I derivati spiegati dai figli di Robinson Crusoe

Nei miei anni universitari ho imparato presto a diffidare dell’intramontabile e abusata figura di Robinson Crusoe; non perché odiassi la microeconomia, men che meno ...

Alessandro Fatigati
Alessandro Fatigati
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Nei miei anni universitari ho imparato presto a diffidare dell’intramontabile e abusata figura di Robinson Crusoe; non perché odiassi la microeconomia, men che meno per un’antipatia particolare nei confronti di Daniel Defoe. Piuttosto, ho sempre temuto le semplificazioni che precedono le grandi tesi del pensiero neoclassico, che hanno il merito di un’eleganza formale strabiliante e il difetto di saper descrivere perfettamente il comportamento di uomini onniscienti in mondi inesistenti, come quello del nostro naufrago.
Lo riscopro quindi non senza sorpresa ed entusiasmo in una rinnovata – più umana, radicale e incerta – veste nelle pagine di The End of Alchemy, imponente lavoro di Mervyn King di cui vi propongo una traduzione.

Seduto sulla sua isola deserta, Robinson Crusoe sarebbe rimasto stupito nell’apprendere dei miracoli della tecnologia moderna e dell’importanza che attribuiamo ai mercati finanziari. I suoi discendenti, tuttavia, hanno imparato la lezione a proprie spese. Gli effetti dell’esplosione di strumenti derivati nel settore finanziario sono ben descritti dalla triste storia di quello che successe a quella sfortunata isola quando fu inavvertitamente concesso al settore bancario di superare la pesca come attività principale.
In principio, la pesca con canne è stata l’unica attività economica dell’isola. Poi sono subentrate le reti, prodotte da net-makers specializzati. Per i pescatori, le reti erano un investimento e così è nato un sistema bancario per raccogliere i depositi, che sono stati poi prestati ai net-maker. La successiva vendita delle reti ha permesso ai prestiti di essere rimborsati. Tutto stava andando bene sull’isola deserta, finché un giorno un banchiere ebbe una brillante idea: invece di erogare prestiti onerosi e pagare gli interessi ai depositanti, decise che la banca avrebbe confezionato in un unico pacchetto un certo numero di prestiti concessi ai net-maker, per rivenderli come un nuovo strumento finanziario. Nacquero così i titoli net-backed (NBSs). Con la vendita degli NBSs ai risparmiatori, fu possibile per le banche finanziare ulteriori prestiti e smettere di preoccuparsi nel caso in cui i pescatori non avessero preso abbastanza pesce per comprare le reti, in modo da consentire ai net-maker di rimborsare i prestiti. Questo era un problema esclusivo delle persone che avevano comprato i titoli NBSs.
Alcuni isolani intelligenti con una propensione matematica si resero conto che sarebbe stato possibile avanzare di un altro passo ancora. Essi ‘affettarono’ i diversi NBSs per creare nuovi titoli sintetici per consentire agli investitori di scegliere in quale “qualità” di net-maker (nel linguaggio altisonante dei consulenti finanziari “tranche di rendimenti”) investire. Queste obbligazioni di debito collateralizzate (CDO) si dimostrarono subito di grande tendenza. Così alcuni pescatori intelligenti e più inclini alla matematica decisero di posare le reti e di lavorare in banca, creando titoli ancora più complessi. Alcune persone furono assunte per agire come agenzie di rating per dimostrare che i titoli non erano così rischiosi come si poteva temere.
Tutta questa attività fu piuttosto eccitante. Le persone intelligenti coinvolte nella creazione e negoziazione dei nuovi titoli sostenevano che era possibile fare scommesse sulle future catture di pesce senza impiegare molto capitale. Man mano che la negoziazione di questi strumenti andavano avanti, e il giudizio delle persone circa le dimensioni del futuro pescato cambiavano, i valori dei nuovi titoli andavano su e giù.
Con l’adozione della moderna convenzione contabile che permetteva di valutare i nuovi strumenti al ‘mark to market’ – vale a dire, la valutazione delle attività all’ultimo prezzo osservato, considerando tutte le variazioni di valore degli asset come profitti – l’ottimismo per il futuro, giustificato o meno, creò enormi profitti registrati dalla negoziazione di questi nuovi titoli. In effetti, i profitti futuri attesi erano stati capitalizzati e trasformati in profitti correnti. E proprio grazie a quei grandi profitti riportati, le persone intelligenti si sono pagate grandi bonus. Così come il salario delle persone nel settore finanziario aumentavano, i salari dei pescatori cadevano. Vi era grande preoccupazione per la crescente disuguaglianza, ma questa veniva spiegata dai risultati risultati del mercato: il trading richiedeva elevate competenze – e questo era senza dubbio vero.
Il settore finanziario crebbe in dimensioni, i redditi guadagnati da quanti in esso impiegati raggiungevano livelli mai visti prima sull’isola, mentre montava una grande ammirazione per il talento di coloro che avevano creato un tale settore vivace e in espansione. Alcuni isolani visionari suggerirono addirittura che, se solo si fosse potuto trovare un partner commerciale attraverso il mare, allora sarebbe stato ragionevole per l’isola abbandonare la pesca e dedicarsi interamente all’attività finanziaria. I pescatori ordinari si sentivano molto trascurati, seppur costretti ad ammirare la capacità dei finanzieri di creare tale attività apparentemente proficua e così di successo. Anche i leader della comunità erano invidiosi del potere che maturava il settore finanziario, così si sviluppò un rapporto stretto e non troppo sano tra la politica e la finanza stessa.
Poi un giorno tutto è crollato. L’espansione delle attività di trading aveva ridotto l’offerta di lavoro alla pesca. Alcune persone iniziarono a chiedersi se il vecchio uomo nell’albero, noto come lo Statistico Nazionale, aveva fatto bene a considerare i profitti generati da queste attività di trading – che, per un po ‘, avevano più che compensato la riduzione della produzione di pesce – come PIL . Di conseguenza, alcune persone espressero dubbi circa il valore di fondo di molti di questi nuovi titoli finanziari. Per pagare le proprie obbligazioni, alcune banche iniziarono a vendere titoli in cambio di soldi. Queste vendite portarono a una spirale al ribasso dei prezzi di questi titoli, e quindi a nuove preoccupazioni circa la solvibilità di alcune delle banche. Il mercato dei titoli chiuse e la liquidità scomparve. Le banche non avevano nulla con cui creare nuova moneta. Il panico e la domanda di liquidità salirono, ma l’offerta di liquidità era caduta. Le banche fallirono e furono prese in proprietà comune, mentre alcune delle persone intelligenti furono impiegate per districare la rete di relazioni complesse tra le varie banche in crisi.
Tutti sull’isola si sentivano delusi. Il culto di finanza aveva portato alla contrazione di un settore di successo come la pesca. Troppe persone di talento erano state risucchiate nel trading che, con il senno di poi, era poco più di un’attività a somma zero che genera poco o nessun output. Come fecero così tante persone ad essere soggiogate dal nuovo mondo della finanza?
Dopo una dolorosa autopsia, si convenne che il sistema bancario doveva tornare al suo ruolo tradizionale di raccoglitore di depositi ed erogatore di prestiti per il finanziamento di net-maker. Più persone si resero necessarie per lavorare nel settore della pesca, e per investire nella realizzazione di reti. Le persone intelligenti si resero conto che la loro reputazione poteva in futuro essere migliorata se avessero accresciuto il valore sociale della produzione, piuttosto che distolto risorse dalle tasche altrui per infilarle nelle proprie. Alcuni di loro addirittura si spostarono dal mondo della finanza verso quello dell’insegnamento. Hanno riconosciuto che avevano la responsabilità di scrivere la storia di questo episodio, e di trasmetterlo alle generazioni future, al fine di evitare il ripetersi di un disastro.