Midterm, i Democratici statunitensi non parlano più di clima. Ma l’elettorato lo chiede
Nei comunicati democratici le citazioni del clima sono calate dell'80%. Eppure il 59% di chi vota negli Stati in bilico vorrebbe sentirne parlare di più
In breve
- Alle elezioni di midterm del 3 novembre 2026 i Democratici statunitensi parlano sempre meno di clima: nei loro comunicati le citazioni sono calate dell’80% rispetto al 2021.
- La strategia, suggerita dal think tank Searchlight Institute, punta su bollette e prezzi dell’energia: evoca la transizione energetica senza mai nominare i cambiamenti climatici.
- Il climate hushing rischia di non pagare: secondo l’Environmental Voter Project, il 59% dell’elettorato negli Stati in bilico vuole sentir parlare di più di clima.
Negli Stati Uniti lo chiamano climate hushing, letteralmente silenzio sul clima. È la tendenza di candidati e rappresentanti politici a parlare sempre meno, almeno esplicitamente, di cambiamenti climatici, riscaldamento globale, energie rinnovabili e di tutto ciò che riguarda questi argomenti.
La questione è emersa soprattutto negli ultimi mesi, quando si è fatta serrata la campagna elettorale per le elezioni di midterm del 3 novembre. Il costo della vita e l’aumento del prezzo dell’energia sono tra i temi centrali del dibattito politico. I Repubblicani strizzano l’occhio alle compagnie petrolifere e del gas, promettendo di abbattere uno dopo l’altro i paletti ambientali che ne limitano l’attività. I Democratici, invece, evitano di nominare la transizione energetica anche quando propongono soluzioni che la riguardano. Un cambio di paradigma rispetto al passato recente, che rischia di avere conseguenze nefaste per il Pianeta e che non sembra avere il sostegno dell’elettorato.
Climate hushing, la strategia dei Democratici per le midterm
Nel settembre 2025 il Searchlight Institute, think tank fondato dallo stratega democratico centrista Adam Jentleson, ha suggerito ai Democratici di parlare di cambiamenti climatici senza nominare i cambiamenti climatici. Eppure l’emergenza climatica e la necessità di azioni urgenti per contrastarla erano stati temi centrali della campagna elettorale del 2018, quella per le elezioni di midterm del primo mandato del presidente Donald Trump. Allora i Democratici avevano insistito parecchio sull’argomento. Anche per questo, secondo gli analisti, conquistarono la maggioranza dei seggi alla Camera dei rappresentanti. Oggi la situazione appare radicalmente cambiata e la linea prevalente sembra proprio quella suggerita da Jentleson.
Un’analisi della testata Inside Climate News ha rivelato che nei comunicati stampa diffusi dai Democratici alla Camera e al Senato i riferimenti ai cambiamenti climatici sono crollati, soprattutto dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca: -80% rispetto al 2021. Un’altra indagine recente, condotta dal quotidiano britannico The Guardian, ha esaminato i siti elettorali dei candidati al Senato in Alaska, Georgia, Iowa, Maine, Michigan, North Carolina, Ohio e Texas, rilevando la stessa tendenza. Tra tutti i candidati, democratici e repubblicani, soltanto due, i democratici Abdul El-Sayed in Michigan e James Talarico in Texas, menzionano esplicitamente il clima sui propri siti.
FestiValori 2026, sabato 14 novembre a Milano: Non aspettiamo la prossima estate. Il festival di Valori e Radio Popolare, ingresso libero. Scopri il programmaCosti energetici al centro della campagna dei Democratici
Il tema ambientale ha progressivamente perso visibilità nella comunicazione politica proprio quando l’emergenza climatica pesa come non mai sulla vita della popolazione statunitense. Ma dietro ci sono calcoli elettorali precisi. Un sondaggio condotto a inizio ottobre dalla società Hart Research per conto di alcune organizzazioni ambientaliste ha mostrato che i costi energetici sono una delle principali questioni elettorali nei distretti congressuali in bilico. Secondo il sondaggio, l’elettorato ritiene i Repubblicani e le politiche energetiche di Trump responsabili dell’impennata dei prezzi di benzina e bollette.
Per questo i Democratici hanno concentrato la campagna degli ultimi mesi su bollette, inflazione, assicurazioni, posti di lavoro e prezzi dell’energia. Alludono così agli effetti dei cambiamenti climatici, ma senza più nominarli in modo esplicito. È una strategia sposata anche dalle organizzazioni ambientaliste. Puntano su temi chiave come i data center, la corruzione e gli affari tra il governo statunitense e le compagnie fossili, ma senza ricondurli, almeno a livello lessicale, ai cambiamenti climatici.
L’elettorato degli Stati in bilico vuole sentir parlare di clima
Diversi accademici e analisti criticano la crescente propensione del campo progressista al climate hushing. Come sottolinea Inside Climate News, nell’ultimo tratto di campagna i candidati democratici parlano soprattutto del peso dei costi energetici, non dei rischi dei cambiamenti climatici. Organizzazioni autorevoli nella tutela ambientale come la League of Conservation Voters chiedono da tempo di collegare esplicitamente l’energia a prezzi accessibili al sostegno dei progetti di energia pulita.
È la ricetta opposta a quella dei Repubblicani, secondo cui per abbassare bollette e prezzo della benzina bisogna sostenere le compagnie fossili. Il 27 ottobre, durante un comizio in Texas, Trump ha annunciato la revoca delle norme sulle emissioni di metano di pozzi petroliferi e di gas introdotte dall’amministrazione Biden.
La scorsa primavera le università di Yale e George Mason hanno pubblicato i risultati di un sondaggio: il 58% di chi è iscritto alle liste elettorali preferirebbe votare candidati che sostengano azioni contro il riscaldamento globale, contro il 14% che sceglierebbe chi vi si oppone. Un altro studio, realizzato dall’organizzazione no profit Environmental Voter Project, rivela che negli Stati in bilico per il Senato la maggioranza di chi probabilmente andrà a votare vorrebbe sentir parlare di più di cambiamenti climatici. Lo chiede il 59%, mentre il 17% preferirebbe sentirne parlare di meno. Le due analisi mettono in discussione il climate hushing non solo sul piano etico, ma anche su quello della convenienza elettorale. Le elezioni del 3 novembre potrebbero essere una lezione per il futuro.




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