EDITORIALE / Schippa: il dividendo della pace

L'editoriale al dossier sui diritti umani. Equità di risorse, diritti, istruzione, informazione sono essenziali alla pace e allo sviluppo sostenibile.

Di Camilla Schippa
editoriale IL DIVIDENDO DELLA PACE da VALORI 155 febbraio 2018

Valori 155, febbraio 2018 – dossier Gli abusi non fanno crescere 

copertina VALORI 155 febbraio 2018

Il dividendo della pace

di Camilla Schippa

«Il mondo deve promuovere congiuntamente cause quali la sicurezza, lo sviluppo e i diritti umani, perché l’umanità non potrà godere dello sviluppo senza la sicurezza, e di entrambi senza il rispetto per i diritti umani»
[Kofi Annan, ex segretario generale ONU]

Le sfide più grandi a cui l’umanità deve rispondere oggi sono molteplici e riguardano l’ambiente e la società nel suo complesso, dal cambiamento climatico e graduale perdita di biodiversità sino alla sovrappopolazione, alla disuguaglianza imperante, alle crescenti discriminazioni verso l’“altro”, alla violenza. Queste sfide necessitano di risposte concrete e integrate di sviluppo sostenibile, uno sviluppo cioè dove la crescita economica, l’inclusione sociale e la tutela dell’ambiente siano parte di un disegno armonizzato di azioni.

editoriale IL DIVIDENDO DELLA PACE da VALORI 155 febbraio 2018 – Anche in pdf

L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile risponde a tali sfide con 17 obiettivi di sviluppo, contro ogni forma di povertà, disuguaglianza, conflitto, deterioramento dell’ambiente ed esaurimento delle risorse naturali. Tale Agenda si fonda intrinsecamente sulla Dichiarazione Universale dei diritti umani del 1948 e formalizza di fatto che non vi può essere sviluppo sostenibile senza l’accesso universale ai diritti sanciti dalla dichiarazione stessa, in linea con quanto affermato nel 2005 da Kofi Annan, allora Segretario Generale ONU, in riferimento all’ampliamento del concetto di Libertà come Sviluppo, Sicurezza e Diritti Umani per tutti. Le ricerche dell’Institute for Economics and Peace (IEP) confermano la validità di questo approccio, dimostrando come l’accesso ai diritti e il rispetto dei diritti altrui (cosa tutt’altro che ovvia) siano elementi cruciali per il raggiungimento di uno sviluppo sostenibile, con società più coese e resilienti, verso la pace che Galtung definisce come positiva (non solo assenza di violenza ma anche presenza di armonia ed equità nella società).

È ormai tempo di accettare – e gli studi del nostro istituto sul Positive Peace Index (PPI) lo confermano – che una distribuzione equa delle risorse, l’accettazione dei diritti degli altri, una libera circolazione dell’informazione e alti livelli di capitale umano (attraverso l’accesso all’istruzione) contribuiscono in maniera sostanziale a sostenere la pace in un Paese. stati caratterizzati da repressione della stampa, discriminazioni di genere, disuguaglianza, bassi livelli di istruzione e scarso accesso alle cure presentano un indice di pace positiva inferiore, a parità di altre condizioni. Nel lungo periodo, questi Paesi rischiano un deterioramento dei livelli di pace. Dato interessante inoltre è che gli Stati che storicamente sono caratterizzati per miglioramenti nel PPI hanno avuto benefici anche economici: dal 2005 i cinquanta Paesi che han- no migliorato il loro livello di pace positiva hanno avuto tassi di crescita del PIL più alti rispetto ai cinquanta Paesi caratterizzati dalle più significative diminuzioni del livello di pace positiva.

Il rispetto dei diritti umani e lo sviluppo sostenibile appaiono quindi come due facce della stessa medaglia, rappresentando elementi chiave per ottenere la pace di lungo periodo. Investire nel rispetto dei diritti umani non è quindi solo una cosa giusta da fare ma è la cosa più intelligente da fa- re; viceversa, non investire nei diritti umani o portare avanti violazioni degli stessi porta ad elevati costi in termini economici e sociali.

L’investimento “intelligente” nei diritti umani contribuisce allo sviluppo sostenibile e pace di lungo periodo, risultando dunque in una diminuzione progressiva della violenza (che brucia oggi circa il 12,6% del PIL mondiale), con chiari benefici (o peace dividend) sia per l’ambiente che per la società nel suo complesso. ✱

L’AUTORE CAMILLA SCHIPPA
48 anni, di origine italosvedese. Dopo la laurea a Perugia in Scienze politiche con indirizzo internazionale e uno stage alla Norwegian School for Economics di Bergen, si trasferisce a New York, dove lavora all’ONU prima nel dipartimento di Informazione Pubblica e poi nell’ufficio del segretario generale: sette anni con Kofi Annan e uno con Ban Ki-moon. Dal 2008 è direttrice dell’Institute for Economics and Peace, considerato uno dei think tank più influenti al mondo.

____________________
Tutti gli articoli del dossier sono resi disponibili su Valori.it man mano che ci avviciniamo all’inizio del Festival dei Diritti Umani (20 marzo) e Fa’ la cosa giusta! 2018 (23 marzo). Li trovate qui.

Iscriviti alla newsletter

Il meglio delle notizie di finanza etica ed economia sostenibile