Lobby

Elezioni europee: «Il prossimo Parlamento Ue fermi le lobby finanziarie»

L’appello di Change Finance: i candidati alle elezioni del 26 maggio si impegnino a contrastare la lobby finanziaria

Di Matteo Cavallito
L'edificlo del Parlamento europeo a Strasburgo © European Parliament / Pietro Naj-Oleari

Contrastare l’influenza delle lobby finanziarie sulle decisioni politiche della UE. È la principale richiesta avanzata dall’associazione Change Finance Coalition ai candidati al Parlamento europeo in vista delle prossime elezioni. Un invito contenuto in un appello più ampio che punta il dito contro i gruppi di interesse accusati di bloccare da anni le riforme più urgenti. Un’ostruzione, quest’ultima, non priva di conseguenze.

A dieci anni dallo scoppio della crisi la regolamentazione del settore finanziario «è rimasta sostanzialmente invariata» segnala la Coalizione. Che aggiunge: «Le norme per ridurre i pericoli sono state scartate, ritardate o depotenziate grazie allo spiegamento di un esercito di 1.700 lobbisti in rappresentanza di banche, fondi d’investimento e compagnie di assicurazione».

© European Union 2014 – European Parliament. (Attribution-NonCommercial-NoDerivs Creative Commons license).

Lobby a libro paga della UE

Change Finance Coalition non è la prima associazione a denunciare il peso delle lobby in Europa. Lo scorso anno, l’organizzazione no profit di Bruxelles Corporate Europe Observatory aveva posto l’accento sul ruolo dei lobbisti dell’elusione fiscale.

In un rapporto del luglio 2018, in particolare, si denunciava come le cosiddette Big Four – i colossi KPMG (Svizzera), Deloitte, EY e PricewaterhouseCoopers (Regno Unito) – incassassero ogni anno milioni di euro dalla stessa UE grazie ai contratti di consulenza. «Le Big Four vendono alle aziende schemi per eludere le tasse e contemporaneamente vengono pagate dalla UE per servizi di consulenza sulla lotta all’elusione stessa» aveva dichiarato nell’occasione l’attivista di Corporate Europe Observatory, Vicky Cann.

L’attività di contrasto alle norme europee

L’indagine, inoltre, rivelava come le stesse lobby si fossero impegnate per ostacolare le riforme fiscali dell’Unione. Dapprima, segnalava in particolare lo studio, i lobbisti avrebbero tentato senza successo di bloccare le norme che obbligano le multinazionali a rendere noti i dettagli sui profitti realizzati in ogni singolo Paese (country-by-country reporting). In seguito avrebbero contribuito a indebolire il testo di legge in materia di trasparenza sull’attività di pianificazione fiscale “aggressiva” approvato dal Consiglio d’Europa nel marzo 2018.

Cinque richieste per i candidati

L’appello diffuso da Change Finance Coalition prevede cinque richieste specifiche rivolte ai candidati:

  • Ridurre le interazioni tra lobbisti e decisori.
  • Rendere pubblici i dettagli sugli incontri con gli esponenti delle lobby.
  • Garantire un certo pluralismo. Vale a dire coinvolgere nel dibattito voci di dissenso rispetto alle richieste dei gruppi di pressione.
  • Non aderire a club o associazioni legati agli interessi del settore finanziario.
  • Impegnarsi per un giro di vite sui conflitti di interesse e sul fenomeno delle cosiddette porte girevoli (la pratica dell’ingresso in politica di manager e banchieri o dell’approdo degli ex politici nel mondo della finanza).

Al 28 aprile, hanno risposto all’appello 28 candidati da Francia (11 adesioni), Germania (10), Belgio (6) e Regno Unito (1).

Una rete di 55 organizzazioni

La Change Finance Coalition è un’associazione internazionale a cui aderiscono ad oggi 55 organizzazioni tra cui la Fondazione Finanza Etica. L’obiettivo del network è quello di denunciare il ruolo delle lobby finanziarie e di prevenire l’impatto di queste ultime. La Coalizione promuove un’agenda politica orientata alla democrazia, alla sostenibilità e alla giustizia sociale.

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