Anche quest’anno a scuola farà “caldo”
La scuola italiana non è attrezzata per affrontare la crisi climatica. La somma irrisoria stanziata dal governo per i condizionatori ha solo inasprito le polemiche
In breve
- L’Unicef segnala che nel 2025 oltre 171 milioni di studenti nel mondo hanno subito interruzioni scolastiche per la crisi climatica, 50 milioni per ondate di caldo.
- In Italia solo il 7,5% delle scuole ha impianti di climatizzazione o ventilazione; il governo ha stanziato appena 20 milioni di euro per i condizionatori.
- Cittadinanzattiva chiede un miliardo l’anno per l’edilizia scolastica: la cifra stanziata copre solo poche centinaia di aule sulle oltre 362mila italiane.
Il caldo estremo cominciato verso la fine dell’ultimo anno scolastico è stato un incubo per milioni di alunni italiani. Specie per i più piccoli – perché più fragili e perché costretti a passare molte ore a scuola – e per quelli che hanno dovuto sostenere gli esami tra giugno e luglio in aule letteralmente infuocate. La storia potrebbe ripetersi verso la fine dell’anno scolastico che inizia in questi giorni. Sempre che nuove ondate di caldo non ci piombino addosso già tra settembre e ottobre.
È un problema che ha generato orde di genitori giustamente inferociti, ma al quale al momento nulla lascia pensare che si stia cercando di porre rimedio seriamente. Ha a che fare ovviamente con la crisi climatica. E non riguarda solo l’Italia.
La crisi climatica interrompe la scuola di milioni di studenti
L’Unicef ha appena pubblicato il rapporto “Interruzione dell’apprendimento: panoramica globale delle interruzioni scolastiche legate al clima nel 2025”. Dice che nel 2025 oltre 171 milioni di studenti tra la scuola dell’infanzia e la scuola secondaria superiore nel mondo – vale a dire uno su 10 – hanno dovuto subire un’interruzione del loro percorso per colpa della crisi climatica. E come sempre a farne di più le spese sono stati i più vulnerabili: gli studenti in Paesi a basso reddito e le bambine.
Lezioni sospese, edifici e aule danneggiate, passaggio forzato alla Dad (didattica a distanza), tempi di istruzione e frequenza scolastiche ridotto, rischio di abbandono accresciuto: queste le modalità concrete in cui l’interruzione del percorso si è manifestata. In Italia la causa principale sono state le inondazioni, che hanno interessato quasi 1,2 milioni di studenti (su oltre 7 milioni). Nel mondo sono state le tempeste (500mila gli studenti spagnoli della Comunità Valenciana colpiti), seguite dalle inondazioni (nel solo Pakistan hanno ritardato il rientro a scuola di 28 milioni di studenti) e dalle ondate di caldo. Queste ultime da sole hanno interessato 50 milioni di bambini.
Le aule scolastiche in Italia: “trappole” di calore
Quanto all’Italia, più o meno negli stessi giorni è arrivato il XXIV Rapporto di Cittadinanzattiva sulla sicurezza delle scuole. Che ha rielaborato i dati dell’Anagrafe dell’Edilizia scolastica su strutture e servizi, incrociandoli per la prima volta con le mappe ufficiali dell’Ispra per individuare le scuole che insistono su territori a rischio idraulico e idrogeologico.
Per limitarsi alle questioni legate al clima, in un contesto generale raggelante (quasi il 60% delle scuole dove i nostri figli stanno per ore ogni giorno non ha né il certificato di agibilità, né quello di prevenzione incendi, ebbene sì), emerge che la crisi climatica è una minaccia diretta per la salute di studenti e personale scolastico. Meno del 7,5% delle scuole italiane (circa una su 13) ha sistemi di condizionamento o ventilazione. Solo il 2,5% (meno di una su 40) ha impianti solari termici, quando è arcinoto che investire sulla transizione ecologica nelle scuole significa anche renderle autosufficienti dal punto di vista energetico.
In sintesi, le scuole italiane sono totalmente impreparate a fronteggiare lo scenario che che è già reale di ondate di caldo sempre più intense, frequenti e prolungate. Con buona pace degli allarmi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e di specialisti che hanno definito il caldo estremo una minaccia sanitaria urgente e crescente. E ha evidenziato come le infrastrutture scolastiche europee siano diventate “trappole” di calore, in quanto non progettate per resistere alle temperature a cui ormai ci dobbiamo abituare e men che meno a quelle che ci attendono in futuro.
Il governo stanzia solo 20 milioni per i condizionatori
Cittadinanzattiva ha chiesto al governo un Piano Nazionale di Adattamento Climatico triennale per le scuole. Con interventi strutturali (efficientamento, raffrescamento sostenibile) e naturali (estensione del verde, “rifugi climatici” nei cortili). E un investimento in edilizia scolastica di almeno un miliardo di euro l’anno.
Ma di fronte a milioni di studenti che all’arrivo del caldo rischiano anche quest’anno scolastico di restare rinchiusi in aule bollenti, chissà per quanti giorni e chissà in quali condizioni soffocanti (umidità, sovraffolamento), il governo per ora ha solo messo a disposizione a inizio settembre 20 milioni di euro per il raffrescamento delle aule. Tradotto: per i condizionatori.
Una cifra adeguata? Informazione Scuola ha fatto due conti: fanno circa 55 euro per ogni classe. Ma solo in teoria, perché erano le scuole a dover richiedere i fondi e dovevano pure soddisfare i requisiti del bando. E poi non si tratta solo di acquistare un condizionatore: ci sono i costi di installazione, adeguamento degli impianti, eventuali interventi elettrici, e così via. C’è chi ha stimato che 20 milioni potrebbero bastare per interventi adeguati in non più di qualche centinaio di aule (su oltre 362mila in Italia).
Ove mai fossero davvero coperte per intero le spese per acquistarli, installarli, eccetera, a far sballare i conti di un sistema scolastico che già non naviga nell’oro, per usare un eufemismo, potrebbero poi bastare i soli costi legati ai consumi energetici di qualche decina di condizionatori in funzione per molte ore al giorno per vari mesi all’anno. Senza ovviamente considerare che parlare seriamente di scuole “sostenibili”, attrezzate a reggere l’impatto della crisi climatica che galoppa, significa considerare molto altro ancora: efficienza energetica, isolamento, coperture, ventilazione, verde, e via discorrendo.
Gli appelli per ritardare l’inizio dell’anno scolastico
Chi era inferocito, dopo gli spiccioli messi sul piatto dal governo senza alcuna visione o programmazione lo è diventato probabilmente ancor di più. Difficile, infatti, non considerarli un’elemosina, se non proprio una presa per i fondelli. Specie a confronto dei miliardi e miliardi che vengono gettati allegramente e speditamente in un riarmo folle che la stragrande maggioranza degli italiani rigetta.
Così petizioni e appelli per ritardare l’inizio della scuola, per evitare le ondate di caldo di rigurgito di questa fine estate che non finisce mai, sono fioccate su e giù per l’Italia. Lanciati dai genitori, dai sindacati, dai medici, dai pediatri. Con polemiche a non finire perché quelli che «eh no, la scuola deve iniziare», qualsiasi siano le condizioni, ci sono sempre. Di certo c’è solo una cosa: che nelle scuole italiane anche quest’anno farà “caldo”, in tutti i sensi.




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