ExxonMobil trasloca in Texas: il sì degli azionisti rafforza il management
Dopo Tesla e Chevron, anche ExxonMobil sposta la sua sede legale in Texas, dove la legislazione è molto protettiva verso il management
Adesso è ufficiale: ExxonMobil trasloca. Con il 71,3% dei voti favorevoli, l’assemblea degli azionisti di mercoledì 27 maggio ha approvato il trasferimento della sede legale dallo storico New Jersey al Texas.
Per il colosso petrolifero questo addio chiude un legame iniziato nel lontano 1882 ai tempi della Standard Oil di Rockefeller. Sul piano operativo, in realtà, non cambia niente dato che il quartier generale della società si trova a Spring, vicino a Houston, già dal 1989. Sul piano giuridico e strategico, invece, cambia moltissimo.
Scegliendo il Texas, ExxonMobil si posiziona sotto l’ombrello di una giurisdizione nota per essere particolarmente protettiva nei confronti del management aziendale rispetto quelle della East Coast o del Delaware. Quest’ultimo, in particolare, è lo Stato che da oltre un secolo vanta la legislazione e l’apparato giudiziario più bilanciati per la gestione delle grandi corporation statunitensi.
Tra le novità più rilevanti che l’azienda troverà nel Lone Star State ci sono le neonate Texas Business Court, tribunali statali composti esclusivamente da giudici specializzati in grandi contese commerciali. Strutture pensate per velocizzare i tempi delle sentenze ed evitare l’imprevedibilità delle giurie popolari. Ma non è tutto. Lo statuto societario vigente in Texas rende decisamente più complesso e oneroso per i soci di minoranza intentare azioni legali contro i vertici.
La proposta ha sollevato accuse da parte di alcuni investitori che vi ravvedono l’evidente volontà di indebolire azione e diritti dell’azionariato critico.
Dietro il sì degli azionisti, il timore di ripercussioni da parte del management
Molti analisti e rappresentanti di grandi fondi d’investimento hanno espresso peraltro forti dubbi sulla reale serenità della consultazione. Dietro le quinte del voto sarebbe emerso il timore, da parte di soci di minoranza e fondi Esg, che il dissenso potesse diventare un appiglio per future ritorsioni legali da parte del management. A maggior ragione in un ecosistema legale iper-protettivo come quello del Texas, dove il diritto di critica interna rischia di essere penalizzato o sanzionato economicamente.
Bisogna ricordare che il voto è arrivato al culmine di un periodo molto teso, segnato dal progressivo irrigidimento delle posizioni tra l’azienda e l’attivismo. Nelle settimane precedenti l’assemblea, i due principali gruppi di consulenza per gli azionisti (proxy advisor) avevano raccomandato di respingere la proposta.
Secondo alcuni critici, la mossa farebbe parte di una più ampia strategia di ExxonMobil volta a limitare l’attivismo degli azionisti. Una preoccupazione alimentata anche dagli orientamenti della Sec, l’autorità di vigilanza dei mercati statunitensi, che aveva concesso a ExxonMobil il via libera per escludere alcune risoluzioni sul clima dal proxy statement (il documento ufficiale che una società quotata in Borsa invia a tutti i suoi azionisti prima dell’assemblea annuale).
Perché il trasferimento di ExxonMobil in Texas fa discutere
Con questo passaggio formale, ExxonMobil – che ha una capitalizzazione di mercato che supera i 620 miliardi di dollari – si unisce a un trend di migrazione in Texas che ha già visto protagoniste anche Tesla e Chevron. Per il governatore del Texas, Greg Abbott, è un trofeo politico che corona anni di campagne per convincere le aziende a prendere casa al sud. La decisione avrà un impatto anche sul bilancio dello Stato.
Le reazioni politiche oltre i confini del Texas non si sono fatte attendere. Nel Delaware e a New York, i parlamentari democratici e i gestori dei grandi fondi pensione pubblici hanno manifestato profonda preoccupazione per quello che definiscono l’inizio di una corsa al ribasso delle tutele legali sul mercato statunitense.
Dal fronte degli investitori critici, le critiche sono durissime. Secondo la coalizione Follow This, «Exxon sta deliberatamente demolendo i diritti fondamentali degli azionisti per evitare di rispondere della propria inazione climatica».
Il ceo di ExxonMobil, Darren Woods, ha invece rivendicato la legittimità della strategia. «Il nostro obiettivo è fermare l’abuso del processo assembleare da parte di chi non ha interesse nel successo finanziario della compagnia», ha dichiarato. «Difenderemo il capitale dalle interferenze ideologiche».




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