Crisi finanziaria: come i "fondi avvoltoio" iniziano ad attaccare l'Europa

Decine di fondi speculativi ritengono di essere danneggiati dalla soppressione degli aiuti pubblici o dalle ristrutturazioni dei debiti sovrani praticate in Europa. In nome della ...

Di Claudia Vago
Decine di fondi speculativi ritengono di essere danneggiati dalla soppressione degli aiuti pubblici o dalle ristrutturazioni dei debiti sovrani praticate in Europa. In nome della protezione degli investimenti attaccano gli Stati davanti a tribunali commerciali extranazionali. I gioco: centinaia di milioni di euro di indennità da mettersi in tasca. I loro primi obiettivi sono Spagna, Grecia e Cipro, ma altri paesi potrebbero essere toccati. Dopo l’austerità i cittadini europei pagheranno il conto della crisi una seconda volta?
Oltre alle politiche di austerità, una nuova minaccia si profila all’orizzonte per i paesi del sud dell’Europa: quella delle procedure avviate davanti a giurisdizioni commerciali opache da parte di attori finanziari che cercano di trarre profitto dai trattati che garantiscono la “protezione degli investitori”. Fondi speculativi che ritengono di essere danneggiati dalle ristrutturazioni del debito o dalla fine delle sovvenzioni pubbliche a certi settori fanno valere la clausola del “trattamento giusto ed equo” degli investimenti per chiedere risarcimento.
Grecia, Cipro e Spagna sono così l’obiettivo di procedure intentate davanti a diversi “tribunali” di arbitraggio da aziende private che reclamano centinaia di milioni di euro. Potrebbe trattarsi delle prima avvisaglie di una nuova ondata di procedure dello stesso tipo in tutti i paesi d’Europa, come segnalavano Transnational Institute e Corporate Europe Observatory in un rapporto pubblicato qualche mese fa.

Secondo queste aziende le diverse misure adottate dai governi europei durante la crisi hanno diminuito il valore dei propri investimenti, e costituiscono pertanto una forma di “espropriazione indiretta”. Reclamano, di conseguenza, centinaia di milioni euro di risarcimento. Stando alle procedure note attualmente, si parla di 700 milioni di euro per la Spagna e un miliardo di euro per Cipro. Non è nota la cifra richiesta alla Grecia. I cittadini di questi paesi, già toccati da misure di austerità che hanno portato a un deciso peggioramento del loro livello di vita, dovranno forse pagare il conto una seconda volta. Non più, questa volta, per salvare le banche europee, ma per indennizzare gli speculatori.
I paesi del Sud toccati d crisi finanziarie – in particolare l’Argentina – conoscono bene questi “fondi avvoltoio” che cercano di approfittare della situazione comprando a basso costo il debito di questi paesi e poi mettendosi contro questi ultimi davanti ai tribunali commerciali. Una pratica ancor più allettante visto che le controversie tra Stati e aziende sono generalmente risolte da meccanismi di arbitraggio ad hoc, spesso favorevoli agli interessi commerciali, che non devono rendere conto a nessuno.
E’ esattamente la situazione che ha conosciuto la Grecia in seguito alla crisi finanziaria esplosa nel 2009. L’accordo di ristrutturazione del debito greco ha in gran parte risparmiato gli interessi dei creditori privati. Una proporzione sostanziale di aiuto finanziario internazionale è finito nelle tasche di banche francesi o tedesche: il 77% dei 207 miliardi di euro di aiuti europei hanno portato beneficio, direttamente o indirettamente, al settore finanziario. Questo non sembra essere sufficiente per investitori come la slovacca Poštová Bank che cita in giudizio la Grecia e come altri che minacciano di fare altrettanto. Uno di questi, Dart Management, ha già ottenuto 400 milioni di euro da Atene dopo aver rifiutato l’accordo di ristrutturazione e aver minacciato il paese di citarlo in giudizio.
In Spagna sono paradossalmente i tagli decisi dal governo per ridurre il deficit pubblico che pongono un problema. Questi tagli sono stati presi di mira da 22 investitori nel quadro di sette distinte procedure. In causa la soppressione, a causa dell’austerità, di consistenti aiuti pubblici alle energie rinnovabili predisposti prima della crisi. Questi tagli sono sicuramente discutibili da un punto di vista ambientale, e sono stati fortemente incoraggiati dalle grandi aziende energetiche europee. Ma è stupefacente che solo gli attori finanziari internazionali – non i cittadini spagnoli e nemmeno le piccole imprese locali del settore – dispongono dei mezzi legali di denunciare i tagli.
Lo scorso anno Transnational Institute e Corporate Europe Observatory avevano denunciato questo complesso sistema di accordi di investimento e i tribunali di arbitraggio a cui sono associati. Un piccolo mondo solitamente favorevole alle aziende, che funziona in maniera opaca e che fanno la fortuna di studi specializzati di avvocati d’affari. Questi ultimi non esitano a incoraggiare i propri clienti a citare in giudizio gli Stati o a realizzare operazioni finanziarie attraverso paesi terzi per essere sicuri di beneficiare della massima protezione degli accordi di investimento. Risultato: gli Stati si trovano costretti a spendere milioni in avvocati per non doverne sborsare di più come compensazione ai denuncianti.
Le entità che intentano causa oggi a Grecia, Cipro e Spagna davanti a tribunali commerciali non sono imprese dell'”economia reale”, che hanno realizzato investimenti concreti e la cui sopravvivenza sarebbe messa in pericolo. si tratta nella quasi totalità dei casi di fondi di investimento che hanno realizzato operazioni speculative con cognizione di causa, scommettendo che se avessero perso avrebbero potuto rifarsi contro gli Stati coinvolti.
L’investitore che attacca oggi la Grecia, la Poštová Bank di Slovacchia, ha acquistato debito greco a partire dal 2010 quando il paese era già considerato quasi in default. Stessa cosa per Dart Management. In Spagna la maggior parte degli “investitori” che attaccano il governo sono entrati nel settore dell’energia solare nel 2010 o più tardi. Uno di loro, un fondo del gruppo BNP Paribas chiamato Antin, ha preso il suo posto nel solare spagnolo nel 2011. Nel momento in cui era chiaro che la crisi dell’euro avrebbe portato a una riduzione degli aiuti nel settore. Dietro alcuni fondi lussemburghesi o olandesi che citano in giudizio i paesi si nascondono uomini d’affari spagnoli e grandi imprese nazionali come il gruppo industriale Abengoa.
In causa: la giungla di trattati di investimento bilaterali tra paesi dell’Unione europea che sembrano portare vantaggi solo agli interessi finanziari privati. Una banca slovacca detenuta principalmente da ciprioti cita in giudizio la Grecia mentre un fondo greco attacca Cipro, il tutto per delle misure imposte dalla Troika… Niente di tutto questo sembra spaventare le autorità dell’Unione che sembrano disposte a estendere e rafforzare ancora i diritti degli investitori nel quadro delle negoziazioni del futuro accordo commerciale tra Europa e Stati Uniti.
Fonte: Bastamag
Foto di Rémy Saglier

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile