La Coppa del Mondo 2026 produrrà le emissioni più alte di sempre

Mai una Coppa del Mondo aveva inquinato così: 9 milioni di tonnellate di CO2, quasi quanto 6,5 milioni di auto in un anno

I voli rappresentano la voce principale delle emissioni della Coppa del Mondo 2026 © Fahroni/iStockPhoto

La Coppa del Mondo 2026 che comincerà il prossimo giugno in Canada, Messico e Stati Uniti rischia di generare oltre 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente (MtCO2e). Il livello più alto di emissioni per un torneo organizzato dalla Fifa. Per capirci, equivale a quello prodotto da 6,5 milioni di automobili di medie dimensioni in circolazione per un intero anno. Lo sostiene un report pubblicato da Scientists for Global Responsibility, Environmental Defense Fund, Sport for Climate Action Network e New Weather Institute.

Un atto di accusa a cui la Fifa di Gianni Infantino, che in altre sedi si è impegnata a ridurre le emissioni causate dalle competizioni calcistiche con l’obiettivo di arrivare a zero entro il 2040, e che a ogni torneo ripete ogni volta che è il più sostenibile di sempre, ha risposto siglando nel 2024 una partnership con Saudi Aramco. Il leader mondiale nella produzione di petrolio che è anche il deus ex machina dietro l’organizzazione della Coppa del Mondo del 2034 in Arabia Saudita. Un accordo di sponsorizzazione del valore di circa 350 milioni per quattro anni che spiega meglio di ogni proclama quanto la Fifa e Infantino abbiano a cuore la questione ambientale.

I fattori che producono emissioni alla Coppa del Mondo 2026

Il rapporto, intitolato Il punto cieco climatico della Fifa: la Coppa del Mondo in un mondo che si riscalda, prende in esame vari fattori per stimare le emissioni prodotte dalla competizione. A cominciare dal fatto che per la prima volta si gioca in tre Paesi diversi. Aumentando così a dismisura le distanze da percorrere, spesso in aereo, per squadre, tifosi e addetti ai lavori. E che, di nuovo per la prima volta, la competizione passa da 32 a 48 squadre. Aumentando così a dismisura il numero delle partite che, dalle solite 64, diventano 104. Più partite, a maggiore distanza l’una dall’altra, e il gioco è presto fatto. Le emissioni prodotte dalla Coppa del Mondo 2026 schizzano alle stelle.

Se per la Coppa del Mondo 2026 non sono stati costruiti nuovi stadi, e questo abbassa drasticamente l’impatto ambientale, solo a causa dei viaggi aerei dovuti all’allargamento spaziale e temporale della competizione il report stima la produzione di 7,7 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente. Circa quattro volte tanto l’inquinamento aereo prodotto da ciascuno degli ultimi cinque tornei. E a questo si aggiungono le emissioni provenienti da “altre voci”. La più importante è sicuramente quella delle sponsorizzazioni.

L’accordo recentemente stipulato tra la Fifa e la compagnia petrolifera saudita Saudi Aramco, da solo, secondo le stime ha un impatto di circa 30mila tonnellate di CO2 equivalente. Altro fattore di pericolo per giocatori e tifosi è che sei dei sedici stadi che ospiteranno la Coppa del Mondo 2026 sono soggetti a stress termico estremo. Per esempio, l’AT&T Stadium di Dallas registra 37 giorni all’anno con temperature superiori a 35 gradi Celsius. E una temperatura di bulbo umido a luglio di 28,6 gradi. Livello che supera le soglie di sicurezza della Fifa.

Le responsabilità della Fifa nella crisi climatica

Ecco quindi come si arriva alla mostruosa cifra finale di oltre 9 milioni di tonnellate di anidride carbonica equivalente. Un aumento del 92% rispetto alla media storica attribuibile ai Mondiali disputati dal 2010 al 2022. Il report offre anche uno sguardo al futuro. E ipotizza che la futura Coppa del Mondo del 2030 genererà oltre 6 milioni di tCO2e, principalmente per i viaggi aerei. Nel 2030 si giocherà infatti in cinque Paesi di tre diversi continenti: Marocco, Spagna, Portogallo, Argentina e Uruguay. I Mondiali del 2034 in Arabia Saudita, invece, produrranno oltre 8,5 milioni di tCO2e. Emissioni dovute per la maggior parte ai nuovi stadi che saranno costruiti per ospitare la competizione.

Il tutto ricordando che, come avevamo scritto su Valori, resta difficile stimare la quantità di gas serra prodotti globalmente dal calcio. Ma una ricerca pubblicata lo scorso anno dal  New Weather Institute e del Scientists for Global Responsibility, intitolata Dirty Tackle, non lasciava spazio a dubbi. Prendendo in considerazione tutte le partite e le emissioni dirette e indirette, la ricerca arrivava a una stima di circa 64-66 milioni di tonnellate di CO2 equivalente all’anno.

«La Fifa deve assumersi le responsabilità del suo ruolo crescente nella crisi climatica. La Coppa del Mondo del 2026 si preannuncia come la più inquinante di sempre. E anche i tornei futuri continueranno a basarsi in larga misura sui viaggi aerei e su altre attività ad alta intensità di emissioni di CO2. Con la crisi climatica che si aggrava rapidamente, l’unica risposta sensata è che la Fifa agisca immediatamente per ridurre drasticamente le emissioni dei suoi tornei», ha dichiarato Stuart Parkinson di Scientists for Global Responsibility. Ma la Fifa, come abbiamo visto, non sembra intenzionata a farlo.

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