Parte 9

La lobby della finanza francese all’assalto dei fuggitivi della Brexit

Paris Europlace è l’organismo di lobbying della piazza finanziaria parigina. Che dal giorno del referendum sulla Brexit è in fermento

Di Andrea Barolini
La sede della Borsa di Parigi © Nowak Kowalski/Wikimedia Commons

“Regnava un certo profumo di soddisfazione”. Nello scorso mese di luglio il quotidiano economico Les Echos descriveva così l’aria che si respirava al forum di Paris Europlace. Ovvero dell’organizzazione incaricata di promuovere la piazza finanziaria di Parigi nel mondo. All’indomani del sì al referendum sulla Brexit nel Regno Unito, i lobbisti francesi si sono infatti rimboccati le maniche. Nella speranza di convincere almeno 10mila trader della City a trasferirsi nelle capitale transalpina.

I «24 mesi spettacolari» del lobbista finanziario Gérard Mestrallet

Gérard Mestrallet, che all’epoca presiedeva Paris Europlace, ha spiegato che 3.500 posti di lavoro sono già in via di trasferimento. E che essi potranno portare al traino altri 30mila impieghi indiretti. «Abbiamo fatto più progressi nel corso degli ultimi due anni – ha dichiarato il dirigente – che nei tredici precedenti. Gli ultimi 24 mesi sono stati spettacolari».

Una dinamica che non è sfuggita al primo ministro Edouard Philippe. Che di lobbying se ne intende: nel corso della sua carriera ha curato gli interessi del gruppo nucleare Areva (ormai ribattezzato Orano). Il capo del governo di Parigi ha infatti organizzato in estate una cena con più di 250 finanzieri internazionali. Tutti riuniti in pompa magna al Quai d’Orsay, presso il ministero degli Affari esteri.

Già dal 2017, d’altra parte, l’ex governatore della Banca di Francia, Christian Noyer, era stato incaricato di incontrare le imprese che potrebbero decidere di trasferirsi in Francia. Come convincerle a lasciare il Regno Unito? «Modificando le regole al fine di non andare al di là di quanto esigono le norme europee» e promettendo «nuove agevolazioni fiscali», ha precisato Les Echos.

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È anche per questo che il presidente francese Emmanuel Macron si è impegnato, da quando è stato eletto, ad ostacolare il progetto di introduzione di una tassa sulle transazioni finanziarie europea. L’ex dirigente di banca Rothschild ha imposto infatti una brusca frenata al negoziato. Promettendo all’alta finanza di procrastinare il progetto, come riferito dalla stampa francese.

Uno sforzo che sembra cominciare a dare i propri frutti. Secondo quanto riferito dal quotidiano Libération, l’americana Goldman Sachs ha annunciato lo spostamento post-Brexit di due uffici. Uno a Parigi, l’altro a Francoforte. Inoltre, la European Banking Authority (ABE), sempre in conseguenza della Brexit, ha scelto di trasferirsi a La Défence. Ovvero nel quartiere che ospita la piazza finanziaria parigina.

Chi c’è dietro Paris Europlace

A tutto ciò Paris Europlace ha contribuito in modo determinante. Ma chi c’è dietro questa sigla? E che tipo di finanza promuove? A giudicare soltanto dal sito internet dell’organismo, la sostenibilità non sembrerebbe un elemento secondario. In una pagina dedicata si ricorda il lancio, nel 2008, della Carta degli investimenti responsabili. Si cita poi la Conferenza sul clima del 2015 (Cop 21), «che ha determinato nuovi impegni della piazza finanziaria di Parigi per la finanza sostenibile».

Quindi vengono elencate le principali iniziative avviate. Il Climate Finance Day, a conclusione della Settimana del clima dell’Unesco. La firma di una dichiarazione comune degli attori finanziari francesi sui cambiamenti climatici. La pubblicazione di una guida sui Green Bonds. E infine il lancio nel 2016 dell’iniziativa “Paris Green & Sustainable Finance”, diventata “Finance for Tomorrow” un anno dopo.

Ma qual è la credibilità di Paris Europlace di fronte a tali impegni? Per tentare di capirlo si può dare uno sguardo a chi compone l’organismo. L’attuale presidente è Augustin de Romanet, amministratore delegato del gruppo Aeroporti di Parigi, che attualmente sta guidando verso la privatizzazione. E in precedenza direttore generale della Cassa depositi e prestiti, nonché dirigente di Crédit Agricole, una delle principali banche del Paese.

paris europlace
Gérard Mestrallet, presidente di Paris Europlace fino al luglio 2018, quando è stato sostituito da Augustin de Romanet © Swaf75/Wikimedia Commons

Engie, Aeroporti di Parigi, Crédit Agricole, Bnp Paribas: il gotha della finanza e dell’industria transalpina

Il predecessore Mestrallet era invece stato amministratore delegato di Engie, un tempo Gdf Suez. Ovvero un’azienda di Stato finita nel mirino delle associazioni Oxfam e Les Amis de la Terre. Le ong, in un rapporto pubblicato nel 2015, spiegavano: «Le due imprese sono proprietarie di 46 centrali a carbone in tutto il mondo». Un business giudicato dagli ambientalisti incompatibile con gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Basti pensare che tali strutture emettono in giro per il Pianeta 151 milioni di tonnellate di CO2 ogni anno. Circa la metà dell’inquinamento prodotto dalla Francia sul proprio territorio.

Ad affiancare Romanet, che è stato eletto per quattro anni, ci saranno poi due banchieri . Jean Lemierre, presidente di BNP Paribas, e Yves Perrier, direttore generale del gestore di asset Amundi (gruppo Crédit Agricole). Entrambi sono stati nominati infatti vice-presidenti di Paris Europlace.

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