Ambiente

Clima, il nodo finanziario fa fallire il negoziato di Bonn

Stallo totale nei negoziati sul clima a Bonn. Lontano un accordo sui finanziamenti. Rischio fallimento per la Cop 24 di Katowice.

Di Andrea Barolini
Un momento dei negoziati sul clima tenuti nel maggio 2018 a Bonn © IISD via Unfccc

Ancora una volta, per l’ennesima volta, la traduzione in azioni concrete delle ambizioni indicate dalla comunità internazionale nell’Accordo di Parigi sul clima, siglato nel 2015, si scontra con un ostacolo apparentemente insormontabile: l’incapacità dei governi di tutto il mondo di trovare un’intesa sul finanziamento della transizione.

I 100 miliardi di dollari all’anno promessi nel 2009

Nel corso delle due settimane di negoziati a Bonn, in Germania, avviate il 30 aprile e alle quali hanno partecipato le delegazioni di quasi 200 nazioni l’obiettivo era di spianare la strada alla prossima Cop 24, che si terrà a dicembre a Katowice, in Polonia. Come? Rivedendo gli impegni di riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra (visto che quelli avanzati finora non basteranno a salvare il pianeta). E trovando, appunto, i fondi necessari per limitare la crescita della temperatura media globale.

Era il 2009 e al termine della Cop 15 di Copenaghen la comunità internazionale indicò il prezzo da pagare per evitare la catastrofe climatica. Cento miliardi di dollari all’anno. Principalmente a vantaggio delle nazioni del Sud del mondo. Ovvero le più colpite dal climate change e, allo stesso tempo, le meno responsabili dell’inquinamento che lo ha causato. Da allora, però, di tali somme non c’è traccia. Solo una parte è stata realmente stanziata e la riunione di Bonn ha confermato che la questione continua a rappresentare una vera e propria impasse.

Da Bonn niente bozze di lavoro per la Cop 24

I partecipanti non sono riusciti a produrre un documento che possa rappresentare una base di lavoro dalla quale poter partire in Polonia. Un fallimento su tutta la linea, tanto che l’Onu ha deciso di convocare un nuovo round di negoziati, che si terrà a Bangkok nel prossimo mese di settembre.

Una miniera di carbone in Slovenia. Il mondo dovrà finanziare una transizione energetica se vorrà centrare gli obiettivi dell’Accordo di Parigi © Petar Milošević/Wikimedia Commons

Il capo negoziatore del Gruppo delle piccole isole, Amjad Abdulla, ha parlato di “lavoro molto lento”. Una constatazione analoga è arrivata dalla sua omologa rappresentante dell’Unione europea, Elina Bardram. Il rischio è di arrivare a Katowice senza passi avanti. Il che renderebbe complicatissimi i 15 giorni della Cop 24, con il rischio concreto di aver perso tempo preziosissimo. Per far sì che l’Accordo di Parigi entri realmente in vigore (come previsto) nel 2020, occorre infatti un “rule book” che indichi a tutti i Paesi la via da seguire.

«Se non sapremo cogliere questa opportunità, potrebbe essere troppo tardi»

Nel 2020 entrerà in vigore l’Accordo di Parigi

Quel “libro”, tra le altre cose, dovrà contenere una definizione comune e condivisa del modo in cui dovranno essere definite le misure di contrasto ai cambiamenti climatici. Servirà inoltre decidere quali politiche adottare nel prossimo biennio. Prima cioè della scadenza del 2020, che coincide anche con la revisione quinquennale degli impegni. “Se non coglieremo questa possibilità ha commentato Luke Daunivalu, a capo della delegazione delle Isole Fiji – dovremo aspettare altri cinque anni. E forse a quel punto sarà troppo tardi”.

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