Cop30 di Belém: un accordo inadeguato per l’emergenza climatica

L’accordo della Cop30 è giudicato inadeguato: niente vero phase-out dei fossili e finanziamenti insufficienti per affrontare la crisi climatica

Mauro Albrizio
© Kiara Worth/UN Climate Change
Mauro Albrizio
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Si è arrivati a Belém per avviare una nuova stagione dei negoziati sul clima con impegni ambiziosi per contrastare la drammatica emergenza climatica globale. Purtroppo, l’Accordo di Belém consente solo un passo in avanti sulla giustizia climatica ed un preoccupante passo indietro sul phasing-out dei combustibili fossili, cruciale per poter colmare il crescente divario di ambizione negli impegni nazionali di riduzione delle emissioni climalteranti e mantenere vivo l’obiettivo di 1,5 gradi centigradi dell’Accordo di Parigi.

Phase-out dei combustibili fossili: un’occasione mancata alla Cop30

Infatti, se da una parte, grazie alla grande mobilitazione della società civile, nell’accordo si prevede la creazione del “Meccanismo d’azione di Belém” – il nuovo strumento operativo per coordinare e promuovere la giusta transizione a livello globale – dall’altra, è stato escluso il phase-out dei combustibili fossili. Lasciando nell’accordo solo un vago riferimento ad accelerare gli impegni assunti due anni fa negli Emirati Arabi. Senza nemmeno alcun riferimento esplicito alla transizione per la fuoriuscita dalle fossili decisa a Dubai. 

La presidenza brasiliana non è riuscita a supere il veto dei Petrostati, con in testa l’Arabia Saudita. Accettando di escludere dall’accordo la sua proposta di una roadmap per la giusta transizione per porre fine all’uso dei combustibili fossili. Nonostante la roadmap sia stata sostenuta dalla Dichiarazione promossa dalla Colombia e sottoscritta da oltre 80 Paesi, tra cui tutti quelli dell’Unione europea tranne Italia e Polonia. Tuttavia, per raggiungere il consenso necessario per l’approvazione dell’accordo, la presidenza brasiliana si è impegnata parallelamente ad avviare, in collaborazione con la Colombia, una roadmap per il phase-out dei combustibili fossili con tutti i Paesi disponibili. Il suo lancio è previsto il 28 e 29 aprile del prossimo anno a Santa Marta in Colombia. È fondamentale che l’Europa tutta, a partire dall’Italia, sia tra i protagonisti di questa roadmap.

Finanza climatica insufficiente: fallito il sostegno ai Paesi più vulnerabili

Inoltre, va sottolineato l’impegno finanziario inadeguato dei Paesi sviluppati a sostegno delle politiche di adattamento nei Paesi più poveri e vulnerabili. Solo un impegno generico a triplicare risorse entro il 2035. Senza una chiara base di riferimento che rischia nei fatti solo di raddoppiare gli attuali impegni entro il 2030, sulla base dell’accordo raggiunto nel 2021 a Glasgow. Rendendo così più difficoltosi gli sforzi per ricostruire la necessaria fiducia con i Paesi più poveri e vulnerabili, fondamentale per superare con successo l’emergenza climatica globale.

Dieci anni dopo Parigi, serviva grande coraggio politico per mettere in campo un’ambiziosa azione climatica globale. Invece, i leader mondiali si sono limitati al minimo indispensabile per evitare il fallimento. A partire dall’Europa, che non ha avuto il coraggio e la forza di spingere la Cina a mettersi insieme alla testa di una Coalizione degli ambiziosi. Cruciale per costruire un ponte tra Paesi industrializzati, emergenti ed in via di sviluppo. Indispensabile ora più che mai di fronte alle crescenti tensioni geopolitiche, che sfociano spesso in drammatici conflitti e mettono sempre più a rischio il multilateralismo, senza il quale è impossibile affrontare con successo le emergenze planetarie. A cominciare da quella climatica.


Mauro Albrizio dirige l’ufficio europeo di Legambiente sin dalla sua costituzione nel 2000. Negli anni ha svolto un’azione di lobby a tutto campo. Ha partecipato a diverse conferenze internazionali delle Nazioni Unite sul clima e sullo sviluppo sostenibile.

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