California, 380 milioni di dollari per affossare la tassa sui miliardari. Ma la breccia è aperta
Con il 61% delle schede scrutinate la patrimoniale una tantum del 5% si ferma al 44,7%. Gli elettori approvano le aliquote più alte sui redditi
In breve
- In California la Proposition 40, prelievo una tantum del 5% sui patrimoni dei miliardari, è in svantaggio: con il 61% delle schede scrutinate il no è al 55,3%.
- Il fronte del no, guidato dai miliardari della Silicon Valley, ha raccolto oltre 379 milioni di dollari contro i 35 dei promotori, puntando sulla paura per le pensioni.
- Secondo Zucman, Saez e Boll, tra il 2022 e il 2025 il patrimonio dei miliardari californiani è più che raddoppiato. I promotori ci riproveranno nel 2028.
In California i soldi hanno avuto ancora la meglio. Il referendum “Proposition 40”, la tassa una tantum del 5% sull’intero patrimonio di chi possiede più di un miliardo di dollari, va verso la sconfitta. I risultati non sono ancora definitivi, ma con circa il 61% delle schede scrutinate, il no si attesta al 55,3% e il sì al 44,7%, secondo i dati di Nbc. Ci vorrà tempo per avere i dati completi: in California lo spoglio dura settimane e resta da contare anche il voto postale. Ma la tendenza, salvo sorprese, pare consolidata.
A fermare la Proposition 40 è stata la mobilitazione referendaria più costosa di sempre. Il fronte del no, guidato dai miliardari della Silicon Valley, ha raccolto oltre 379 milioni di dollari, contro i 35 milioni dei promotori. In termini di pubblicità, secondo i calcoli del Washington Post, il rapporto è stato di 250 a uno.
I dati provvisori non descrivono però un risultato omogeneo. Nella contea di Los Angeles, la più popolosa degli Stati Uniti con quasi dieci milioni di abitanti, il sì risulta in vantaggio di misura, come riporta l’Associated Press. Lo stesso è successo lungo la costa settentrionale. A San Francisco, la città con più miliardari dello Stato, il sì ha raggiunto il 52,8%, secondo la radio pubblica californiana Kqed. Nei quartieri della zona est, come Mission, Bayview e Tenderloin, il sì è arrivato fino al 70%. Il no ha vinto nettamente nell’entroterra e nella Central Valley, nell’area di San Diego e nella contea di Orange, e nei quartieri ricchi come Pacific Heights. Anche nella Silicon Valley, nelle contee di San Mateo e Santa Clara, ha prevalso il no.
La tassa sui redditi alti passa: approvata la Proposition 3
Sulla stessa scheda gli elettori hanno detto sì a un’altra tassa sui ricchi, questa volta sui redditi e non sul patrimonio. La Proposition 3, che rende permanenti le aliquote più alte dell’imposta statale sul reddito, dal 10,3% al 12,3%, è stata approvata: con il 61% delle schede scrutinate il sì era al 58,9%. Garantiscono un gettito tra i 5 e i 15 miliardi di dollari l’anno, secondo l’ufficio studi del parlamento californiano, destinato quasi tutto alle scuole.
FestiValori 2026, sabato 14 novembre a Milano: Non aspettiamo la prossima estate. Il festival di Valori e Radio Popolare, ingresso libero. Scopri il programmaLa maggioranza dei californiani accetta di tassare i redditi alti. La patrimoniale una tantum, cioè un’imposta sulla ricchezza accumulata e non sul reddito di un anno, è stata invece l’obiettivo di una campagna avversa di dimensioni mai viste.
Proposition 41 e 42, i due quesiti costruiti contro la tassa
La campagna del no si è servita anche di due quesiti costruiti apposta, promossi da Building a Better California, il comitato fondato da Sergey Brin, il padre di Google. La Proposition 41 vietava le imposte che aggirano il tetto di spesa statale. La Proposition 42 bloccava invece nuove tasse su attività finanziarie, imprese e pensioni e poneva un forte limite alle imposte retroattive. La regola californiana prevede che, se due quesiti in conflitto passano entrambi, vince quello con più voti. Bastava quindi che uno dei due venisse approvato con più sì della Proposition 40 per sterilizzarne gli effetti.
La Proposition 41 è stata respinta con il 52,7% di no. La 42 invece è in vantaggio con il 54%. È stata presentata agli elettori come una legge a tutela dei risparmi previdenziali, anche se la Proposition 40 escludeva già pensioni e conti previdenziali. È probabile che la paura per il proprio conto pensione abbia fatto assai presa, spostando l’attenzione dalle sorti di circa 250 miliardari.
Tassa sui miliardari in California: cosa prevedeva la proposta
La proposta era stata scritta per il sindacato dei lavoratori della sanità Seiu-Uhw. Colpiva una sola volta il patrimonio netto di chi era residente in California al 1° gennaio 2026. Erano esclusi gli immobili posseduti direttamente, le pensioni e i conti previdenziali, e il pagamento poteva essere frazionato in cinque anni. Il 90% del gettito sarebbe andato alla sanità pubblica, per coprire i tagli a Medicaid previsti dalla legge di bilancio voluta da Trump e approvata dal Congresso nel luglio 2025. Medicaid è il programma sanitario pubblico per i redditi bassi, finanziato da governo federale e Stati: in California si chiama Medi-Cal e copre circa 14 milioni di persone.
Il volto della tassa è stato Gabriel Zucman, economista francese che insegna a Berkeley e alla Paris School of Economics, già autore della proposta di “taxe Zucman” bocciata in Francia. La struttura dell’imposizione è stata progettata assieme al collega Emmanuel Saez e ai giuristi David Gamage, Brian Galle e Darien Shanske.
Patrimoni dei miliardari della California, +144% in tre anni
In uno studio condotto con lo stesso Saez e con Jasper Boll, Zucman ha calcolato che i patrimoni dei miliardari californiani sono passati da 843 a 2.055 miliardi di dollari tra la fine del 2022 e la fine del 2025. Eppure tra il 2019 e il 2025 hanno versato in imposta statale sul reddito, in media, appena lo 0,26% della loro ricchezza ogni anno. Larry Page e Sergey Brin, cofondatori di Google, in tre anni su sette, non hanno pagato un solo dollaro di imposta statale sui redditi legati alle loro azioni Alphabet. Non avendole vendute, non hanno incassato né dividendi né stipendi.
Il gettito stimato dai promotori sarebbe stato di 100 miliardi di dollari. La tassa è stata sostenuta anche da sei premi Nobel per l’economia, tra cui Joseph Stiglitz, Paul Krugman, Daron Acemoglu ed Esther Duflo.
Brin, Schmidt, Doerr, Thiel: i finanziatori della campagna del no
Il primo finanziatore della campagna per il no è stato Sergey Brin, cofondatore di Google, con 102 milioni di dollari versati attraverso Building a Better California. Eric Schmidt, ex amministratore delegato di Google, e John Doerr, presidente del fondo di investimento Kleiner Perkins, hanno messi 40 milioni ciascuno. Tra gli altri finanziatori c’è Peter Thiel, cofondatore di PayPal. A metà ottobre, ha calcolato il Guardian, la campagna spendeva oltre un milione di dollari al giorno.
Non tutti i miliardari hanno fatto muro. Jensen Huang, fondatore e amministratore delegato di Nvidia, ha detto a gennaio a Bloomberg Television di non aver mai pensato di andarsene a causa della nuova tassa, che per lui varrebbe circa otto miliardi di dollari, secondo le stime di Fortune. Ha ricordato di aver scelto di vivere nella Silicon Valley e che, qualunque tassa vogliano applicare, «così sia». Huang ha spiegato che Nvidia resta nello Stato per il bacino di talenti, anche se non ha dichiarato apertamente di sostenere la Proposition 40.
Fuga, china scivolosa, pensioni: le armi della campagna
Per sabotare la Proposition 40 la campagna del no ha usato quattro armi. La prima è stata la fuga. Larry Page e Peter Thiel hanno tagliato i legami con lo Stato prima del 1° gennaio. Brin ha annunciato la partenza. Anche il governatore democratico Gavin Newsom ha sostenuto che i più ricchi se ne sarebbero andati, ed è arrivato ad appoggiare la Proposition 42.
La tassa però era retroattiva, e i dati sugli investimenti nelle startup californiane, raccolti dagli stessi economisti che l’hanno ideata, non mostrano alcuna fuga di capitali. Mark Zuckerberg ha invece firmato un accordo per restare in California otto anni: Meta gli permetterà di vendere fino al 20% delle sue nuove azioni senza diritto di voto per pagare la tassa, senza perdere il controllo dell’azienda.
La seconda è stata l’immagine della “china scivolosa”. Molti spot, spiega Cnbc, sostenevano che il parlamento statale avrebbe potuto estendere la tassa ai cittadini comuni, una tesi largamente fuorviante. La terza è stata la citata paura per le pensioni, affidata alla Proposition 42. La quarta l’attacco al messaggero: Dave Regan, presidente del sindacato promotore, è stato accusato in un’indagine interna legata a presunte intimidazioni.
La tassazione dei miliardari avanza anche fuori dalla California
La California è il caso più eclatante di una tendenza, ormai consolidata nel mondo. In Francia il Parlamento ha respinto nel 2025 la tassa Zucman. La Spagna ha introdotto nel 2022 un’imposta di solidarietà sulle grandi fortune, poi prorogata. Il G20 a presidenza brasiliana ha messo nel 2024 i miliardari al centro dell’agenda fiscale. Alle Nazioni Unite il negoziato sulla convenzione fiscale internazionale discute la tassazione dei grandi patrimoni. In Italia l’appello «La grande restituzione», promosso anche da Valori, chiede una patrimoniale sulle grandi ricchezze.
Tornando alla Proposition 40, il sindacato ha di fatto ammesso la sconfitta e ha annunciato che tornerà alle urne nel 2028, se il parlamento statale non troverà altre risorse per la sanità. «Non è un’ipotesi, è il nostro piano», ha dichiarato Regan al sito di giornalismo indipendente CalMatters. Il deputato democratico Ro Khanna ha promesso di essere «il primo in fila» al prossimo tentativo.
Zucman: «I miliardari perderanno questa guerra»
Il giorno dopo il voto, Zucman è tornato a commentare i risultati su X. I miliardari della Silicon Valley, ha scritto l’economista, per vincere la battaglia hanno dovuto spendere 400 milioni di dollari, la cifra più alta mai spesa da una sola parte in un referendum o in un’elezione di metà mandato. «Ma perderanno questa guerra», ha aggiunto, convinto che l’onda democratica che ha riportato il partito alla guida del Congresso possa accelerare il cambiamento a livello federale.
Resta un fatto. Nello Stato con la più alta concentrazione di capitali del pianeta, nella patria del neoliberismo tecnologico che plasma le nostre vite, milioni di persone hanno votato per tassare i miliardari. E i miliardari hanno dovuto spendere come mai prima per fermarli, in una competizione locale. La breccia è aperta.



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