La corruzione percepita in Italia cala. Anche grazie all’Anac di Cantone

L'indice Transparency giù per il 7° anno consecutivo. Nel 2020, l'Italia fa meglio di USA e Canada. Ma l'Autorità anticorruzione è senza un capo tra troppi mesi

Certo non possiamo fare i salti di gioia, visto il quadro generale, ma il passo in avanti c’è. Anche nell’edizione 2019 – la 25a – dell’Indice di percezione della corruzione pubblicato oggi da Transparency International, l’Italia continua a migliorare, guadagnando altre due posizioni nella classifica globale. Nella scorsa edizione avevamo raggiunto il 53° posto su 180 Paesi del mondo, con un punteggio di 52 su 100 (maggiore è il punteggio, minore è la corruzione percepita). Nell’edizione di quest’anno i punti sono saliti a 53 punti e l’Italia è scesa al 51° posto. Una conferma del trend di lenta ma costante risalita.

La buona notizia proviene da un’indice realizzato sulla base dell’opinione di 13 sondaggi e valutazioni di esperti sulla corruzione nel settore pubblico. Ciascuno di loro assegna un punteggio da 0 (altamente corrotto) a 100 (per niente corrotto). Dal 2012 al 2018 l’Italia ha guadagnato 10 punti, scalando ben 19 posizioni nella classifica generale, con l’effetto non secondario di migliorare la propria reputazione anche nei confronti dei partner europei (e fra gli investitori esteri).

Classifica dei Paesi nell’Europa occidentale dell’indice della corruzione percepita 2019 – FONTE: Transparency International, gennaio 2020.

Fin qui il bicchiere mezzo pieno.Tuttavia il nostro Paese rimane a veleggiare nelle parti più basse della classifica relativa all’Europa occidentale. Ci collochiamo a un livello peggiore di Malta, ad esempio,  che certo non brilla per trasparenza, come evidenziato dalle indagini della giornalista Daphne Caruana Galizia. E siamo abbondantemente dietro nazioni come Germania, Francia e Spagna.

Del Monte: tra legge e Anac l’Italia è migliorata. Ma serve un “nuovo Cantone”

Il lavoro da fare rimane molto, ma i nostri progressi sono evidenti. E secondo Davide Del Monte, direttore esecutivo di Transparency International Italia, un certo merito nella loro affermazione è da ascrivere a due momenti fondamentali nella storia politica recente della lotta alla corruzione. L’approvazione della legge 190 del 2012 e la nascita dell’Autorità anticorruzione (Anac) nel 2015, agenzia affidata Raffaele Cantone, dimissionario da luglio 2019 e non ancora sostituito.

I progressi dell’Italia nella corruzione percepita dal 2012 al 2019 – FONTE: Transparency International, gennaio 2020 – EVIDENZIATA

«La nascita della Autorità anticorruzione – sostiene Del Monte – ha inciso sicuramente molto nel miglioramento del ranking italiano, sia a livello di efficacia reale, per la prevenzione della corruzione, sia per quanto riguarda il percepito. Oltre al lavoro quotidianamente svolto dall’Anac nel monitorare quegli enti che non sono stati abbastanza diligenti rispetto agli obblighi di trasparenza, l’Autorità è stata molto attiva anche sul piano comunicativo».

Un plauso in tal senso, va all’operato di Raffaele Cantone, secondo Del Monte: «Ha avuto un approccio molto deciso rispetto al suo ruolo. Ha portato l’Autorità anticorruzione ad avere un impatto veramente importante sia sul campo che sui giornali, e questo ha fatto sì che anche la percezione di cittadini, investitori e uomini d’affari rispetto al nostro paese sia migliorata».

Ma lo “Sbloccacantieri” ha fatto a pezzi l’ANAC

Inevitabile la preoccupazione che la lunga vacatio alla quale è costretta l’ANAC possa produrre l’effetto contrario e invertire i progressi fatti. «L’Italia non può permettersi il lusso di attendere ancora per avere nuova guida di peso a capo dell’Autorità» ammonisce Del Monte.

Qualunque sia la futura guida dell’Autorità anticorruzione, rimane un dato di fatto, rimarcato a Valori da Alessandra Dolci, procuratore aggiunto e capo della Direzione distrettuale antimafia di Milano: «Anac è stata depotenziata dal decreto “sbloccantieri” (la norma approvata da Lega e 5 Stelle, ndr) e ora ha un ruolo poco più che simbolico».

La corruzione “mangia” 990 miliardi di euro nella Ue

Quando sia cruciale battere la corruzione è ricordato da una recente ricerca internazionale del centro di ricerca Rand: la corruzione sottrae al Vecchio continente una cifra che si stima superiore ai 990 miliardi di euro l’anno. Soldi in meno per servizi pubblici, infrastrutture efficienti, imprenditori onesti. Di quella cifra, l’Italia pagherebbe una quota che vale intorno al 13% del Pil, ben oltre i 200 miliardi di euro. Ma, al di là dei numeri, imponenti ma difficili da verificare per la natura del reato, la mappa globale di Transparency International, oltre alle notizie su di noi, registra un generale cattivo stato delle di molte nazioni del mondo.

I dati e le pratiche della corruzione reale in Italia

Ma, passando dalla percezione ai dati effettivi, cosa emerge sull’Italia? Secondo quanto monitorato da Transparency International nella sua mappa della corruzione, basata sulle notizie diffuse dai vari media, ci sarebbe corrispondenza tra percepito e realtà. A dirlo sarebbe innanzitutto un decremento di oltre 200 casi di corruzione, dai 988 del 2018 ai 767 dell’anno appena trascorso. Il che significa, precisa Del Monte, «che i grandi casi di corruzione trattati dai media sono stati in numero inferiore». Il medesimo trend si ritrova nella diminuzione delle indagini (da 702 nel 2018 a 551 nel 2019) e delle condanne per questi reati: 117 contro 84.

Il decremento è confermato nel periodo periodo 2000-2016 dai numeri riportati dall’Istat e tratti dal casellario giudiziale. Emerge infatti un abbattimento delle sentenze definitive di condanna per corruzione (ex art. 319 c.p.), dalle 792 complessive del 2000 (corruzione semplice e aggravata) alle 162 del 2016 (erano già 247 nel 2003), e per istigazione alla corruzione (da 178 a 117). Sono invece rimaste stabili le condanne per peculato, corruzione impropria e in atti giudiziari.

I settori più colpiti dalla corruzione in Italia, 2016-2019 – FONTE: relazione ANAC, ottobre 2019

In 3 anni, un caso di corruzione emerso ogni settimana

È invece l’Anac a registrare, fra agosto 2016 e agosto 2019, solo «117 ordinanze di custodia cautelare per corruzione spiccate dall’Autorità giudiziaria in Italia e correlate in qualche modo al settore degli appalti: esemplificando è quindi possibile affermare che sono stati eseguiti arresti ogni 10 giorni circa.

In linea con questa cadenza temporale sono anche i casi di corruzione emersi analizzando i provvedimenti della magistratura: 152, ovvero uno a settimana (solo a considerare quelli scoperti)». A essere interessate pressoché tutte le regioni d’Italia, a eccezione del Friuli Venezia Giulia e del Molise. Il picco numerico spetta però alla Sicilia, «dove nel triennio sono stati registrati 28 episodi di corruzione (18,4% del totale), quasi quanti se ne sono verificati in tutte le regioni del Nord (29 nel loro insieme)».