Cop30 di Belém: perché i negoziati avanzano così lentamente

I negoziati della Cop30 procedono lenti: divergenze nei testi, obiettivo 1,5 gradi centigradi contestato, delegazioni in disaccordo su temi cruciali

Alcuni rappresentanti indigeni sono stati accolti alla Cop30 © Kiara Worth/UN Climate Change

«Vi invito a partecipare a una seduta di terapia collettiva». La proposta, del tutto inusuale ma che rende benissimo l’idea di come procedano i negoziati alla Cop30 di Belém, è arrivata da Túlio Andrade, che presiede uno dei gruppi di lavoro. L’obiettivo, ha precisato, è valutare lo stato di avanzamento attuale delle discussioni. 

Durante la quarta giornata di lavori della conferenza, attivisti indigeni hanno sottolineato ai delegati il numero enorme di persone che, in tutto il mondo, subiscono ancora oggi persecuzioni per il fatto di difendere ambiente, natura, ecosistemi, biodiversità e clima. Secondo i dati di Global Witness, almeno 146 persone nel solo 2024 sono state uccise o sono scomparse.

Negoziati in stallo

Dal punto di vista delle trattative tra le delegazioni, su molti temi le discussioni appaiono molto lente. Un “tracker” proposto dall’organizzazione non governativa Carbon Brief permette di seguire l’avanzamento su ciascuna questione. L’Alleanza delle piccole nazioni insulari (Aosis) ha ad esempio spiegato che si sta cercando di proseguire il dialogo avviato a giugno scorso e che punta a fluidificare nel suo complesso il processo di decisione multilaterale sul clima. Ma ha anche precisato che i passi avanti effettuati finora sono ben al di sotto delle aspettative.

Lo stato di avanzamento dei negoziati della Cop30 in una grafica di CarbonBrief
Lo stato di avanzamento dei negoziati della Cop30 in una grafica di CarbonBrief

Di qui a sabato termineranno i lavori degli organi sussidiari (specializzati sui vari temi in discussione): il tempo insomma comincia a stringere e su molti testi provvisori le distanze tra i governi appaiono evidenti. Un metodo semplice e immediato per comprendere lo stato di avanzamento è il conteggio del numero di parentesi quadre presenti in ciascun documento. Si tratta infatti dei punti sui quali non c’è accordo tra le parti.

Il ritorno del conflitto sull’obiettivo degli 1,5 gradi centigradi

Come già accaduto nella giornata di mercoledì, si discute perfino di un obiettivo che appariva, almeno sulla carta, assodato. Ovvero la necessità di lavorare per limitare la crescita della temperatura media globale ad un massimo di 1,5 gradi centigradi, rispetto ai livelli pre-industriali. Il disaccordo sul punto appare evidente in più di un documento provvisorio, tra quelli usciti finora alla Cop30. La ragione è che alcune nazioni vorrebbero che non ci si riferisse a quel target, bensì più complessivamente a ciò che indica l’Accordo di Parigi. 

Quest’ultimo, infatti, spiega che occorre limitare il riscaldamento globale «ben al di sotto dei 2 gradi centigradi» e «rimanendo il più possibile vicini agli 1,5 gradi». È chiaro dunque che alcune nazioni tentano di spostare l’asticella più in basso.

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