El Niño
El Niño
Fenomeno climatico ciclico del Pacifico equatoriale: ogni 2-7 anni altera piogge e temperature globali, con impatti pesanti su agricoltura, pesca ed economie del Sud globale.
In breve
- El Niño è la fase calda dell’oscillazione Ensp (El Niño Southern Oscillation): un periodico riscaldamento delle acque superficiali del Pacifico equatoriale che si ripete ogni 2-7 anni e altera il clima a livello globale.
- I suoi effetti tipici includono siccità in Sud-est asiatico, Australia e Corno d’Africa, piogge intense in Sud America e California, ondate di calore globali, sbiancamento dei coralli, crollo della pesca al largo del Perù.
- L’evento El Niño 2023-2024 ha contribuito a far superare per la prima volta la soglia di +1,5 gradi centigradi di temperatura media globale annua (Copernicus, 2024). Costo economico stimato degli eventi El Niño storici: fino a 3-5mila miliardi di dollari su decenni.
El Niño (in spagnolo “il bambino”, in riferimento al Bambin Gesù perché il fenomeno si manifesta tipicamente verso Natale lungo le coste sudamericane) è la fase calda dell’oscillazione Enso (El Niño–Southern Oscillation). Si tratta di uno dei più importanti fenomeni di variabilità climatica naturale del Pianeta.
Si manifesta come un periodico riscaldamento anomalo delle acque superficiali della porzione centro-orientale dell’oceano Pacifico equatoriale, accompagnato da un’oscillazione della pressione atmosferica tra Pacifico occidentale e orientale (l’oscillazione australe identificata da Gilbert Walker negli anni Venti del Novecento). Le due dinamiche – oceanica e atmosferica – sono accoppiate: per questo si parla di Enso. Il ciclo Enso ha tre fasi: El Niño (fase calda), La Niña (fase fredda, opposta) e neutrale. Si ripete ogni 2-7 anni con intensità variabile.
Come funziona El Niño e con quali effetti climatici
Dal punto di vista meccanico, in condizioni normali i venti alisei spirano da est verso ovest attraverso il Pacifico, spingendo le acque calde verso l’Asia e l’Australia. E favorendo la risalita di acque fredde profonde al largo del Sud America (upwelling, che alimenta la ricca pesca peruviana). Durante un evento El Niño, gli alisei si indeboliscono o si invertono. Le acque calde restano nella parte orientale del Pacifico, l’upwelling cessa, la temperatura superficiale dell’oceano aumenta di 0,5-3 gradi centigradi su aree vastissime.
Gli effetti climatici sono globali. Tipicamente El Niño provoca siccità prolungate in Indonesia, Filippine, Australia, Sud Africa, Corno d’Africa, India. Oltre a ciò, piogge eccessive e alluvioni in Perù, Ecuador, California meridionale, Argentina. Inverni più miti negli Stati Uniti settentrionali e in Canada. E stagioni di uragani più deboli nell’Atlantico ma più intense nel Pacifico orientale. Oltre all’aumento delle temperature medie globali nell’anno dell’evento.
Gli ultimi grandi eventi El Niño sono stati: 1997-1998 (il più intenso del XX secolo, danni economici stimati in 35-45 miliardi di dollari), 2015-2016 (“super El Niño”, che contribuì a rendere il 2016 l’anno più caldo mai registrato fino a quel momento) e 2023-2024, considerato uno degli El Niño più forti mai osservati, che ha contribuito al superamento – per la prima volta in un anno solare – della soglia di +1,5 gradi centigradi di temperatura media globale rispetto al periodo pre-industriale (dati Copernicus Climate Change Service, gennaio 2025).
Gli impatti economici di El Niño
Gli impatti economici sono enormi e ricadono in modo asimmetrico. Uno studio pubblicato su Science nel 2023 ha stimato che ogni evento El Niño produce perdite economiche cumulate dell’ordine di 3-5mila miliardi di dollari nei sette anni successivi. Perdite concentrate nei Paesi tropicali a basso e medio reddito. Una revisione sistematica del 2025 (Floridi et al., Campbell Systematic Reviews) ha confermato gli impatti negativi su sicurezza alimentare, salute pubblica, conflitti sociali e economie locali nei Paesi della fascia Indo-Pacifica.
I settori più colpiti sono: agricoltura (perdite di raccolti per siccità o alluvioni, in particolare riso, mais, soia, caffè, cacao), pesca (crollo dell’industria delle acciughe peruviane, che alimenta gran parte del mercato globale dei mangimi), energia (riduzione della produzione idroelettrica in zone in siccità, picchi di consumo per ondate di calore), sanità (aumento di malattie tropicali, malaria, dengue, colera in aree colpite da inondazioni).
Il punto di vista di Valori
El Niño non è “solo” un fenomeno meteorologico. È un caso emblematico di come finanza, economia e crisi climatica si intreccino in modi opachi e diseguali. Tre questioni che meritano attenzione.
Crisi climatica e amplificazione di El Niño.
El Niño è un fenomeno naturale, esistente da millenni. Ma la crisi climatica antropica lo sta modificando in due modi. Primo: gli eventi tendono a essere più intensi (i “super El Niño” come 1997-98 e 2015-16 sembrano diventare più frequenti, anche se gli studi sono ancora in corso). Secondo: gli impatti sono amplificati dal fatto che El Niño si sovrappone a un sistema climatico già destabilizzato. Il riscaldamento globale fa sì che le ondate di calore associate a El Niño superino soglie storiche, le siccità durino di più, le piogge estreme siano più devastanti. È il pattern documentato anche per La Niña, di cui Valori si è occupato per il Corno d’Africa. Gli effetti “virtuosi” della Niña (raffreddamento) sono ormai assorbiti dal riscaldamento di fondo.
La finanza scommette su El Niño.
Dagli anni Novanta si è sviluppato un mercato di derivati meteorologici e climatici – contratti finanziari che permettono di “scommettere” sull’andamento del clima futuro. Nati al Chicago Mercantile Exchange, oggi includono derivati su temperature, precipitazioni, uragani, e indirettamente su Enso. Le compagnie elettriche, agricole, assicurative li usano per coprirsi dal rischio; ma il mercato è dominato da operatori puramente speculativi. Parallelamente si è sviluppato il mercato dei cat bond (obbligazioni-catastrofe), che ha toccato cifre record nel 2024-2025: oltre 50 miliardi di dollari di emissioni globali. Per la finanza etica, il problema è duplice. Da un lato questi strumenti possono effettivamente aiutare la gestione del rischio. Dall’altro stanno trasformando le catastrofi climatiche in asset finanziari speculabili, alimentando rendite invece di prevenzione.
Chi paga il conto.
Il pattern degli impatti di El Niño è una mappa della disuguaglianza globale. I Paesi del Sud globale – Indonesia, Filippine, Etiopia, Perù, Mozambico, Madagascar – subiscono perdite agricole, insicurezza alimentare, emergenze sanitarie. I Paesi ricchi, meno esposti agli impatti diretti, beneficiano dei prezzi internazionali delle materie prime alterati dall’evento e degli strumenti finanziari di copertura. È una distribuzione asimmetrica del rischio climatico che la finanza etica considera un’ingiustizia strutturale: chi ha contribuito meno alla crisi climatica ne paga di più i costi. La risposta non sono nuovi strumenti speculativi sul clima, ma trasferimenti di adattamento, finanza climatica pubblica, sostegno all’agricoltura locale resiliente.
FAQ
Sono le due fasi opposte dello stesso ciclo (Enso). El Niño è la fase calda: le acque superficiali del Pacifico equatoriale orientale si riscaldano, gli alisei si indeboliscono. La Niña è la fase fredda: le acque si raffreddano più del normale, gli alisei si rafforzano. Entrambe alterano il clima globale ma con effetti spesso opposti: dove El Niño porta siccità, La Niña porta piogge, e viceversa. Tra le due fasi c’è una condizione neutrale. Il ciclo si ripete ogni 2-7 anni.
Mediamente ogni 2-7 anni, con intensità molto variabile. Eventi deboli sono frequenti; eventi forti (“super El Niño”) sono più rari. Gli eventi più intensi degli ultimi decenni sono stati 1982-83, 1997-98, 2015-16 e 2023-24. Tra un El Niño e l’altro possono verificarsi La Niña o periodi neutrali. La previsione di un evento Enso oggi è possibile con qualche mese di anticipo grazie ai modelli climatici e al monitoraggio delle temperature oceaniche.
Sì, secondo gli studi più recenti dell’Ipcc. Anche se Enso è un fenomeno naturale antico, il riscaldamento globale sembra rendere i “super El Niño” più frequenti e gli impatti più estremi. In particolare, le ondate di calore associate a El Niño superano oggi soglie storiche, le siccità sono più severe, gli incendi più devastanti. Il 2024, primo anno oltre +1,5°C globale, è stato dovuto in parte all’effetto combinato di crisi climatica e di El Niño 2023-24.
Uno studio del 2023 (Callahan & Mankin, Science) stima perdite cumulate di 3-5mila miliardi di dollari nei sette anni successivi a ogni evento El Niño forte. L’evento 1997-98 ha causato danni diretti per 35-45 miliardi di dollari. I costi sono concentrati nei Paesi tropicali a basso e medio reddito: agricoltura, pesca, sanità pubblica, infrastrutture. È uno dei casi più chiari di come gli impatti climatici siano distribuiti in modo profondamente asimmetrico.
Sono strumenti finanziari che permettono di “coprirsi” o “scommettere” sull’andamento di indici climatici, comprese le previsioni Enso. Il Chicago Mercantile Exchange ha quotato per anni derivati su temperature e precipitazioni; oggi esistono prodotti più sofisticati legati a uragani, siccità, eventi estremi. Sono usati legittimamente da assicurazioni, utility energetiche, grandi aziende agricole per gestire il rischio. Ma il mercato è dominato anche da operatori speculativi: per la finanza etica, è un terreno scivoloso che rischia di trasformare le catastrofi climatiche in occasioni di rendita.
Leggi su Valori
- Cos’è La Niña e quali sono i suoi effetti sull’Africa
- Cat bond: il mercato delle obbligazioni-catastrofe batte ogni record
- La crisi climatica spiegata con le mappe. L’impatto sull’agricoltura
Voci correlate del Glossario
- Cambiamenti climatici
- Fenomeni meteorologici estremi
- Gas ad effetto serra
- Accordo di Parigi
- Derivati
- Atmosfera
- Ecosistema

