Cop21, accordo ancora lontano a 24 ore dal giro di boa

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©Andrea Barolini

preoQuella di oggi sarà una giornata cruciale a Le Bourget, dove si svolge la Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite, Cop 21. I negoziatori hanno infatti tempo fino a domani (sabato) alle 12 per consegnare una bozza di accordo alla presidenza francese, e consentire in tal modo ai ministri di recuperare il testimone nel corso della seconda settimana di lavori.

 

Ieri mattina c’è stato un primo colpo di scena: nella notte tra mercoledì e giovedì, dopo tre giorni di discussioni, le delegazioni hanno preso atto dell’eccessivo ritardo accumulato. Il Sudafrica ha così proposto di modificare profondamente il metodo di lavoro: stop alle decine e decine di «spin off» (riunioni ristrette incaricate di trovare soluzioni a questioni specifiche) e testo nella sua interezza nelle mani dell’assemblea. La proposta è stata accolta da tutti i Paesi presenti: al momento dell’ok mancavano ancora circa 48 ore alla conclusione della prima settimana della Cop 21.

 

Cop21 3 dic
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Da adesso, dunque, parte il rush finale. Numerose associazioni presenti hanno evocato il rischio della “Sindrome di Copenaghen”. La preoccupazione, nei corridoi che dividono le sale dove si svolgono le riunioni, è palpabile. La Fondazione Nicolas Hulot, che segue da vicino i negoziati, ha ricordato che «fu proprio a causa degli scarsi risultati ottenuti nel corso dei primi giorni di lavori che in Danimarca il summit si risolse in un fallimento».

 

L’ostacolo principale, come era facile immaginare, è quello legato ai finanziamenti. Proprio su questo punto, nelle scorse 48 ore il gruppo dei G77 (che rappresenta 134 paesi in via di sviluppo) pare abbia alzato decisamente i toni della discussione, chiedendo garanzie ai paesi ricchi sul rispetto dei loro impegni. Ancora, c’è da registrare la posizione di chiusura dell’Arabia Saudita, che a quanto pare starebbe contrastando la proposta avanzata dai Paesi più vulnerabili, riuniti sotto l’insegna del “Climate Vulnerable Forum”, di limitare la crescita della temperatura globale a 1, 5 gradi centigradi entro la fine del secolo (e non a 2 gradi come previsto inizialmente dai governi).

 

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Il tutto, insomma, ha fatto perdere parecchio tempo. Lo stesso ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius, ha lasciato intendere la propria preoccupazione: «Adesso occorre accelerare». Giovedì mattina è stata però svelata una nuova versione della bozza di accordo. E si tratta di un documento in qualche modo ancor meno tranquillizzante del primo: se, infatti, da un lato le pagine sono scese da 55 a 50, dall’altro le circa 200 opzioni presenti nel testo sono diventate 250. E le espressioni tra parentesi quadre (ovvero quelle che necessitano di ulteriori discussioni) sono cresciute da 1.200 a 1.400.

 

Questa mattina alla Cop 21 un migliaio di rappresentanti di enti locali provenienti da tutto il mondo (tra cui circa 700 sindaci), si è riunito all’Hotel de Ville di Parigi, assieme al presidente transalpino François Hollande, con l’obiettivo di spingere per un accordo.