Cop30, il mondo a un passo dalla débâcle

La Cop30 di Belém è in crisi: stallo sui fossili, bozza contestata e rischio concreto di abbandonare l’obiettivo degli 1,5 gradi

Stallo alla Cop30 © Kiara Worth/UN Climate Change

La giornata di venerdì 21 novembre alla Cop30 di Belém avrebbe dovuto essere l’ultima. E in molti speravano che potesse concludersi con grandi sorrisi e strette di mano, dopo una prima settimana di conferenza oggettivamente promettente. Nulla di tutto questo, però. Nella notte, come raccontato da Valori.it, la seconda versione del documento più atteso – quello sulla mutirão, la mobilitazione collettiva tanto attesa e che dovrebbe contenere una roadmap per l’uscita dalle fonti fossili – è stata estremamente deludente. 

Bozza seconda bozza non menziona le fossili: i negoziati della Cop30 entrano nel caos

Il testo è infatti, semplicemente, privo di ogni riferimento a tali combustibiliCarbone, petrolio e gas non sono stati neppure menzionati. Segno di una distanza enorme tra i negoziatori. Che però quel documento ha, di fatto, acuito. 

Anziché semplificare, infatti, una versione così “estrema” ha suscitato dapprima lo sdegno di più di trenta Paesi, che hanno scritto una lettera alla presidenza brasiliana. Avvertendo che senza un riferimento ai combustibili fossili, non avrebbero concesso il loro via libera all’accordo. Quindi sono sorte innumerevoli prese di posizione da parte delle varie diplomazie presenti alla Cop30. A partire dal Gruppo dei Paesi arabi, che hanno al contrario ammonito: «Citare esplicitamente le fonti fossili è inaccettabile». 

Von der Leyen spacca l’Ue: «Non combattiamo le fossili, ma le emissioni»

A intervenire è stata poi la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, che non ha fatto altro se non alimentare polemiche e divisioni. Sconfessando la maggior parte dei Paesi membri (tutti tranne Polonia e Italia), che avevano aderito all’idea della roadmap, la dirigente tedesca ha infatti affermato, a una conferenza stampa al G20 in Sudafrica: «Noi non combattiamo le fonti fossili, ma le emissioni». Come se un medico dicesse: «Noi non combattiamo Ebola, ma la febbre alta». 

Così, sul tavolo della presidenza brasiliana di fatto è giunta una valanga di nuove proposte. Un po’ per tentare di uscire dall’impasse, un po’ per provare disperatamente a risollevare le sorti della Cop30. La Colombia ha alzato decisamente i toni affermando che sarebbe ora di organizzare una conferenza “parallela” alle Cop, con i Paesi che davvero vogliono agire contro la crisi climatica. 

La presidenza brasiliana ha intanto tentato di proseguire i colloqui informali con le delegazioni. L’Unione europeal’Alleanza indipendente dell’America Latina e dei Caraibi e l’Environmental integrity group hanno ribadito la loro opposizione alla decisione mutirão priva di riferimenti alle fonti fossili. Il Gruppo africano ha manifestato contrarietà a qualsiasi accordo che aumenti gli oneri sui Paesi in via di sviluppo. Le nazioni arabe hanno confermato che ogni riferimento ai loro settori economici è “fuori discussione”. 

Carbon markets e perdite e danni: gli unici segnali positivi della Cop30

Così, mentre a Belém è ormai l’alba, nessuna nuova versione del testo è stata per ora pubblicata. Chi sperava che il documento potesse essere una strategia per sparigliare è stato di fatto deluso. Tuttavia, su altri fronti qualcosa si è mosso. È stato raggiunto ad esempio un accordo sulle questioni relative al Protocollo di Kyoto e agli approcci basati sul mercato per l’attuazione dell’Accordo di Parigi (articolo 6). 

Inoltre, dopo un lungo negoziato, le delegazioni sono riuscite a raggiungere un accordo sulla revisione del Meccanismo internazionale di Varsavia sulle perdite e i danni (loss and damage)

Di certo, però, non basterà a non chiudere la Cop30 con un fallimento, se non si troverà all’ultimo momento un accordo sulle fonti fossili. L’Alleanza dei piccoli Stati insulari (Aosis) ha lanciato un appello accorato al resto del mondo. Il rischio concreto, infatti, è che la conferenza di Belém passi alla storia come quella che avrà rinunciato all’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 gradi centigradi. 

Nessun commento finora.

Lascia il tuo commento.

Effettua il login, o crea un nuovo account per commentare.

Login Non hai un account? Registrati