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«Chi sceglie la finanza etica rinuncia ai rendimenti». È uno dei luoghi comuni più resistenti, e spesso a ripeterlo sono proprio le banche che riempiono la loro comunicazione di pale eoliche e pannelli solari. I dati raccontano un’altra storia. I fondi etici rendono quanto quelli tradizionali. Le banche etiche europee hanno più che raddoppiato i loro attivi dal 2018 e sono più solide dei grandi gruppi, con meno crediti deteriorati. E finanziare l’economia sociale, che in Europa dà lavoro a 11,5 milioni di persone, non comporta rischi maggiori.
Ma chiedersi solo quanto rende il denaro significa guardare con un solo occhio. Aprendo anche l’altro, si scopre che la finanza tradizionale scarica sulla collettività: la crisi climatica, che tra il 2070 e il 2090 potrebbe dimezzare il Pil mondiale; le guerre, che nel 2025 hanno spinto la spesa militare globale verso i 2.900 miliardi di dollari; una crescita che, oltre una certa soglia, non porta più benessere. Se si mettono in conto anche questi, la convenienza cambia di segno.
In questo dossier, realizzato insieme a Valor Social, la testata gemella spagnola di Valori, mettiamo alla prova la domanda da cui nasce la finanza etica: non solo quanto rende il denaro, ma che cosa produce. E chi decide dove va.
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