori – abbatte ogni record. Secondo l’ultimo International Transfer Snapshot della Fifa, tra giugno e settembre 2026 il calcio maschile professionistico ha registrato oltre 12.500 trasferimenti internazionali. Per una spesa complessiva di 9,89 miliardi di dollari. Il fatto però è che non si tratta più di semplice calciomercato. Ovvero di scegliere i nuovi giocatori più adatti alla squadra, al modulo o all’allenatore e vendere gli altri. Oramai tutti i club fanno player trading. Che non è un modo più cool di chiamare il calciomercato, ma una cosa completamente diversa.

Il player trading è pura speculazione finanziaria. Si utilizzano i calciatori come fossero titoli su cui scommettere (al rialzo o al ribasso, nel breve o nel lungo termine) senza alcuna correlazione con il loro valore sportivo.

Il caso del Chelsea (ma vale per tre quarti dei club europei)

Prendiamo l’esempio del Chelsea. Dal 2022 il club londinese è di proprietà di Blue Co, un fondo di private equity con una sola missione: raccogliere investimenti (quindi soldi in prestito) da altri fondi per distribuire dividendi agli stessi. Per farlo Blue Co usa il pallone. O meglio, una serie di speculazioni finanziarie correlate al pallone. Tra le molte raccontate su Valori ricordiamo le spericolate operazioni sul mercato dei calciatori alla faccia del fair play finanziario. O l’operazione alchemica di riuscire a vendere a se stesso due alberghi e la squadra femminile che erano già di sua proprietà.

Ora il Chelsea ha realizzato l’ennesimo capolavoro, portando il concetto di player trading a livelli mai visti. Secondo un’analisi della Bbc, il club londinese quest’estate ha mosso ben 50 giocatori, grazie a 11 acquisti e 39 tra cessioni definitive e prestiti. In pratica ha comprato e venduto due squadre. Ovviamente l’esempio del Chelsea vale per la maggior parte delle squadre europee, tre quarti delle quali sono in mano a fondi di investimento o società di gestione patrimoniale. O in maniera palese, come Milan e Inter per capirci, o con la formula nascosta della “famiglia di investitori”, come Roma e Manchester United.

Secondo i calcoli della Bbc, nelle nove sessioni di calciomercato del fondo di private equity BlueCo dal 2022 sono stati spesi oltre 2 miliardi di sterline. Nello stesso periodo il club dalla vendita dei suoi giocatori ha ricavato più di 1 miliardo. In questi quattro anni il Chelsea in campionato è arrivato dodicesimo, sesto, quarto, decimo. Un disastro. È evidente che il valore sportivo dei calciatori è l’ultimo dei parametri presi in esame da Blue Co. Che si concentra invece sul loro valore speculativo.

Se oramai è chiaro che vincere non serve a niente, ecco però che diventa palese come il fine del player trading non è nemmeno più il guadagno immediato. Ma il movimento di capitale che permette di risarcire sul breve, o come promessa nel futuro, gli investitori.

Il player trading è l’ultima forma di speculazione finanziaria del pallone

Concentriamoci sulle cessioni del Chelsea nel calciomercato estivo 2026. Tra i 39 giocatori ceduti (17) o dati in prestito (22) ci sono le cessioni definitive di Enzo Fernandez al City per 125 milioni di sterline o di Nicolas Jackson all’Aston Villa per 65 milioni. In totale il Chelsea ha chiuso cinque cessioni definitive per un valore superiore ai 40 milioni di sterline. E anche due prestiti superiori ai 40 milioni. Uno con opzione di riscatto (75 milioni per Mudryk al Tottenham) e una con obbligo (43 milioni per Garnacho al Villa). Per capirci, in tutta la Serie A si sono registrati quattro acquisti superiori ai 40 milioni di sterline. Nella Liga due, in Bundesliga di nuovo quattro.

Perché a Blue Co (e a tutti gli altri) non solo non interessa vincere, ma non interessa nemmeno lo stile di gioco del tecnico Xabi Alonso e le sue necessità tattiche. Certo, per 90 milioni di sterline è stato preso Morgan Rogers, che ben si adatta agli schemi del tecnico basco. Ma lo stesso Rogers è un’operazione finanziaria, come lo sono stati i suoi compagni comprati e venduti in precedenza come fossero scommesse finanziarie.

Oggi si scommette sull’aumento del valore di un calciatore nel tempo (long selling), come Enzo Fernandez pagato la cifra record di 115 milioni e rivenduto alla cifra record di 125 milioni di sterline. Ma si può scommettere anche sulla diminuzione di questo valore (short selling) come nel caso di Mudryk, strapagato (poi squalificato) e infine dato in prestito con opzione di acquisto altissima e non realizzabile (75 milioni), necessaria solo per ammortare a bilancio la spesa.

Un calciatore oggi è un derivato. Un credit default swap, una specie di assicurazione sul rischio, come Badiashile in prestito al Napoli a 3 milioni più ingaggio con possibilità di riscatto a 27. O un future, una promessa di acquisto (o di vendita) a un prezzo stabilito ora per il futuro, come il Garnacho al Villa con obbligo di acquisto a determinate condizioni. Benvenuti alla fine dell’era del calciomercato e all’inizio dell’epoca del player trading: la nuova frontiera delle speculazioni finanziarie attraverso il pallone.

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