Gli Stati Uniti superano Lussemburgo e Isole Cayman nella classifica dei paradisi fiscali

Gli Stati Uniti hanno superato Singapore, Lussemburgo e Isole Cayman come un rifugio attraente per persone e aziende super-ricche desiderose di nascondere i propri beni.

Di Claudia Vago

Gli Stati Uniti hanno superato Singapore, Lussemburgo e Isole Cayman come un rifugio attraente per persone e aziende super-ricche desiderose di nascondere i propri beni dietro un velo di segretezza, secondo uno studio del Tax Justice Network (TJN). Gli Stati Uniti sono al terzo posto, dietro la Svizzera e Hong Kong, nell’indice sul segreto finanziario, aggiornato ogni due anni da TJN.

Dallo studio emerge che se la Gran Bretagna e tutti i suoi paradisi fiscali affiliati, come il Jersey, fossero trattati come un’unica unità sarebbero in cima alla lista.

La posizione degli Stati Uniti apparirà come una sorpresa per l’amministrazione di Barack Obama, che è stato ampiamente accreditato come quello che ha fatto più di ogni altro governo precedente per costringere le banche offshore a consegnare informazioni sulle attività nascoste.
Negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno anche vinto battaglie di comunicazione senza precedenti con le banche svizzere note per la protezione delle informazioni dei clienti dietro alle leggi sul segreto bancario.

«Anche se gli Stati Uniti sono stati pionieri nel difendersi dalla segretezza di giurisdizioni straniere, forniscono pochissime informazioni ad altri Stati, diventando quindi una formidabile, pericolosa e irresponsabile giurisdizione con segretezza finanziaria» secondo il rapporto di TJN.

La dimensione della ricchezza nascosta in paradisi fiscali è difficile da valutare. L’economista Gabriel Zucman la valuta 7,6 trilioni di dollari, mentre tre anni fa James Henry di TJN, ex capo economista di McKinsey, stimava potesse superare i 21 trilioni di dollari.

Gli stati americani del Delaware, Wyoming e Nevada hanno per decenni operato come paradisi fiscali, specializzati nella creazione di società di comodo per gli individui e le aziende che volevano nascondere beni all’estero.
«Gli Stati Uniti non ha affrontato seriamente il proprio ruolo di attrattori di flussi finanziari illeciti e sostenitori dell’evasione fiscale» secondo il rapporto TJN.

Due anni fa negli Stati Uniti è entrata in vigore la legge che obbliga banche e altre aziende finanziarie a fornire dettagli sui beni all’estero di cittadini americani e la reazione fu come un’onda d’urto nell’industria offshore.

L’aggressivo approccio unilaterale – osteggiato dai paradisi fiscali – è stato presto visto come lo stabilire un nuovo standard di riferimento per la condivisione di informazioni transfrontaliere nella lotta contro l’evasione fiscale e il riciclaggio di denaro. L’OCSE ha rapidamente predisposto misure analoghe, ma la loro efficacia dipende dall’accordo fra i maggiori centri finanziari.

Finora gli Stati Uniti non sembrano collaborare alla creazione di uno standard comune per la condivisione di informazioni tra Stati, come delineato dall’OCSE. Senza il loro contributo, sostiene TJN, molte altre nazioni sentono di poter aderire solo parzialmente al progetto.

«L’approccio indipendente di Washington rischia di creare un enorme buco negli sforzi internazionali per fermare ò’evasione fiscale, il riciclaggio di denaro e i crimini finanziari» secondo il report di TJN.

Nel 2009 Obama mostrava la sua determinazione ad affrontare l’industria dei paradisi fiscali, facendone un tema della sua prima campagna presidenziale. Sottolineò il caso di Ugland House, il quartier generale dell’azienda legale Maples & Calder alle Isole Cayman, dove avevano sede 12.000 aziende statunitensi. «O si tratta del più grande edificio al mondo o della più grande truffa fiscale», disse. Ma i critici hanno sottolineato immediatamente alcuni esempi analoghi negli Stati Uniti, come il 1209 North Orange Street, Delaware, usato come indirizzo da più di 6.500 aziende.

L’ Indice di segretezza finanziaria del TJN misura una serie di criteri di segretezza con il risultato per ogni giurisdizione ponderato in base alle dimensioni dei servizi finanziari offerti ai non residenti. L’indice è stato utilizzato da specialisti di asset tracing e in inchieste parlamentari, ed è apparso in riviste accademiche peer-reviewed.
Classifica 2015 (e posizione nel 2013)

  1. Svizzera (1)
  2. Hong Kong (3)
  3. USA (6)
  4. Singapore (5)
  5. Isole Cayman (4)
  6. Lussemburgo (2)
  7. Libano (7)
  8. Germania (8)
  9. Bahrain (13)
  10. Emirati Arabi (16)
  11. Macao (22)
  12. Giappone (10)
  13. Panama (11)
  14. Isole Marshall (23)
  15. UK (21)
Tradotto da The Guardian
Foto: The White House su Flickr

 

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