Banche armate

Finanza etica e finanza estetica

Ecco che UBS lancia l'investimento sostenibile, l'investimento che "si allinea alle convinzioni etiche del cliente". Era ora che ci si rendesse conto che anche la ...

Di Andrea Baranes

Ogni tanto una buona notizia. Alla faccia di chi dice che la grande finanza è un susseguirsi di scandali, truffe e comportamenti al limite, e spesso oltre il limite, della legalità. Ecco che UBS lancia l’investimento sostenibile, l’investimento che “si allinea alle convinzioni etiche del cliente”. Era ora che ci si rendesse conto che anche la finanza può essere etica. Incredibile che in questi anni non c’abbia pensato nessuno, vero? Per fortuna che UBS ha avuto questa bella pensata, che si inserisce perfettamente nella visione aziendale che sembra permeare negli ultimi anni. Certo, occorre soprassedere su qualche peccatuccio, ma assolutamente veniale.

Come il fatto che UBS figuri nell’elenco delle istituzioni che finanziano le bombe a grappolo o cluster bombs, quegli ordigni che mietono vittime prevalentemente tra i civili e che sono state messe al bando da moltissimi Paesi, mentre in Italia è stato presentato un Disegno di Legge proprio per proibirne ogni finanziamento. Certo non si capisce perché questo dovrebbe porre un qualche problema etico a una banca come UBS, che figura nel rapporto “Worldwide Investments in Cluster Munition – a shared responsibility”, pubblicato a novembre 2014, per appena 2,47 milioni di dollari di investimento nella Hanwha Corporation, un’impresa coreana che produce tali bombe.

Così come evidentemente non è un problema che la UBS sia una delle cinque grandi banche internazionali alle quali le agenzie di controllo statunitense, inglese e svizzera hanno chiesto una multa di 4,3 miliardi di dollari per aver manipolato per anni i cosiddetti tassi Forex. L’UBS è in ottima compagnia, per carità, con colossi del calibro di Citibank, Jp Morgan Chase, HSBC e Royal Bank of Scotland. Nulla di cui vergognarsi o pentirsi. Parliamo unicamente di un mercato da 5.300 miliardi di dollari al giorno, che determina il valore dei tassi di cambio e delle principali valute, con ricadute decisive sulle esportazioni e sulle economie nazionali.

Ed è una pura coincidenza che sempre la UBS, in compagnia di Barclays, Citigroup, HSBC, JP Morgan Chase, Lloyds, Bank of America e altre sia finita sulle prime pagine dei giornali per la vicenda della manipolazione del Libor, un tasso di riferimento a cui sono legati un’infinità di mutui e strumenti finanziari a tasso variabile. Un mercato da appena appena 800.000 miliardi (ottocentomila miliardi) di dollari, non più di una decina di volte il PIL del mondo.

Certo, i casi di evasione, elusione e “ottimizzazione” del carico fiscale in cui è rimasta impelagata l’UBS negli ultimi anni sono un tantino numerosi, ma non è che sia mai successo nulla di grave. Beh, tolti forse i 780 milioni di dollari di multa presi nel 2009 negli USA. O l’inchiesta in Germania. O quella in Francia. Ma sono tutte cose del lontano passato, parliamo del 2009. Si, d’accordo, a febbraio 2015 le autorità USA hanno aperto una nuova inchiesta per evasione fiscale, ma parliamo pur sempre di una banca svizzera, non è che si possa pretendere la perfezione.

E dovremmo forse biasimare UBS perché, secondo un recente rapporto di R&S Mediobanca, il 100% dei derivati intermediati non aveva alcuna finalità di copertura, ma era pura speculazione? In fondo UBS si allineava a gruppi come Deutsche Bank, per i quali i derivati con finalità speculative erano appena il 99%, o di Credit Suisse che si fermava al 99,5%.

Non stiamo quindi li a sottilizzare, né a proseguire l’elenco. Oggi UBS lancia l’investimento sostenibile. A pensare male si potrebbe sollevare qualche dubbio su quali siano i criteri, le esclusioni o il livello di trasparenza. Nei loro investimenti sostenibili sono escluse le armi? Ed è escluso l’investimento in derivati, se non per finalità di mera copertura assicurativa? In caso negativo più di qualcuno potrebbe contestare l’eticità di tali strumenti. In caso positivo, non significherebbe che UBS ammette che la stessa UBS si comporta – nei suoi altri investimenti – in modo per lo meno eticamente riprovevole?

Sicuramente, invece, da oggi tutti gli investimenti e le operazioni della banca seguiranno gli stessi criteri. In caso contrario si potrebbe malevolmente sostenere che per la banca l’etica non è un insieme di principi su cui fondare il proprio operato, ma una pura operazione pubblicitaria: c’è richiesta dal mercato, e allora te la piazzo li a scaffale. Da una parte i paradisi fiscali, dall’altro le armi, su quella mensola gli investimenti nel carbone e i combustibili fossili, e laggiù in un angolino, tra le merendine dietetiche e i dentifrici che sbiancano il sorriso, mettiamo pure i fondi etici, così se per sbaglio qualcuno ce li chiede li abbiamo. Nel frattempo possiamo fare dei comunicati stampa che ci fanno fare bella figura, e in questo momento ne abbiamo davvero bisogno.

Ma sono appunto pensieri malevoli. Siamo certi che inchieste, scandali e finanziamenti a produzioni inquinanti o socialmente irresponsabili siano un retaggio del passato (per quanto molto recente). Da oggi ci aspettiamo una UBS che segue i più rigorosi criteri sociali e ambientali per l’insieme dei suoi investimenti e delle sue operazioni, che opera con la massima trasparenza e per ogni sua divisione, che esclude le imprese che violano i diritti umani o l’ambiente, che respinge qualsiasi operazione di elusione o “ottimizzazione” del carico fiscale, per se o per i suoi più facoltosi clienti, che rinuncia alla speculazione. Qualcuno potrebbe forse avere dei dubbi?

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