Ambiente

Rispettare Parigi, un risparmio da 54mila miliardi di dollari

La prestigiosa rivista scientifica The Lancet ha quantificato il costo sanitario causato dai cambiamenti climatici. La conferma che aiutare l'ambiente è un ottimo affare.

Di Andrea Barolini

Centrare gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi – in particolare quello di limitare la crescita della temperatura media globale sulla superficie degli oceani e delle terre emerse ad un massimo di 2 gradi centigradi, alla fine del secolo, rispetto ai livelli pre-industriali – permetterebbe al mondo intero di risparmiare 54mila miliardi di dollari. A spiegarlo è uno studio pubblicato dalla rivista scientifica The Lancet Planetary Health, secondo il quale tale gigantesca mole di denaro è rappresentata dai fondi che occorrerebbe stanziare nel settore sanitario per colpa dei cambiamenti climatici.

Addio alle fossili e carbon tax


Il paper, intitolato “Health co-benefits of climate action”, è stato rilanciato dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti climatici (Unfccc) e indica la via da percorrere: sopprimere tutte le sovvenzioni ai combustibili fossili e introdurre una carbon tax.

«Oggi, più dell’80% dei centri urbani registra tassi di inquinamento dell’aria superiori a quelli stabiliti dalle normative sanitarie» si legge nello studio. Eppure non si tratta di una conseguenza inevitabile della crescita economica moderna. Le città e le nazioni dovranno utilizzare fonti di energia pulita, incoraggiare la mobilità sostenibile, migliorare le loro reti di trasporto pubblico, ridefinire i processi industriali, la gestione dei rifiuti e lo sfruttamento delle risorse», ha spiegato Phillip J. Landrigan, uno degli autori dello studio.

Lo scienziato ha inoltre confermato i dati pubblicati nel 2014 dall’Organizzazione mondiale della sanità: circa 6,5 milioni di persone muoiono prematuramente, ogni anno, a causa dell’inquinamento dell’aria. «Si tratta di cifre doppie rispetto alle stime precedenti. Ciò conferma che il fenomeno rappresenta ormai, in tutto il mondo, il principale fattore di rischio sanitario, tra quelli legati all’ambiente». La stessa OMS, d’altra parte, ha indicato che il 92% degli abitanti delle città non respira ormai più aria salubre.

Gli aiuti al petrolio valgono  il 6,5% del Pil mondiale

Lo studio precisa inoltre le cifre economiche in gioco: secondo Andy Haines, della Scuola di Igiene e medicina tropicale di Londra, l’industria degli idrocarburi riesce ad intercettare sovvenzioni pubbliche – in tutto il pianeta – per una quota stratosferica, pari al 6,5% del prodotto interno lordo mondiale. Un dato che era stato indicato nel 2015 dal Fondo monetario internazionale. Ma i 54mila miliardi indicati (riferiti al 2050) sono solo ciò che non si spenderebbe per curare le conseguenze dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale e dei fenomeni meteorologici estremi. Qualcosa come i Pil di Cina, Unione europea e India messi insieme.

Il “salvadanaio” dello stile olandese

Haines fa l’esempio di grandi megalopoli come Nuova Delhi, nelle quali il miglioramento della qualità dell’aria consentirebbe di aumentare sensibilmente il livello di salute della popolazione. Anche in Europa si potrebbe agire efficacemente: se gli abitanti della città del Regno Unito adottassero lo stile di vita dei cittadini di Copenaghen (“capitale” della mobilità sostenibile), il sistema sanitario risparmierebbe 15 miliardi di euro in 20 anni.

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