La crisi climatica spiegata con le mappe. Puntata 5: le inondazioni in Europa

Il livello dei mari crescerà anche in Europa a causa dei cambiamenti climatici. Ecco quali sono le aree più a rischio (anche in Italia)

I cambiamenti climaticiVariazione dello stato del clima rispetto alla media e/o variabilità delle sue proprietà che persiste per un lungo periodo, generalmente numerosi decenni.Approfondisci sono attuali. E saranno sempre più presenti nelle nostre vite, in futuro. Anche se agiremo in modo concreto per diminuire le emissioni di gas ad effetto serraGas che compongono l’atmosfera terrestre. Trasparenti alla radiazione solare, trattengono la radiazione infrarossa emessa dalla superficie terrestre, dall'atmosfera, dalle nuvole.Approfondisci. Il processo avviato, infatti, è ormai in buona parte irreversibile.

Tuttavia siamo ancora in tempo per limitare i danni. A condizione di riuscire a contenere la crescita della temperatura media globale – alla fine del secolo,  rispetto ai livelli pre-industriali – «ben al di sotto dei 2 gradi centigradi», come indicato dall’Accordo di ParigiL’Accordo di Parigi è un documento d’intesa tra le nazioni facenti parte dell’UNFCCC che è stato raggiunto nel 2015 al termine della Cop21.Approfondisci.

Altrimenti, dovremo attenderci una moltiplicazione degli eventi meteorologici estremi. Ondate di caldo, siccità, inondazioni, risalita del livello dei mari. L’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA) ha pubblicato una serie di mappe del Vecchio Continente. Che consentono di comprendere, in concreto, come sarà l’Europa se rispetteremo gli impegni assunti dalla comunità internazionale in termini di lotta ai cambiamenti climatici. E come sarà se non lo faremo. Valori vi propone un’analisi in cinque puntate, ciascuna focalizzata su un tema specifico: siccità, agricoltura, inondazioni, incendi e innalzamento del livello dei mari.

Il 12 luglio 2017, nel mare di Weddell, a ridosso della penisola antartica Larsen C, un gigantesco iceberg si staccò dalla calotta glaciale. Il blocco di ghiaccio, identificato con la sigla A68, ha rappresentato uno dei più grandi mai osservati. Con oltre 5.800 chilometri quadrati di superficie, uno spessore di 200 metri e un peso di mille miliardi di tonnellate.

Il distacco di un iceberg in Groenlandia

Un anno dopo, in Groenlandia, un fenomeno del tutto simile ha provocato la perdita di 10 miliardi di tonnellate in pochi minuti. Un iceberg di sei chilometri di larghezza e 1,6 di lunghezza, per una profondità di 800 metri, si staccò dal ghiacciaio di Helheim. Filmato in diretta dall’Environmental Fluid Dynamics Laboratory dell’università di New York.

Il global warming scioglierà  i ghiacci polari e il livello dei mari crescerà

Notizie come questa giungono di continuo dai due poli. E la principale conseguenza dello scioglimento dei ghiacci artici e antartici è la risalita del livello dei mari. Che, però, non viene (ancora) percepita in tutto il mondo allo stesso modo. Esistono ad esempio alcune piccole nazioni insulari, in particolare nell’oceano Pacifico, che rischiano già di scomparire dalle carte. Nel Sud-Est asiatico, allo stesso modo, numerose aree costiere potranno ritrovarsi inondate nei prossimi decenni. In Europa, le mappe pubblicate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente  (EEA) indicano che saranno sempre di più le zone a rischio. Anche in Italia.

L’immagine a scorrimento che vi proponiamo, ipotizza due scenari. Il primo prevede una crescita della temperatura media globale, alla fine del secolo, non superiore ai 2 gradi centigradi. Nel secondo, invece, il riscaldamento supererebbe i 4 gradi. Rispetto ai livelli medi dei mari del periodo 1981-2010, entrambe le ipotesi indicano che numerose regioni costiere europee verranno colpite. Con conseguenze su ecosistemi, risorse idriche, infrastrutture, economie locali e abitazioni.

D’altra parte, le stesse proiezioni dell’IPCC, il Gruppo intergovernativo di studio sui cambiamenti climatici delle Nazioni Unite, indicano che il livello dei mari crescerà in media di 30-60 centimetri con 2 gradi. E tra 60 centimetri e 1,1 metri nello scenario ad alte emissioni. Altri studi, tuttavia, sono perfino più pessimisti e immaginano risalite anche di 2,5 metri.

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Innalzamento del livello dei mari nelle regioni costiere nord-orientali italiane © EEA

Sulle coste europee a rischio vivono più di 20 milioni di persone

In generale, secondo l’EEA, le aree più a rischio sono quelle situate tra uno e sei metri di altitudine sul livello del mare. Per comprendere la portata del problema, basti pensare che gli europei che vivono ad un metro di altitudine sono 11 milioni. Valore che cresce a 12,9 milioni se si arriva a due metri. E a 20,3 milioni considerando le aree fino a 6 metri. Le loro terre, in assenza di interventi, saranno semplicemente inondate in modo permanente alla fine del secolo. E in modo temporaneo già nei prossimi decenni. Ciò non solo per effetto dell’innalzamento del livello dei mari, ma anche per l’effetto combinato di eventi meteorologici estremi.

Secondo le mappe dell’EEA, le regioni più colpite in Europa saranno le coste di Belgio, Paesi Bassi e Germania nord-occidentale. Quindi quelle meridionali e occidentali della Francia. La maggior parte dei litorali della Danimarca e della Svezia meridionale. Ma anche l’Italia nord-orientale, con particolare riferimento alla zona di Venezia. Dove dighe e sbarramenti potrebbero rivelarsi insufficienti se non inutili.